San Daniele, l’ambulatorio Orchidea cerca spazio stabile nella sanità del Friuli Venezia Giulia
Dal presidio Sant’Antonio arriva una richiesta politica precisa: rendere strutturale il servizio odontoiatrico per pazienti fragili, oggi sostenuto anche dalle donazioni.
Da San Daniele arriva un tema che riguarda da vicino molte famiglie friulane: dare continuità a un servizio odontoiatrico pensato per persone con disabilità severe e pazienti con quadri clinici complessi, spesso difficili da seguire nei percorsi ordinari.
Al presidio ospedaliero Sant’Antonio, durante un momento pubblico dedicato ai benefattori che hanno sostenuto l’ambulatorio, il consigliere regionale Francesco Martines ha rilanciato la necessità di trasformare il Progetto Orchidea in una presenza stabile dentro la programmazione sanitaria regionale.
Il servizio, guidato da Mario di Pietro, è dedicato a cure dentistiche e percorsi terapeutici per utenti fragili, con bisogni assistenziali che richiedono competenze e organizzazione specifiche. Proprio per questo, secondo Martines, il valore del progetto non si esaurisce nell’attività clinica ma coinvolge anche il sostegno concreto ai nuclei familiari.
Un presidio che supera le duemila prestazioni
Il dato che emerge da San Daniele è significativo: il Progetto Orchidea è attivo da 26 anni e supera quota 2mila prestazioni ogni anno. Numeri che, letti nel contesto del Friuli, fotografano un’esperienza ormai consolidata e non un intervento sperimentale occasionale.
Per il territorio si tratta di un punto di riferimento costruito nel tempo, capace di unire assistenza specialistica e attenzione verso situazioni di particolare fragilità. È anche questo l’elemento su cui si concentra la richiesta di renderlo strutturale, così da non lasciarne il futuro legato soltanto a contributi esterni o a scelte episodiche.
La richiesta politica alla Regione
Martines ha indicato due fronti su cui intervenire. Il primo riguarda il riconoscimento del progetto come esperienza da valorizzare anche sul piano formativo, una sorta di laboratorio-scuola da cui far crescere competenze e modelli organizzativi. Il secondo riguarda invece le risorse: serve, ha sottolineato, un finanziamento continuativo e adeguato.
Nelle intenzioni espresse dal consigliere regionale, l’esperienza maturata a San Daniele potrebbe diventare un riferimento per la rete ospedaliera del Friuli Venezia Giulia. L’idea è quella di non considerarla un caso isolato, ma un modello da consolidare e, se possibile, estendere.
Prestazioni aggiuntive e prossima Stabilità
Nel dibattito è tornato anche il tema dell’odontoiatria pubblica regionale. Martines ha ricordato che nell’Assestamento estivo approvato dal Consiglio regionale nel luglio 2026 è stato accolto un ordine del giorno che impegna la Giunta a valutare un ampliamento delle prestazioni.
Tra le ipotesi richiamate ci sono la protesi dentale fissa e gli impianti osteointegrati tra i servizi aggiuntivi regionali, quindi al di fuori dei Lea. Un passaggio che avrebbe un peso diretto soprattutto per le famiglie chiamate a sostenere costi spesso elevati.
Il passaggio decisivo, in questa prospettiva, potrebbe arrivare con la prossima legge di Stabilità regionale, dove l’auspicio è trovare stanziamenti mirati per rafforzare questo ambito assistenziale e rendere più accessibili interventi oggi particolarmente onerosi.
Il ruolo delle donazioni a San Daniele
Nel frattempo, il presidio del Sant’Antonio continua a contare anche sull’apporto del territorio. Le risorse raccolte attraverso le donazioni serviranno a migliorare la dotazione tecnologica dell’ambulatorio, con ricadute sulla qualità delle cure offerte ai pazienti.
È un segnale che conferma il legame tra il servizio e la comunità locale: accanto all’attività sanitaria, resta infatti centrale il contributo del mondo associativo e dei sostenitori che in questi anni hanno accompagnato la crescita del Progetto Orchidea a San Daniele.
Per il Friuli, la partita che si apre ora è quella del riconoscimento stabile di un’esperienza che da oltre un quarto di secolo risponde a bisogni molto specifici e spesso difficili da intercettare altrove.