Piano del territorio Fvg, Patto-Civica frena: “Stop al suolo consumato solo a parole”

In IV Commissione il gruppo sceglie l’astensione sulla variante al Pgt regionale. Putto chiede regole più nette, meno burocrazia e maggiori garanzie per i Comuni.

23 settembre 2026 18:04
Piano del territorio Fvg, Patto-Civica frena: “Stop al suolo consumato solo a parole” -
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Il punto politico, per Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, è semplice: la tutela del territorio non può restare un principio enunciato nei documenti di pianificazione se poi, nella fase applicativa, mancano vincoli chiari e strumenti davvero utilizzabili. Per questo il gruppo ha scelto l'astensione sulla variante 1 del Piano di governo del territorio della Regione.

A spiegare la posizione è stato il consigliere regionale Marco Putto, che segue i lavori della IV Commissione insieme a Giulia Massolino. Nella lettura del gruppo, il provvedimento contiene passaggi ritenuti utili, ma lascia aperti nodi che in una regione come il Friuli Venezia Giulia toccano direttamente l'equilibrio tra sviluppo, servizi e difesa del suolo.

La richiesta: rendere vincolante il consumo di suolo zero

Il tema che Patto-Civica considera decisivo riguarda il cosiddetto consumo di suolo zero. Secondo Putto, non basta indicarlo come traguardo generale: deve diventare un criterio che orienta in modo effettivo le trasformazioni del territorio.

Il consigliere valuta positivamente il sistema di monitoraggio previsto, ma osserva che le eventuali eccezioni devono restare limitate e giustificate dentro una strategia precisa. Diversamente, il rischio politico e amministrativo è che la deroga finisca per allargarsi ben oltre i casi per cui era stata pensata.

Gli aspetti apprezzati nella variante

L'astensione non nasce da una bocciatura complessiva dell'impianto. Putto riconosce infatti alcuni elementi considerati importanti, a partire dall'aggiornamento di un Pgt fermo da anni. Tra i punti condivisi cita l'attenzione al riuso del patrimonio edilizio già esistente, la rigenerazione urbana e territoriale, il contenimento dell'espansione edilizia, la risposta ai cambiamenti climatici e l'idea di rafforzare una nuova infrastruttura verde e blu.

Per il gruppo, però, una cornice moderna deve poi reggere alla prova dei fatti. Il timore è che obiettivi condivisibili sulla carta diventino più complessi da tradurre nei piani locali, soprattutto per le amministrazioni comunali chiamate ad adeguarsi al nuovo assetto.

Comuni e livelli decisionali: il nodo dell'applicazione

Uno dei passaggi più delicati, nella valutazione espressa in Commissione, riguarda i Sistemi territoriali locali e più in generale la distribuzione delle competenze tra Regione, livello intermedio ed enti comunali. Putto richiama la necessità di evitare che la pianificazione di area vasta produca un ulteriore appesantimento amministrativo.

La richiesta politica è quella di chiarire bene chi decide cosa, con quali responsabilità e con quali margini operativi per i Comuni. In territori molto diversi tra loro, dal sistema urbano alle aree più periferiche del Friuli, una riforma di questo tipo rischia di funzionare male se aggiunge passaggi burocratici invece di semplificarli.

Nuovi ambiti urbanistici e recupero dell'esistente

Tra i punti osservati con maggiore cautela c'è anche il superamento della zonizzazione tradizionale a favore degli ambiti fisico-funzionali. Per Putto il cambio di impostazione può avere una sua utilità, ma comporterà un lavoro consistente di adeguamento negli strumenti urbanistici locali e dovrà quindi restare comprensibile e gestibile.

Accanto ai limiti sulle nuove trasformazioni, Patto-Civica chiede di rafforzare politiche capaci di rendere davvero praticabile il riuso: recupero degli immobili esistenti, riqualificazione delle aree dismesse, rigenerazione urbana e servizi adeguati. L'idea di fondo è che la difesa del suolo diventi credibile solo se si investe seriamente su ciò che è già costruito.

Servizi, mobilità e qualità della vita

Nella posizione illustrata dal consigliere regionale, la pianificazione non può essere separata dalle condizioni concrete in cui vivono le comunità. Accesso ai servizi, collegamenti, tenuta demografica e rischio spopolamento sono elementi che, secondo Putto, devono entrare nelle scelte territoriali in modo molto più netto.

Il ragionamento coinvolge scuola, sanità, trasporto pubblico, viabilità, connessioni digitali e attività economiche. Un territorio, sostiene il gruppo, non resta attrattivo soltanto limitando nuove edificazioni, ma offrendo le condizioni per abitare, lavorare e costruire prospettive stabili. Lo stesso discorso vale per la mobilità sostenibile: chiedere di ridurre l'uso dell'auto senza rafforzare prima i collegamenti esistenti sarebbe, in questa lettura, una contraddizione.

Alla fine di questa valutazione, Patto per l'Autonomia-Civica Fvg ha quindi confermato l'astensione sulla variante 1 del Piano di governo del territorio. Per Putto si tratta di un passaggio rilevante per il futuro assetto del Friuli Venezia Giulia, ma da accompagnare con tutele più solide sul suolo e con regole applicabili davvero dai territori.

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