Prevenzione al femminile in Friuli Venezia Giulia: buoni numeri per lo screening, restano i nodi su ecografie e visite
Honsell richiama l’attenzione sulle difficoltà di accesso alle prestazioni ordinarie, soprattutto per controlli senologici fuori dai percorsi di screening.
Nel sistema della prevenzione senologica regionale emergono due facce della stessa realtà: da una parte un’adesione molto alta ai programmi pubblici, dall’altra le difficoltà segnalate da chi cerca esami e controlli al di fuori dello screening organizzato.
Il tema è stato rilanciato da Furio Honsell, consigliere regionale di Open Sinistra Fvg, dopo la diffusione dei dati del report Passi sulla copertura dello screening mammografico in Friuli Venezia Giulia. Numeri che, secondo il consigliere, confermano la solidità della rete pubblica quando il percorso viene attivato in modo strutturato.
La quota di partecipazione oltre il 90% tra le donne dai 45 ai 69 anni viene indicata come un risultato rilevante per la sanità del territorio. Un dato che fotografa un’adesione ampia e un’organizzazione capace di intercettare la popolazione interessata dai programmi di prevenzione.
Il divario tra screening e prestazioni ordinarie
Proprio da questo quadro positivo, però, Honsell fa partire una critica sul versante dell’assistenza ordinaria. Secondo quanto evidenziato nella nota, il problema riguarda soprattutto la diagnostica individuale e ambulatoriale, in particolare le ecografie mammarie e i controlli periodici prescritti al di fuori delle chiamate automatiche dello screening.
Nel mirino ci sono le difficoltà incontrate da donne più giovani o da pazienti con patologie benigne, come i fibroadenomi, per le quali vengono spesso consigliati monitoraggi regolari. In questi casi, osserva il consigliere, l’accesso alle prenotazioni attraverso il Cup diventerebbe complicato, con agende non disponibili e tempi che finiscono per allungarsi.
La conseguenza, sempre secondo Honsell, è un percorso che per molte cittadine si traduce in tentativi ripetuti e nella necessità di rifare anche l’impegnativa, una volta scaduta, ricominciando da capo l’iter con il medico di medicina generale.
La richiesta alla Regione
Il consigliere regionale parla di una prevenzione che rischia di procedere su binari diversi: efficiente quando si tratta dei programmi organizzati, molto più fragile invece per chi ha bisogno di accertamenti clinici ordinari. Un’impostazione che, nella sua lettura, finirebbe per lasciare scoperta una parte importante della domanda sanitaria.
Da qui la richiesta rivolta alla Giunta regionale e all’assessore alla Salute Riccardo Riccardi di rafforzare l’offerta legata alla diagnostica ecografica. L’obiettivo indicato è rendere più accessibili i controlli e garantire continuità nella diagnosi precoce anche fuori dalle fasce coperte dallo screening pubblico.
Il punto, per il Friuli Venezia Giulia, resta quindi quello di trasformare il buon risultato della prevenzione organizzata in una risposta più uniforme lungo tutto il percorso assistenziale, così da evitare che la tempestività degli accertamenti dipenda dall’età o dalla possibilità di rivolgersi al privato.