Sanità di prossimità, Asugi accelera: in funzione 7 Case della comunità tra Isontino e Trieste

Nei primi mesi del 2026 sfiorati 12 mila interventi sul territorio. Quasi 5 mila prese in carico nelle Cure primarie, con la gran parte dei casi chiusa senza altri invii.

09 luglio 2026 02:36
Sanità di prossimità, Asugi accelera: in funzione 7 Case della comunità tra Isontino e Trieste -
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La rete sanitaria territoriale nell’area giuliano-isontina entra in una fase più concreta. Asugi ha fatto il punto sull’avvio delle Case della comunità già operative tra Trieste e l’Isontino, indicando nei primi mesi del 2026 un’attività che si avvicina a 12 mila interventi complessivi e un ruolo sempre più marcato delle Cure primarie nella gestione dei bisogni di salute.

Per il Friuli Venezia Giulia si tratta di un passaggio significativo nella riorganizzazione dell’assistenza fuori dagli ospedali, con l’obiettivo di offrire risposte più vicine ai cittadini e di ridurre il ricorso al Pronto soccorso quando non necessario. Il piano messo in campo da Asugi si inserisce nel quadro previsto dal Dm 77/2022 ed è sostenuto da investimenti complessivi pari a 84 milioni di euro tra fondi Pnrr e risorse regionali.

Le sedi già attive tra Goriziano e area giuliana

I presidi avviati sono sette. Nell’area isontina risultano attive le Case della comunità di Gorizia, Cormons, Monfalcone e Grado. Sul versante giuliano, invece, la rete comprende Trieste all’Ospedale Maggiore, Trieste in via Sai e Muggia.

Gli interventi realizzati hanno riguardato sia l’adeguamento di strutture già esistenti sia nuove sedi, con l’idea di costruire una presenza capillare sul territorio e non concentrata soltanto nei grandi poli ospedalieri.

I dati dell’attività nei primi mesi del 2026

I numeri diffusi da Asugi mostrano una partenza intensa. Il Punto unico di accesso della struttura hub dell’Ospedale Maggiore ha seguito 489 casi. L’ambulatorio infermieristico ha preso in carico 1.078 utenti, mentre l’ambulatorio di Cure primarie ha gestito 4.938 situazioni.

Il dato più evidenziato riguarda proprio quest’ultimo servizio: il 95% dei casi affrontati dalle Cure primarie è stato definito senza coinvolgere ulteriori servizi sanitari. Un indicatore che, nelle intenzioni dell’azienda sanitaria, misura la capacità della rete territoriale di assorbire una quota importante della domanda assistenziale.

Nel complesso, gli interventi registrati nelle Case della comunità sono stati 11.888. Di questi, 8.954 fanno riferimento all’area giuliana e 2.034 all’area isontina.

Asugi, attivate 7 Case della comunità tra Trieste e Gorizia: 11.888 interventi nel 2026
Asugi, attivate 7 Case della comunità tra Trieste e Gorizia: 11.888 interventi nel 2026

Il nodo degli accessi al Pronto soccorso

Alla presentazione dei dati è intervenuto anche l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, che ha indicato in questo modello uno strumento utile per alleggerire la pressione sui Pronto soccorso e rendere più appropriato il percorso di cura in base ai reali bisogni delle persone.

Secondo Riccardi, il valore della nuova organizzazione sta nella possibilità di dare una risposta sanitaria più vicina e più ordinata, anche sul fronte dell’assistenza domiciliare. Tra i prossimi passaggi è stata richiamata inoltre la necessità di spiegare meglio ai cittadini come funziona la rete territoriale e quali servizi possono trovare nelle Case della comunità.

Una rete che guarda anche alla fragilità sociale

Nel percorso illustrato da Asugi trova spazio anche l’integrazione con i servizi sociali e con i Comuni, un aspetto considerato centrale soprattutto in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento dei bisogni complessi. La presa in carico delle persone fragili resta infatti uno dei punti più delicati della riforma territoriale.

Il quadro presentato tra Trieste e Gorizia consegna quindi una rete già operativa e con numeri consistenti nei primi mesi del 2026. La sfida, ora, sarà consolidare questi presidi e renderli sempre più riconoscibili per i cittadini del territorio, così da trasformare la sanità di prossimità in un riferimento stabile nella vita quotidiana.

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