Polcenigo, falco pescatore ferito: a Udine le cure per un raro esemplare arrivato dal Nord Europa
Il rapace, identificato grazie agli anelli, è stato recuperato nel Pordenonese e ora viene seguito dai veterinari dell’Università di Udine.
Dal Pordenonese a Udine, passando per la rete regionale che si occupa di fauna selvatica: è questo il percorso compiuto da un falco pescatore adulto trovato ferito nella zona di una troticoltura a Polcenigo. L’animale, una presenza non comune in Italia, è ora ricoverato al Centro di ricerca e coordinamento per il recupero della fauna selvatica dell’Università di Udine, dove i veterinari mantengono la prognosi riservata.
A rendere ancora più particolare il caso è l’origine del rapace. Gli anelli identificativi applicati nell’ambito di programmi internazionali hanno permesso di risalire alla sua provenienza: il falco è arrivato dalla Lituania, lungo una delle rotte percorse dagli uccelli migratori che attraversano anche il Friuli Venezia Giulia.
La segnalazione è partita dall’Ente tutela patrimonio ittico della Regione Friuli Venezia Giulia e ha attivato il sistema di recupero sul territorio. Il primo riferimento operativo è stato il Recupero fauna selvatica di Fontanafredda, all’interno di una filiera che mette insieme diversi soggetti specializzati.
Si tratta di un esemplare di notevoli dimensioni: il falco pescatore può raggiungere un’apertura alare di 160-170 centimetri e un peso di circa un chilo e mezzo. È un rapace strettamente legato agli ambienti acquatici e alla pesca, caratteristica che lo rende particolarmente riconoscibile.
Gli esami eseguiti nell’ambulatorio universitario
Una volta trasferito a Udine, l’animale è stato sottoposto a una valutazione clinica completa. Il personale veterinario ha effettuato radiografie, esami del sangue e approfondimenti ematochimici per definire con precisione il quadro sanitario.
Dagli accertamenti è emersa una contusione al polso sinistro, accompagnata da una lacerazione della cute. È soprattutto questa lesione a richiedere attenzione, perché un’eventuale infezione potrebbe compromettere la funzionalità dell’ala.
Per una specie migratrice, la capacità di volare senza limitazioni è decisiva. Non riguarda soltanto lo spostamento, ma anche la possibilità di procurarsi il cibo e, in prospettiva, di tornare in libertà.
Le cure e i prossimi giorni decisivi
Il falco pescatore sta seguendo una terapia antibiotica e antidolorifica. L’evoluzione della ferita viene controllata costantemente dai veterinari dell’Ateneo friulano, che nei prossimi giorni valuteranno la risposta dell’animale alle cure.
Il punto più delicato resta il rischio infettivo. Da questo dipenderà non solo il miglioramento generale del rapace, ma anche la possibilità di recuperare pienamente l’uso dell’ala in vista di un eventuale rilascio.
Il recupero tra Polcenigo e Fontanafredda
Prima del trasferimento a Udine, l’esemplare è stato preso in carico dal Centro recupero fauna selvatica Borgo dei Bui di Fontanafredda, realtà attiva da anni nella tutela degli animali selvatici. Il lavoro è stato svolto in raccordo con il personale veterinario universitario.
Il caso conferma il funzionamento del modello regionale costruito per affrontare emergenze di questo tipo. Nel sistema collaborano Regione Friuli Venezia Giulia, Università di Udine, ditte incaricate del pronto intervento, centri di recupero, aziende sanitarie e Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie.
Perché il falco pescatore resta una presenza preziosa
Il falco pescatore, Pandion haliaetus, è considerato tra i rapaci più rari osservabili in Italia. Vive in stretta relazione con lagune, fiumi, coste e grandi laghi, ambienti nei quali caccia i pesci con tecniche molto specializzate.
Nel nostro Paese la specie era scomparsa come nidificante nel secolo scorso e per lungo tempo è rimasta soprattutto un migratore o uno svernante occasionale. I progetti di reintroduzione sviluppati negli ultimi anni, in particolare in Toscana, Sicilia e Sardegna, hanno favorito un ritorno ancora limitato ma significativo, con circa 20-25 coppie nidificanti stimate a livello nazionale.
La vicenda del rapace recuperato a Polcenigo racconta così due aspetti dello stesso fenomeno: da una parte il valore del monitoraggio internazionale delle specie migratrici, dall’altra l’importanza di una rete locale capace di intervenire quando un animale raro arriva in difficoltà anche sul territorio friulano.