Roghi nei boschi friulani, Pellegrino rilancia: "Caccia da fermare attorno alle zone colpite"
La consigliera regionale di Avs collega gli incendi alla fragilità del territorio e chiede più tutele per fauna, suolo e aree forestali del Friuli Venezia Giulia.
La stagione degli incendi riporta in primo piano non solo l’emergenza del momento, ma anche ciò che resta dopo il passaggio delle fiamme. In Friuli Venezia Giulia la consigliera regionale Serena Pellegrino, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra e vicepresidente della commissione Ambiente, interviene chiedendo uno stop immediato all’attività venatoria nelle aree vicine a quelle bruciate.
La presa di posizione, diffusa il 1 agosto, mette al centro la condizione della fauna selvatica, costretta ad abbandonare habitat compromessi dal fuoco e già messa sotto pressione da caldo e siccità. Secondo Pellegrino, in questa fase aggiungere anche la presenza della caccia significherebbe aggravare un equilibrio già spezzato.
Fauna in fuga e aree da alleggerire da ulteriori pressioni
Il punto più immediato della richiesta riguarda proprio le zone confinanti con i terreni interessati dai roghi. L’obiettivo indicato dalla consigliera è lasciare agli animali un margine di sopravvivenza e ridurre il disturbo in una fase in cui gli ecosistemi risultano particolarmente vulnerabili.
Per Pellegrino il danno non si limita agli animali colpiti direttamente dagli incendi. Il problema, osserva, riguarda anche quelli che scappano, perdono punti di rifugio e fonti di alimentazione e si ritrovano in un contesto reso ancora più difficile dalle condizioni climatiche delle ultime settimane.
Le conseguenze sul territorio friulano oltre l’emergenza
Nella lettura proposta dalla vicepresidente della commissione Ambiente, i roghi boschivi non vanno considerati come un episodio stagionale da archiviare con la fine dell’estate. Il fuoco, sostiene, lascia una ferita profonda al patrimonio naturale e apre effetti che possono durare a lungo.
Tra gli aspetti richiamati ci sono la perdita di biodiversità e il peggioramento delle condizioni del suolo. Quando la copertura vegetale viene meno, il terreno resta più esposto, si impoverisce e reagisce peggio anche alle piogge successive, con ripercussioni che toccano direttamente la tenuta del territorio.
Da qui il richiamo ai rischi di erosione, frane e desertificazione. Secondo Pellegrino, l’impatto degli incendi riguarda quindi non soltanto i boschi, ma anche la sicurezza complessiva delle aree interessate, comprese quelle che vivono a ridosso delle zone forestali.
Prevenzione e sanzioni: le richieste alla politica regionale
Accanto allo stop alla caccia, la consigliera insiste sulla necessità di agire prima che i roghi si sviluppino. A suo giudizio non basta concentrare gli sforzi quando il fuoco è già divampato: serve invece un lavoro continuo di prevenzione attiva e di custodia forestale.
Nel suo intervento c’è anche un passaggio dedicato alle responsabilità di chi provoca gli incendi. Pellegrino chiede un inasprimento delle pene per gli autori dei roghi, sottolineando che a essere colpiti non sono solo gli ecosistemi, ma anche la salute pubblica, la sicurezza e l’incolumità delle persone.
Un altro elemento evidenziato riguarda il danno climatico prodotto dalla combustione delle masse forestali, con il rilascio in atmosfera di CO2 e particolato. Un effetto che, nella sua analisi, contribuisce ad aumentare l’aridità dei territori e a creare nuove condizioni favorevoli al ripetersi degli incendi.
La richiesta avanzata in queste ore riapre così in Friuli Venezia Giulia un confronto su due fronti strettamente collegati: la protezione immediata della fauna nelle aree segnate dal fuoco e la necessità di rafforzare una politica di prevenzione capace di limitare i danni prima della prossima emergenza.