Pordenone, una giornata chiave per il festival: al Verdi anche l’Oscar Mark Bridges

L’8 ottobre le Giornate del Cinema Muto intrecciano cinema tedesco, benshi giapponese, musica dal vivo e un raro restauro da Eisenstein.

A cura di Web Team Web Team
07 ottobre 2026 13:25
Pordenone, una giornata chiave per il festival: al Verdi anche l’Oscar Mark Bridges -
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Pordenone si prepara a vivere uno dei passaggi più intensi delle Giornate del Cinema Muto: giovedì 8 ottobre il Teatro Verdi concentra incontri e proiezioni che segnano in modo netto il programma della 45ª edizione. Tra gli appuntamenti più richiamati c’è la presenza di Mark Bridges, premio Oscar per i costumi, accanto a una serata che porta sullo schermo un titolo firmato anche dalla penna di Fritz Lang.

Il calendario si sviluppa nell’arco dell’intera giornata, dal mattino fino a tarda sera, e offre un percorso che attraversa cinematografie e linguaggi diversi. Il festival conferma così il ruolo di Pordenone come punto di riferimento regionale e internazionale per chi segue la storia del cinema delle origini e dei suoi restauri.

Al Verdi l’incontro con Mark Bridges

Nel pomeriggio, alle 17.45, il Teatro Verdi ospita “L’arte dei costumi”, appuntamento annuale ideato nel 2022 da Deborah Nadoolman Landis. Ospite di quest’anno è Mark Bridges, che dialogherà intorno a “The Artist (2011): ricordi del costumista Mark Bridges”.

Bridges, premiato con l’Oscar per The Artist e Il filo nascosto, racconterà il lavoro creativo dietro un film muto in bianco e nero realizzato nel XXI secolo e costruito con risorse contenute. Un confronto che interessa non solo gli appassionati di costume cinematografico, ma anche chi guarda al rapporto tra ricostruzione storica e invenzione visiva.

La sera il titolo più atteso

Alle 21 l’attenzione si sposta su Pest in Florenz, produzione del 1919 diretta da Otto Rippert e legata alla sceneggiatura di Fritz Lang. Il film arriva dentro la rassegna biennale “Weimar senza censure, tabù e trasgressioni nel cinema tedesco, 1919-1920”, dedicata a una stagione breve e particolare del cinema tedesco, segnata dalla momentanea assenza della censura statale nel dopoguerra.

Il festival propone quest’opera come una riflessione allegorica sul tramonto di una civiltà. Quando Lang lavorò al soggetto aveva 29 anni e portava con sé l’esperienza del conflitto combattuto nell’esercito austriaco, un passaggio destinato a lasciare tracce profonde nel suo immaginario cinematografico. Il contesto della rassegna aiuta anche a riportare al centro titoli meno frequentati rispetto ai grandi classici dell’espressionismo.

Dal benshi a Maria Jacobini: il programma durante il giorno

La giornata comincia alle 10.30 con Taki no shiraito di Kenji Mizoguchi, occasione che riporta in sala l’arte del benshi, figura storica dell’accompagnamento e della narrazione nel cinema giapponese. È uno degli elementi che rendono il cartellone pordenonese particolarmente riconoscibile anche per il pubblico che arriva da fuori regione.

Giornate del Cinema Muto, l’8 ottobre a Pordenone arriva Mark Bridges

Nel corso del programma trova spazio anche Voluntad que vence, titolo che rimette in luce Maria Jacobini e soprattutto Tina de Jarque, interprete proveniente dal mondo dello spettacolo popolare dei primi decenni del Novecento. Attorno alla sua biografia restano diversi punti non pienamente definiti, anche se alcune fonti la indicano nata a Trieste nel 1898 e si sa con certezza che morì a Parigi nel 1961.

Per questa proiezione è previsto l’accompagnamento dal vivo dei Croscat-Ramblers: Aleix Cansell al pianoforte, Giuseppe Campisi al contrabbasso, Enric Fuster ai tamburi, Nil Mujal al sax tenore e clarinetto, Joan Mar Sauqué alla tromba e Pablo Martín al trombone. Un tassello che conferma quanto la componente musicale resti centrale nell’esperienza del festival.

Il finale notturno con Eisenstein

La chiusura di serata, alle 23, è affidata a Death Day di S.M. Eisenstein, film del 1934 costruito a partire dal materiale girato in Messico per un progetto rimasto incompiuto. L’opera guarda al Giorno dei Morti e al modo in cui la festa popolare rielabora il rapporto con la fine della vita tra ironia, rito e dimensione carnascialesca.

La copia presentata a Pordenone nasce da un restauro recentissimo, basato su una quasi completa nitrato 35mm acquistata nel 1939 dal British Film Institute da Upton Sinclair, integrata da ulteriori frammenti provenienti da una copia ridotta 16mm conservata nella David Bradley Collection del Moving Image Archive delle Indiana University Libraries. È il terzo film ricavato da quel girato messicano, dopo Lampi sul Messico, Eisenstein in Messico e Time in the Sun.

Con appuntamenti di questo livello, Pordenone continua a essere nelle settimane del festival uno dei poli culturali più vivi del Friuli Venezia Giulia. Le Giornate del Cinema Muto confermano così la loro capacità di mettere in relazione pubblico, studiosi e grandi nomi del settore dentro una manifestazione che resta unica nel suo genere.

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