A Pordenone il confronto sui disturbi alimentari negli adolescenti: prevenzione e cure più mirate
In un incontro promosso in città si è parlato di medicina di genere, segnali da cogliere in tempo e collaborazione tra sanità, famiglie e scuola.
A Pordenone si è acceso un confronto su un tema che riguarda sempre più da vicino famiglie, scuole e servizi sanitari: i disturbi alimentari in adolescenza. Al centro dell’incontro “Corpi in trasformazione. Medicina di genere e disturbi alimentari negli adolescenti” c’erano prevenzione, diagnosi tempestiva e percorsi di cura costruiti sulle caratteristiche di ogni ragazzo e ragazza.
L’appuntamento è stato promosso dalla Commissione regionale Fvg per le Pari opportunità insieme alla Fondazione pediatrica no profit Le Petit Port della Pediatria dell’Ospedale civile di Pordenone e all’Associazione disturbi alimentari e obesità del Fvg. Un’occasione per mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, specialisti e realtà che operano sul territorio.
Il richiamo a un impegno condiviso
Tra gli interventi istituzionali, il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin ha sottolineato la necessità di non abbassare la guardia su un fenomeno che colpisce in particolare i più giovani. Nel suo intervento ha richiamato il confronto maturato negli anni con famiglie e associazioni, evidenziando quanto sia decisivo il lavoro comune tra sistema sanitario, istituzioni e mondo associativo.
Bordin ha inoltre ricordato l’apertura del Centro residenziale dedicato ai disturbi alimentari, definendolo un passaggio significativo per il Friuli Venezia Giulia, che fino a quel momento non disponeva di una struttura specifica di questo tipo. Un tema, ha osservato, che si intreccia con i cambiamenti sociali degli ultimi anni e con le conseguenze lasciate dalla pandemia nella fascia più giovane della popolazione.
Al convegno hanno preso parte anche l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi e il sindaco di Pordenone Alessandro Basso. Ad aprire i lavori è stata Dusy Marcolin, presidente della Commissione regionale per le Pari opportunità, che ha richiamato il valore di informazione e formazione sui temi della parità, indicando nella medicina di genere uno strumento concreto per avvicinarsi a una reale equità nelle cure.
Perché la medicina di genere entra nel tema dei disturbi alimentari
Uno dei passaggi centrali dell’incontro ha riguardato proprio il legame tra medicina di genere e salute in adolescenza. Alessandra Maestro, referente regionale per la medicina di genere del Fvg dell’Irccs Burlo Garofolo di Trieste, ha spiegato come il peso del genere incida nello sviluppo, negli stili di vita e nei bisogni sanitari, influenzando anche il modo in cui si costruiscono i percorsi terapeutici.
Nel suo intervento è stata richiamata la distinzione tra sesso biologico e genere inteso come dimensione sociale e culturale. Una differenza che, secondo quanto emerso, può avere effetti concreti sia sulla comparsa dei segnali di disagio sia sulla capacità del sistema sanitario di riconoscerli e affrontarli in modo appropriato.
Adolescenza, corpo e fragilità da intercettare
Orietta Dal Dan, presidente dell’Adao Fvg, ha portato l’attenzione sul fatto che la salute degli adolescenti non può essere letta come una questione privata. Al contrario, il tema dei disturbi alimentari, per la sua diffusione e per l’impatto che ha sulla vita dei ragazzi, deve entrare stabilmente tra le priorità sociali e politiche del territorio.
Lo psicologo e psicoterapeuta Gian Luigi Luxardi ha evidenziato come questi disturbi siano in crescita e oggi non riguardino soltanto il rapporto con il cibo. Dentro ci sono anche identità, immagine di sé e bisogno di riconoscimento. Ha inoltre osservato che il genere può incidere sia sul rischio sia sulla visibilità dei sintomi: nelle ragazze l’anoressia è più frequente, mentre nei ragazzi i segnali possono risultare meno immediati o manifestarsi anche attraverso l’ossessione per la muscolarità.
Sulla complessità del quadro si è soffermato anche Roberto Dall’Amico, primario della Pediatria e del Dipartimento materno-infantile dell’Asfo di Pordenone. I disturbi del comportamento alimentare, ha spiegato, hanno una natura multifattoriale: alla predisposizione genetica si sommano contesto sociale, modelli estetici irrealistici, dinamiche familiari e persino l’ambiente sportivo. Le forme con cui si presentano possono differire, ma la loro gravità richiede sempre un approccio multidisciplinare.
Il ruolo dell’ascolto e dell’esperienza sul territorio
Nel corso dell’incontro è stato dato spazio anche a un’esperienza maturata direttamente a Pordenone. La scrittrice Daniela Dose ha raccontato un laboratorio di lettura e scrittura di fiabe realizzato con ragazze ricoverate per disturbi alimentari. Un percorso durato circa un anno e mezzo, nel quale il linguaggio simbolico è diventato uno strumento per favorire espressione personale, autonomia e relazione, fino alla nascita di una storia collettiva poi pubblicata.
Fiorenza Marchiol, dirigente psicologo del Centro per i disturbi alimentari dell’Asfo, ha infine affrontato il tema dell’immagine corporea in adolescenza, soffermandosi sul rapporto ambivalente con lo specchio, che può trasformarsi in un elemento capace di alimentare controllo, disorientamento e insoddisfazione.
All’iniziativa hanno partecipato anche la consigliera regionale Lucia Buna, rappresentanti delle istituzioni e insegnanti del territorio. Dal confronto emerso a Pordenone è arrivato un messaggio chiaro: riconoscere presto i segnali, costruire reti di supporto e personalizzare le cure resta la strada più concreta per affrontare un disagio che coinvolge non solo i singoli ragazzi, ma l’intera comunità.