Pordenone conferma il suo respiro internazionale: bilancio forte per le Giornate del Cinema Muto
Chiusa la 45ª edizione con oltre mille accreditati da 42 Paesi, sale molto partecipate e uno sguardo già rivolto al 2027.
Per otto giorni Pordenone ha parlato molte lingue, ma con un solo centro di gravità: il cinema muto. La 45ª edizione delle Giornate si archivia con numeri rilevanti, una presenza internazionale molto ampia e una città che si è ritrovata ancora una volta al centro di una rete culturale che va ben oltre i confini regionali.
Il festival, guidato da Jay Weissberg con la presidenza di Livio Jacob, ha richiamato più di mille accreditati provenienti da 42 Paesi. Un risultato che conferma il peso della manifestazione nel panorama mondiale dedicato al cinema delle origini e che rafforza il ruolo di Pordenone nel percorso verso il 2027, anno in cui sarà Capitale italiana della Cultura.
Una settimana che ha riportato il Friuli al centro della scena culturale
Tra i dati più significativi c’è la composizione del pubblico accreditato: gli italiani rappresentano il 38%, mentre dall’estero spiccano Stati Uniti con oltre il 13%, Regno Unito con l’8% e Germania con il 6%. Presenze consistenti anche da Spagna e Giappone, due realtà che hanno trovato spazio anche nel programma artistico di questa edizione.
Alla partecipazione in sala si è aggiunta quella digitale, con oltre 400 abbonati alla proposta online realizzata con MYmovies. Durante i giorni del festival, inoltre, il sito della manifestazione ha registrato 125mila pagine visualizzate, segnale di un interesse che ha accompagnato l’evento anche fuori da Pordenone.
Film, incontri e sale piene
Il cartellone ha proposto 250 opere tra corto e lungo metraggio, arrivate da 67 archivi di 19 Paesi. Accanto alle proiezioni, il pubblico ha trovato anche masterclass, incontri del Collegium, presentazioni editoriali, conferenze e gli spazi della FilmFair, in una formula che tiene insieme studio, divulgazione e spettacolo.
Fra gli appuntamenti che hanno raccolto maggiore attenzione figurano la Jonathan Dennis Memorial Lecture affidata ad Allyson Nadia Field e la Costume Lecture del premio Oscar Mark Bridges. Il Teatro Verdi ha registrato una partecipazione molto alta per diversi momenti del programma, dall’apertura con Don Q, Son of Zorro alla proiezione del giapponese Una pagina di follia, accompagnato da benshi e musiciste giapponesi, fino a Pest in Florenz e al film scelto per la chiusura.
Per chi non era riuscito a esserci, resta ancora una possibilità: The Iron Horse, in italiano Il cavallo d’acciaio, tornerà infatti domenica 11 ottobre alle 16.30, ancora con l’Orchestra da Camera di Pordenone diretta da Ben Palmer.
I percorsi più seguiti di questa edizione
Il pubblico e gli studiosi hanno seguito con particolare interesse la riscoperta del cinema giapponese, il focus sul primo cinema tedesco del dopoguerra e il filone dedicato al western statunitense. Buona risposta anche per i programmi sul cinema delle origini, per “A colpi di note”, per la sezione dedicata alla follia femminile e per i film di Marshall Neilan.
Tra i titoli che hanno suscitato più curiosità si segnalano Her Wild Oat con Colleen Moore e M’liss con Mary Pickford, presentato in una nuova versione restaurata. Attenzione anche per la retrospettiva su Weimar, destinata a proseguire il prossimo anno, e per il percorso su Italia Almirante Manzini, arrivato fino alla prima mondiale del restauro di L’arzigogolo.
Nello spazio dedicato a restauri e riscoperte hanno trovato posto anche The Humming Bird di Sidney Olcott e Sadie Thompson di Raoul Walsh, entrambi con Gloria Swanson, scelta come immagine simbolo di questa 45ª edizione.
Il valore della musica dal vivo
Uno degli elementi che continuano a distinguere le Giornate è il rapporto stretto tra immagine e accompagnamento musicale. Anche quest’anno il festival ha proposto una presenza ampia di interpreti e linguaggi sonori, confermando la musica dal vivo come parte essenziale dell’esperienza di visione.
Alla squadra storica della manifestazione, composta tra gli altri da Neil Brand, Frank Bockius, Günter Buchwald, Philip Carli, Mauro Colombis, Stephen Horne, Meg Morley, José María Serralde Ruiz, Donald Sosin, John Sweeney, Gabriel Thibaudeau e Daan van den Hurk, si sono aggiunti altri artisti coinvolti nelle varie proiezioni. Nelle serate principali questa componente ha inciso in modo evidente anche sulla partecipazione del pubblico.
Il festival guarda già al 2027
Le prossime Giornate del Cinema Muto si terranno a Pordenone dal 2 al 9 ottobre 2027. Tra le prime indicazioni già annunciate ci sono il seguito della retrospettiva su Weimar, un programma dedicato alla Campania e un omaggio a Florence Turner, protagonista americana che costruì il proprio successo tra Stati Uniti e Inghilterra.
Il legame con il 2027 avrà un significato ancora più forte perché coinciderà con l’anno di Pordenone Capitale italiana della Cultura. In collaborazione con il Teatro Verdi sono previsti quattro appuntamenti distribuiti nelle stagioni, ciascuno costruito attorno a un grande film muto con accompagnamento dal vivo. Tra le novità anche il primo concorso di composizione musicale per film muti: la partitura vincitrice sarà eseguita durante la 46ª edizione, a conferma di una manifestazione che non si limita a custodire il passato, ma continua a produrre nuova cultura a partire dalla propria storia.