Province, la riforma entra nel vivo: in Commissione passa il cuore del disegno di legge

Via libera agli articoli che impostano il nuovo assetto degli enti locali in Friuli Venezia Giulia. Restano aperte le questioni su montagna, personale e Comunità.

18 giugno 2026 01:33
Province, la riforma entra nel vivo: in Commissione passa il cuore del disegno di legge -
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Il riassetto istituzionale del Friuli Venezia Giulia compie un passaggio politico rilevante. Nella seduta del 17 giugno 2026 la V Commissione del Consiglio regionale ha approvato a maggioranza la parte più sostanziosa del disegno di legge 86, quella che imposta i rapporti tra Regione ed enti locali e rimette in campo le Province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine.

Non è ancora l'ultimo atto, ma è il segmento che dà forma all'architettura della riforma. Proprio per questo il confronto si è concentrato non solo sull'impianto generale, ma anche sulle ricadute concrete per i territori del Friuli Venezia Giulia: rappresentanza, organizzazione degli uffici, distribuzione delle funzioni e peso delle aree più fragili.

La seduta, presieduta da Diego Bernardis, ha riguardato gli articoli dal 5 al 24 del provvedimento. Il voto favorevole della maggioranza consente alla riforma di avanzare, ma non scioglie le obiezioni sollevate dai gruppi di opposizione, che hanno insistito su più punti considerati ancora poco definiti.

Riforma delle Province in Fvg: ok in Commissione agli articoli 5-24
Riforma delle Province in Fvg: ok in Commissione agli articoli 5-24

Il tema più politico: come si incastrano Province e Comunità

Uno dei fronti più discussi ha riguardato il posto delle Comunità di Comuni nel nuovo quadro. Manuela Celotti, del Partito democratico, ha contestato il fatto che nel testo non emerga con sufficiente chiarezza il ruolo delle Comunità, comprese quelle montane, collinari e volontarie.

Secondo la consigliera, una riforma che ridisegna l'ordinamento locale dovrebbe descrivere meglio gli organismi già esistenti e spiegare in modo più preciso come si divideranno compiti e relazioni tra i diversi livelli amministrativi. Nella sua lettura, restano aree di possibile sovrapposizione tra Comunità e future Province.

L'assessore regionale Pierpaolo Roberti ha ribadito invece che le Comunità continueranno a operare e a ricevere sostegno dalla Regione, ma senza essere collocate sullo stesso piano istituzionale di Comuni, Province e amministrazione regionale.

Montagna e confini: il nodo che pesa su più territori friulani

Per una regione come il Friuli Venezia Giulia, dove le differenze territoriali incidono molto sull'organizzazione dei servizi, il capitolo dei confini provinciali resta tra i più sensibili. Il disegno di legge ripropone infatti le quattro Province storiche, riprendendone la delimitazione.

Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, ha riconosciuto la comprensibilità politica della scelta, ma ne ha messo in dubbio l'efficacia dal punto di vista della riforma complessiva. A suo giudizio, le aree montane rischiano di restare spezzate tra enti differenti senza una risposta adeguata alle loro esigenze specifiche.

Riforma delle Province in Fvg: ok in Commissione agli articoli 5-24
Riforma delle Province in Fvg: ok in Commissione agli articoli 5-24

Sulla rappresentanza della montagna è intervenuta ancora Celotti, chiedendo un approfondimento più ampio anche alla luce delle difficoltà che segnano le aree interne, tra calo demografico e necessità di rilancio. Serena Pellegrino di Avs ha spinto il ragionamento oltre, sostenendo la necessità di valutare una diversa perimetrazione e persino l'ipotesi di una Provincia aggiuntiva rispetto alle quattro previste.

Uffici, dipendenti e organizzazione: la prova concreta della riforma

Accanto al confronto politico, la Commissione ha affrontato un aspetto molto pratico: quello del personale. Moretuzzo e Pellegrino hanno chiesto chiarimenti sugli effetti del passaggio da una gestione oggi regionale a una struttura distribuita tra quattro enti provinciali.

Il punto, è stato osservato, non riguarda solo un trasferimento formale. Entrano in gioco carichi di lavoro, procedure amministrative, responsabilità e capacità organizzativa dei nuovi enti. Roberti ha spiegato che ciascuna Provincia dovrà dotarsi di un proprio ufficio del personale, pur potendo contare sull'appoggio tecnico della Regione, che già ora assicura servizi analoghi a molti enti locali.

Nel dibattito Celotti ha richiamato anche un altro versante, auspicando che la riorganizzazione possa diventare un'occasione per affrontare il tema del welfare dei dipendenti del comparto unico.

Consiglio provinciale, resta il confronto sulla governance

Tra gli articoli esaminati è emersa anche la questione della struttura interna delle future Province. In particolare si è discusso dell'articolo 20, che riguarda composizione e funzionamento del Consiglio provinciale.

Celotti ha osservato che restano da definire meglio finalità e ruolo effettivo dei nuovi enti, soprattutto nel rapporto con i Comuni. Marco Putto, del Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, ha chiesto poi un chiarimento sulla figura del presidente del Consiglio provinciale. Roberti ha confermato che la sua presenza non sarebbe automatica, ma rimessa allo statuto del singolo ente.

Serena Pellegrino ha annunciato un emendamento per rendere questa figura obbligatoria in tutte le Province, ritenendola necessaria soprattutto nelle realtà più complesse. Francesco Martines del Pd ne ha sottolineato l'utilità sotto il profilo organizzativo e del coordinamento dei lavori consiliari.

Riforma delle Province in Fvg: ok in Commissione agli articoli 5-24
Riforma delle Province in Fvg: ok in Commissione agli articoli 5-24

Il voto della V Commissione, dunque, segna un avanzamento importante ma non chiude la partita. Per Prima Friuli il dato politico più chiaro è che la riforma delle Province entra ora in una fase più concreta, nella quale i dettagli su funzioni, territori e rappresentanza potranno incidere direttamente sull'equilibrio dei servizi locali in tutta la regione.

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