Saghe e volontariato, dal Friuli parte la richiesta: regole fiscali su misura per le Pro Loco

Il Consiglio regionale chiede a Roma una cornice dedicata agli eventi temporanei del Terzo Settore: l’avanzo, viene ribadito, non va letto come utile d’impresa.

15 settembre 2026 20:57
Saghe e volontariato, dal Friuli parte la richiesta: regole fiscali su misura per le Pro Loco -
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Dietro molte feste di paese del Friuli ci sono cucine allestite dai volontari, serate organizzate dalle associazioni e risorse che, a fine evento, tornano sul territorio. È da questo punto che in Consiglio regionale si è riaperta la discussione sul trattamento fiscale delle Pro Loco e delle realtà del Terzo Settore impegnate nelle manifestazioni temporanee.

Al centro del confronto c’è la mozione 194, approvata con l’obiettivo di sollecitare il Governo a definire norme più nette per questo tipo di iniziative. La questione riguarda soprattutto la distinzione tra attività pensate per autofinanziarsi e attività economiche in senso stretto.

Il nodo: come leggere l’avanzo delle manifestazioni

Nel dibattito emerso in Aula, uno dei passaggi più rilevanti riguarda proprio l’eventuale saldo positivo lasciato da sagre e appuntamenti locali. La linea sostenuta è che quelle somme non possano essere considerate profitto come accadrebbe per un’impresa, dal momento che vengono di norma reimpiegate per sedi associative, attrezzature e nuove iniziative aperte alla comunità.

Per una regione come il Friuli Venezia Giulia, dove il calendario delle feste paesane resta molto fitto anche nei centri più piccoli, il tema non è secondario. Pro Loco e volontariato rappresentano infatti una parte concreta dell’organizzazione della vita locale, spesso in collaborazione con i Comuni.

La posizione espressa da Fratelli d’Italia

Ad annunciare il voto favorevole del gruppo è stata la consigliera regionale Orsola Costanza di Fratelli d'Italia. Nel suo intervento ha richiamato la necessità di evitare che iniziative costruite sul lavoro volontario vengano trattate allo stesso modo delle normali attività imprenditoriali.

La consigliera ha anche precisato che la richiesta non punta a ridurre i controlli. Il riferimento, semmai, è alla necessità di mantenere trasparenza e rendicontazione senza applicare in modo indistinto meccanismi fiscali pensati per realtà commerciali ordinarie.

La richiesta al Governo e il quadro regionale

La mozione approvata in Consiglio regionale chiede quindi all’esecutivo nazionale una disciplina specifica per le manifestazioni temporanee promosse dal Terzo Settore. L’indirizzo è quello di estendere anche sul piano tributario il criterio di proporzionalità e semplificazione già richiamato nel percorso legato alla proposta di legge nazionale 5 sulle manifestazioni locali.

Il tema si inserisce inoltre in una fase in cui la Regione ha già acceso l’attenzione sul comparto con il bando dedicato alle sagre storiche, rivolto a Comuni e Pro Loco. Un segnale che conferma quanto questi appuntamenti siano considerati parte del tessuto sociale, oltre che della tradizione locale.

Perché la questione riguarda molti paesi friulani

Nel ragionamento portato in Aula, la differenza da riconoscere è quella tra un’attività commerciale continuativa e un evento temporaneo organizzato da associazioni che operano per il territorio. Il lavoro di chi prepara, serve e accoglie durante una sagra, è stato osservato, nasce da un impegno volontario e non da una logica di distribuzione degli utili.

Per le realtà locali friulane la posta in gioco è evitare incertezze interpretative che possano complicare l’organizzazione degli eventi. La richiesta arrivata dal Consiglio regionale va proprio in questa direzione: riconoscere la specificità delle Pro Loco e chiarire che l’avanzo economico prodotto da queste iniziative, se reinvestito nell’attività associativa, va considerato autofinanziamento e non guadagno d’impresa.

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