Pellegrino: «Anche in Friuli la sicurezza passa da scuola, quartieri e inclusione»

La consigliera regionale di Avs lega i disordini visti nel Paese al disagio sociale e richiama Trieste e Udine: servono servizi, casa e presidi educativi.

21 ottobre 2026 16:58
Pellegrino: «Anche in Friuli la sicurezza passa da scuola, quartieri e inclusione» -
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Nel dibattito riaperto dagli episodi di violenza avvenuti durante manifestazioni in diverse città italiane, la consigliera regionale Serena Pellegrino interviene con un richiamo che riguarda da vicino anche il Friuli Venezia Giulia: per lei il tema non può essere ridotto a una risposta fatta soltanto di repressione e nuove norme simboliche.

L'esponente di Alleanza Verdi e Sinistra sostiene che il nodo vada letto dentro una crisi sociale più ampia, dove marginalità, fragilità giovanile e impoverimento dei contesti urbani finiscono per alimentare tensioni e comportamenti violenti. Un'impostazione che, nelle sue parole, riguarda le grandi città ma produce effetti riconoscibili pure in realtà come Trieste e Udine.

Il richiamo alle città del Friuli Venezia Giulia

Nel suo intervento, Pellegrino cita il capoluogo giuliano e il contesto udinese per avvertire che le ricadute di un modello urbano sbilanciato non si fermano alle metropoli. Se nelle grandi aree il disagio appare più evidente, anche i centri del territorio regionale possono risentire dell'indebolimento dei presidi sociali, culturali ed educativi.

Secondo la consigliera, quando interi pezzi di città vengono lasciati senza opportunità e luoghi di riferimento, la frattura sociale cresce. Da qui l'idea che la sicurezza reale non si costruisca solo con la presenza coercitiva dello Stato, ma con strumenti capaci di prevenire esclusione e isolamento.

La critica alla linea solo repressiva

Pellegrino contesta le risposte politiche concentrate unicamente sull'ordine pubblico. Nella sua valutazione, misure pensate per mostrare fermezza immediata rischiano di non incidere sulle cause che stanno alla base del malessere, finendo anzi per trasformare il disagio in terreno di scontro politico.

La consigliera collega questa impostazione anche alla scelta di rafforzare la presenza dell'Esercito a Milano, letta come esempio di una strategia che privilegia la militarizzazione degli spazi urbani. Per l'esponente Avs, una linea di questo tipo non sostituisce il lavoro quotidiano svolto da educatori, mediatori culturali, psicologi di strada e servizi di prossimità.

Giovani, pandemia e social media

Nella riflessione di Pellegrino c'è spazio anche per il profilo generazionale del fenomeno. La consigliera richiama gli effetti lasciati dal periodo della pandemia, indicando nel distanziamento sociale uno dei fattori che hanno inciso sulla crescita di una nuova fragilità collettiva, soprattutto tra i più giovani.

A questo quadro, aggiunge, si somma il peso dei social media, che hanno modificato linguaggi, relazioni e percezione delle conseguenze delle proprie azioni. Il risultato, nella sua lettura, è la comparsa di forme di ribellione che interrogano non solo la politica della sicurezza, ma il modello culturale e sociale dentro cui stanno crescendo le nuove generazioni.

Casa, scuole aperte e biblioteche di quartiere

Per la consigliera regionale la risposta dovrebbe partire da investimenti stabili nei quartieri popolari e periferici. Tra le priorità indicate ci sono politiche abitative capaci di contrastare degrado ed esclusione, insieme al rafforzamento di centri di aggregazione, biblioteche di prossimità e spazi educativi accessibili.

Pellegrino richiama anche la possibilità di utilizzare le scuole oltre il normale orario delle lezioni, trasformandole in luoghi vivi per il territorio. In questa visione, la prevenzione nasce da una rete pubblica presente, riconoscibile e vicina alle famiglie, non da interventi episodici dettati dall'emergenza.

La posizione espressa dalla consigliera si chiude con una condanna netta della violenza, accompagnata però dalla richiesta di comprenderne le origini per evitare che il problema si ripresenti. L'obiettivo, afferma, è riportare le città a essere spazi di integrazione e non scenari segnati dalla contrapposizione sociale.

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