Portatrici Carniche chiamate “del Carso” in tv: dal Friuli la correzione arriva subito

Durante un servizio sull’Adunata degli Alpini a Genova, la definizione usata al TG5 ha provocato proteste online: per il Friuli non è una svista qualsiasi.

10 maggio 2026 23:55
Portatrici Carniche chiamate “del Carso” in tv: dal Friuli la correzione arriva subito -
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In Friuli la correzione è partita nel giro di pochi minuti. Al centro delle proteste comparse online nella serata di domenica 10 maggio 2026 c’è un passaggio andato in onda durante un servizio televisivo dedicato alla sfilata finale dell’Adunata nazionale degli Alpini di Genova: le Portatrici Carniche sarebbero state indicate come “portatrici del Carso”.

Per chi conosce la storia della montagna friulana, quel riferimento non è stato letto come un dettaglio secondario. Il nome corretto richiama infatti una vicenda ben precisa, legata alla Carnia e alle donne che durante la Prima guerra mondiale sostennero le truppe sul fronte alpino portando materiali e rifornimenti lungo percorsi durissimi.

La clip del servizio, già rilanciata e commentata sui social, ha alimentato una reazione immediata da parte di utenti friulani. Il punto contestato non riguarda la cronaca dell’evento genovese, ma l’uso di una definizione ritenuta sbagliata sul piano storico e geografico.

Perché il nome conta davvero

Tra Carnia e Carso non c’è soltanto una differenza di toponomastica. Si tratta di due aree diverse, entrambe centrali nella memoria della Grande Guerra, ma non sovrapponibili. Le donne ricordate dalla tradizione alpina friulana sono le Portatrici Carniche, figure legate alle vallate della Carnia e al fronte carnico.

Quelle donne affrontavano salite, freddo e pericoli con gerle cariche di viveri, medicinali, munizioni e altri materiali destinati ai soldati italiani. Provenivano da paesi della montagna friulana e il loro contributo viene ancora oggi considerato una parte essenziale della memoria civile del territorio.

Per questo, in una regione dove la storia alpina resta profondamente radicata, sostituire “Carniche” con “del Carso” viene percepito come uno spostamento improprio di identità, luoghi e significato. Non una sfumatura lessicale, ma un errore che tocca una memoria precisa.

Una presenza simbolica dentro l’Adunata

La 97esima Adunata nazionale degli Alpini si è chiusa a Genova con la sfilata conclusiva, accompagnata anche dal maltempo. Nella manifestazione, che ha portato in città un forte afflusso di persone secondo quanto comunicato dalle istituzioni locali, la presenza delle Portatrici Carniche aveva un valore che andava oltre il semplice omaggio formale.

La loro partecipazione richiama infatti il ruolo femminile nel conflitto, spesso rimasto più in ombra rispetto ad altri capitoli della narrazione pubblica della guerra. Proprio per questo il nome con cui vengono presentate assume un peso particolare, soprattutto in un contesto come quello alpino, costruito sulla memoria delle comunità e dei reparti.

Un ulteriore elemento rafforza la contestazione arrivata dal Friuli: nel programma ufficiale dell’Adunata la denominazione riportata è quella corretta, cioè Portatrici Carniche. Un’indicazione chiara, che per molti utenti rende ancora più evidente la svista pronunciata nel servizio televisivo.

Il volto simbolo è quello di Maria Plozner Mentil

Quando in Friuli si parla di Portatrici Carniche, il riferimento più immediato è a Maria Plozner Mentil, originaria di Timau. La sua vicenda è diventata il simbolo del sacrificio di queste donne impegnate a sostenere i militari in quota durante la guerra.

Colpita nel 1916 da un tiratore nemico mentre svolgeva quel servizio di supporto sul fronte carnico, Maria Plozner Mentil è oggi una figura centrale nella memoria nazionale oltre che regionale. Alla sua memoria è stata conferita la Medaglia d’oro al Valor Militare, riconoscimento che ha contribuito a dare rilievo storico al ruolo delle portatrici.

È anche per questa ragione che la reazione friulana non si è fermata a un rilievo polemico sui social. Nelle osservazioni comparse online si ritrova soprattutto una richiesta di rispetto per una storia che appartiene alla Carnia, ai suoi paesi e alle sue famiglie. In un territorio dove quella memoria resta viva, chiamarle con il loro nome corretto significa riconoscere ciò che sono state davvero.

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