San Daniele, il pronto soccorso riapre con spazi nuovi: Celotti chiede più servizi per l’ospedale
Per la consigliera regionale il restyling del reparto è un passo utile, ma il presidio del Friuli collinare va rafforzato nelle funzioni.
Spazi rinnovati, ma il confronto politico si sposta subito su ciò che manca ancora. A San Daniele del Friuli l’inaugurazione del pronto soccorso riqualificato ha riacceso il tema del futuro dell’ospedale, con la consigliera regionale Manuela Celotti che invita a non fermarsi all’intervento edilizio.
La posizione espressa l’8 ottobre 2026 è netta: per il presidio sandanielese il rinnovamento dei locali ha valore, ma rischia di restare incompleto se non viene accompagnato da un ampliamento concreto delle attività sanitarie e da un consolidamento del suo ruolo nella rete regionale.
Un presidio che pesa per il territorio
Nel ragionamento della consigliera del Pd, l’ospedale di San Daniele continua ad avere una funzione decisiva per una parte ampia del Friuli. A sostegno di questa lettura vengono richiamati anche i numeri del pronto soccorso: nel 2025 gli accessi sono stati 31.655, dato che secondo Celotti conferma quanto il servizio sia utilizzato e quanto resti strategico per l’area.
La riqualificazione, ha ricordato, era attesa da tempo. Il progetto risale infatti al 2011 ed era stato più volte sollecitato anche dai sindaci del territorio, segno di una richiesta che negli anni non si è mai spenta.
Il timore di un ospedale meno forte
Il punto sollevato da Celotti riguarda soprattutto la possibile perdita di funzioni negli ospedali di base. La consigliera richiama il rischio che la progressiva concentrazione delle competenze chirurgiche nei centri hub finisca per indebolire strutture come San Daniele, con ricadute anche sulla capacità del pronto soccorso di dare risposte efficaci.
Nel suo intervento non c’è una contestazione del ruolo dell’alta specializzazione, che viene considerata necessaria all’interno del sistema sanitario regionale. La critica riguarda piuttosto un equilibrio che, se spostato troppo verso l’accentramento, potrebbe lasciare i presidi territoriali con meno strumenti, meno professionalità e meno autonomia operativa.
La richiesta alla Regione
Secondo Celotti, la linea da seguire dovrebbe essere opposta a quella del ridimensionamento. La richiesta politica avanzata dal Pd alla Giunta regionale, ribadita anche in questa occasione, è quella di fermare processi ritenuti penalizzanti per gli ospedali di base e di investire invece sul loro rafforzamento.
In questa cornice San Daniele viene indicato come una struttura da sostenere, non come un presidio da alleggerire. Per la consigliera, mantenere solide le chirurgie generali negli ospedali del territorio significa difendere anche l’efficacia dell’emergenza-urgenza, che non può poggiare soltanto sui grandi poli.
Il quadro friulano della sanità
L’intervento si allarga poi al sistema sanitario del Friuli Venezia Giulia. Celotti osserva che la rete ospedaliera regionale, per funzionare davvero, ha bisogno di strutture territoriali pienamente operative e non solo di hub sempre più centralizzati.
Nel suo ragionamento pesa anche un altro elemento: il rapporto tra ospedali e popolazione in regione viene indicato come già più basso rispetto alla media nazionale. Per questo, sostiene, la discussione non dovrebbe concentrarsi su ulteriori tagli o arretramenti, ma su come garantire ai presidi esistenti un ruolo coerente con i bisogni delle comunità.
Nel giorno dell’inaugurazione, Celotti ha voluto inoltre ringraziare il personale sanitario per il lavoro quotidiano e ricordare il contributo del Terzo settore, citando la recente donazione di un’ambulanza pediatrica da parte dell’associazione Due Pistoni. Un segnale, anche questo, di quanto l’ospedale di San Daniele resti un punto di riferimento sentito da tutto il territorio.