Province in Friuli Venezia Giulia, per Avs il ritorno pesa poco sui conti regionali
In Commissione regionale il confronto sul ddl 86. Serena Pellegrino critica il modello Edr e rilancia un nuovo assetto per i servizi di area vasta.
Nel dibattito regionale sulle Province, la questione economica torna al centro con numeri che, secondo Alleanza Verdi e Sinistra, ridimensionano uno degli argomenti più usati contro il ritorno degli enti di area vasta. A intervenire è stata la consigliera Serena Pellegrino, durante il passaggio del disegno di legge 86 in V Commissione.
La posizione espressa punta a contestare l’assetto costruito negli ultimi anni attorno agli Enti di decentramento regionale, ritenuti da Pellegrino insufficienti sul piano della rappresentanza e poco efficaci nel rapporto con i territori. Il tema, per Prima Friuli, interessa da vicino anche le comunità locali, perché riguarda funzioni concrete come scuole, strade e pianificazione.
Quanto inciderebbe il ripristino
Secondo la consigliera di Avs, la reintroduzione delle Province comporterebbe una spesa superiore di circa l’1% rispetto a quella oggi necessaria per sostenere gli Edr. Rapportando il dato all’intero bilancio del Friuli Venezia Giulia, l’incremento sarebbe pari appena allo 0,02%.
È su questo punto che Pellegrino insiste maggiormente: nella sua lettura, si tratterebbe di un impatto minimo, tale da rendere meno convincente l’obiezione fondata sui costi. Un aspetto che, anche nel confronto nazionale, viene spesso richiamato quando si parla di superare l’impianto nato con la legge Delrio.
Critiche agli Enti di decentramento regionale
La consigliera sostiene che il modello degli Edr abbia finito per svuotare la dimensione politica dell’ente intermedio, trasformandolo in una struttura con un profilo soprattutto tecnico. Da qui la richiesta di riaprire il cantiere istituzionale e di restituire alle aree vaste un livello di governo con competenze più nette.
Nel suo intervento, Pellegrino ha anche richiamato il quadro istituzionale più ampio, ricordando come sul tema siano arrivate indicazioni dal Parlamento e dalla Corte Costituzionale. Il riferimento è alla necessità, evidenziata da più parti, di rivedere l’attuale sistema e di affrontare in modo organico il nodo della rappresentanza locale.
Quali competenze tornerebbero ai territori
La proposta illustrata non viene presentata come un semplice ritorno al passato, ma come una redistribuzione delle funzioni tra Regione ed enti locali. L’idea è alleggerire l’amministrazione regionale dalle attività più minute, rafforzandone il ruolo di indirizzo e programmazione.
Alle future Province potrebbero essere assegnati ambiti ritenuti centrali per la vita dei territori: viabilità, mobilità, edilizia scolastica, pianificazione sovracomunale e governo del territorio. Nel ragionamento di Avs rientrano anche cultura, rifiuti, politiche sociali e tutela delle lingue minoritarie, temi particolarmente sensibili anche in Friuli.
Il confronto resta aperto in Consiglio regionale
Le dichiarazioni arrivano mentre in V Commissione continua l’esame del ddl 86, uno dei passaggi più rilevanti del confronto istituzionale in corso in Friuli Venezia Giulia. La discussione non riguarda soltanto l’architettura degli enti, ma anche il modo in cui vengono organizzati servizi e competenze sui diversi territori della regione.
Per questo il tema va oltre il perimetro tecnico della riforma. Dalla gestione delle scuole alla manutenzione della rete viaria, fino al coordinamento delle politiche territoriali, la scelta su Province ed Edr avrà ricadute dirette sulle comunità friulane e sul rapporto tra amministrazione regionale e autonomie locali.