Fine vita, dal Veneto pressione sul dibattito in Friuli Venezia Giulia: Pellegrino chiama in causa Fedriga

Dopo il voto di Venezia, la consigliera regionale di Avs sollecita la maggioranza Fvg ad aprire una discussione su regole e tempi per l’accesso al suicidio assistito.

05 settembre 2026 10:35
Fine vita, dal Veneto pressione sul dibattito in Friuli Venezia Giulia: Pellegrino chiama in causa Fedriga -
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Il voto arrivato dal Veneto riporta il tema del fine vita dentro il confronto politico del Friuli Venezia Giulia. A rilanciare la questione è Serena Pellegrino, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, che chiede alla giunta Fedriga e alla maggioranza di affrontare apertamente il nodo delle procedure per l’accesso al suicidio medicalmente assistito.

Per l’esponente di Avs, quanto deciso dal Consiglio regionale veneto non può essere archiviato come un fatto esterno. Al contrario, viene indicato come un passaggio politico destinato a pesare anche a Trieste, perché dimostrerebbe la possibilità di intervenire a livello regionale su tempi e modalità applicative nei casi già delineati dalla giurisprudenza costituzionale.

Il confronto si sposta da Venezia a Trieste

Nella lettura di Pellegrino, il punto centrale è il contrasto tra due scelte politiche diverse dentro aree amministrate dal Centrodestra. Da una parte il Veneto, che ha approvato una norma sul tema; dall’altra il Friuli Venezia Giulia, dove secondo la consigliera manca ancora la disponibilità ad aprire un confronto concreto.

La consigliera definisce il passaggio veneto una vittoria sul piano civile e sostiene che, davanti a persone colpite da patologie irreversibili e da sofferenze ritenute insostenibili, le istituzioni debbano assumersi la responsabilità di dare risposte precise, senza rinvii.

Le critiche alla linea della maggioranza regionale

Nel suo intervento, Pellegrino contesta direttamente la posizione del presidente Massimiliano Fedriga e della sua coalizione, parlando di una chiusura politica su una materia che tocca salute, dignità e autodeterminazione. A suo giudizio, in Friuli Venezia Giulia il tema verrebbe bloccato da obiezioni preventive sulla competenza normativa regionale e da una scelta di merito che evita la discussione.

Secondo la consigliera, proprio il precedente veneto indebolirebbe questa impostazione. Se una Regione guidata dal Centrodestra ha deciso di fissare regole e tempi, osserva, allora anche il Friuli Venezia Giulia non può sottrarsi al confronto limitandosi a respingere l’argomento sul piano politico.

Il richiamo a una ferita che il Friuli Venezia Giulia conosce bene

Pellegrino richiama anche il caso di Eluana Englaro, una vicenda che ha segnato profondamente il dibattito pubblico nazionale e che il Friuli Venezia Giulia ha vissuto da vicino. Per questo motivo, aggiunge, nella regione il fine vita non può essere trattato come una questione astratta o lontana dalla comunità.

Nella sua presa di posizione, la consigliera giudica inoltre non accettabile che non si arrivi nemmeno a discutere una proposta di legge sostenuta da migliaia di firmatari. Il punto, insiste, non è trasformare il tema in una contrapposizione ideologica, ma misurarsi con una domanda reale che riguarda cittadini e famiglie.

La richiesta: procedure definite e tempi certi

La proposta avanzata da Pellegrino è chiara: anche in Friuli Venezia Giulia servono passaggi regolati e scadenze definite per i casi previsti, così da evitare incertezze a chi chiede di poter accedere al suicidio medicalmente assistito nelle condizioni stabilite. Nella sua impostazione, il diritto all’autodeterminazione non dovrebbe dipendere da valutazioni politiche mutevoli.

Il confronto, quindi, resta aperto dentro il Consiglio regionale e si carica ora del precedente veneto. Per Prima Friuli, il punto politico è tutto qui: capire se Trieste sceglierà di restare ferma sulla linea attuale oppure se il dibattito regionale entrerà finalmente nel merito di una norma che definisca tempi e procedure.

Per ora la presa di posizione di Pellegrino rimette il tema al centro dell’agenda politica friulana, chiamando la maggioranza a una risposta che non sia soltanto di principio ma anche di impostazione legislativa e amministrativa.

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