Palazzo Torriani, il Friuli si interroga sul dopo-ricostruzione: giovani e lavoro al centro del confronto UCID
A Udine l’incontro promosso da UCID ha riportato nell’attualità il “Modello Friuli”, mettendo a fuoco denatalità, competenze e futuro delle comunità.
Non un appuntamento affidato soltanto alla memoria, ma una riflessione molto concreta su ciò che il Friuli è oggi e su ciò che rischia di diventare domani. A Udine, nella sede di Palazzo Torriani, il convegno promosso da UCID ha usato il cinquantesimo anniversario del terremoto come punto di partenza per discutere di giovani, impresa, coesione sociale e capacità del territorio di affrontare insieme le nuove fragilità.
L’iniziativa, dal titolo “La Forza della Convergenza – Per costruire insieme il futuro, valorizzando il Bene Comune”, si è svolta sabato 19 settembre 2026 con una partecipazione numerosa. Il cuore del confronto è stato il valore attuale del cosiddetto Modello Friuli: quel metodo di collaborazione che dopo il sisma del 1976 permise a istituzioni, mondo produttivo, volontariato e cittadini di muoversi nella stessa direzione.
Il tema, per un territorio come quello friulano, resta tutt’altro che astratto. Oggi non si tratta di ricostruire case e fabbriche distrutte, ma di tenere insieme comunità, opportunità di lavoro, formazione e prospettive per chi dovrebbe scegliere di restare.
Dal ricordo del 1976 a una domanda sul presente
Ad aprire la mattinata è stato Feruccio Camilotti, presidente di UCID Udine e promotore dell’incontro. Il suo intervento ha riportato l’attenzione sulla capacità dimostrata dal Friuli nei momenti più difficili: mettere da parte divisioni e interessi di parte per puntare a un obiettivo condiviso. Da qui il quesito che ha attraversato tutto il convegno: quella attitudine alla convergenza è ancora praticabile in una società molto diversa da quella di cinquant’anni fa?
Nel saluto portato dal Comune, il vicesindaco di Udine Alessandro Venanzi ha collegato il tema alla memoria civile della città, ricordando come la risposta al terremoto sia entrata a far parte dell’identità friulana. Un patrimonio che, secondo il senso dell’incontro, non va archiviato come semplice celebrazione.
Sul piano associativo è intervenuto anche Franco Paviotti, presidente regionale UCID Friuli Venezia Giulia, richiamando il compito dell’imprenditore dentro la comunità: non solo attore economico, ma figura chiamata a concorrere alla crescita sociale e umana del territorio.
Le voci del confronto e il ruolo delle comunità
Il dibattito, coordinato dal giornalista Rossano Cattivello, ha riunito contributi diversi. Mons. Riccardo Lamba, arcivescovo di Udine, ha insistito su un punto preciso: ogni ricostruzione vera riguarda prima di tutto le relazioni tra le persone, non soltanto le strutture materiali. Un passaggio che ha dato spessore al legame tra la lezione del sisma e le tensioni del presente.
Dal livello nazionale dell’associazione sono arrivati gli interventi di Enrico Montanari, vicepresidente nazionale UCID, e di Benedetto Delle Site, vicesegretario nazionale UCID e referente del Movimento Giovani UCID. Nei loro contributi è emersa l’idea di un’impresa capace di tenere insieme sviluppo, responsabilità e attenzione alle nuove generazioni, tema particolarmente sensibile anche per il tessuto produttivo friulano.
Il nodo friulano: meno nascite, competenze da formare, giovani da trattenere
Tra i temi affrontati nel corso della mattinata c’è stato soprattutto il cambiamento demografico. Il calo delle nascite, la difficoltà nel reperire lavoratori, la necessità di costruire competenze adeguate, insieme a innovazione, sostenibilità e competitività, compongono oggi una parte decisiva dell’agenda friulana.
Il messaggio emerso dall’incontro è che nessuno di questi problemi può essere risolto da un singolo attore. Servono dialogo tra istituzioni, imprese, scuola, associazioni e corpi intermedi, cioè una forma aggiornata di quella collaborazione che il Friuli seppe esprimere dopo il 1976.
In questa prospettiva, il richiamo al Modello Friuli non è apparso come un esercizio nostalgico. Piuttosto, come una traccia da reinterpretare: allora si trattava di rimettere in piedi paesi e attività; oggi la sfida è creare condizioni credibili perché i giovani possano formarsi, lavorare, fare impresa e immaginare qui il proprio percorso di vita.
Il segno conclusivo della giornata
A chiudere il convegno è stata la consegna delle “Acuile dal Friûl” agli ospiti, opere ispirate all’identità friulana realizzate dalla City Advertising s.r.l. di Elena Iuri su idea del designer Stefano Borella. Un gesto simbolico che ha legato il senso dell’incontro a un’appartenenza precisa, radicata nel territorio.
Da Palazzo Torriani, in sostanza, è uscito un invito netto: l’eredità della ricostruzione friulana resta viva soltanto se diventa metodo per affrontare i problemi di oggi. E tra questi, più di tutti, c’è la capacità del Friuli di non perdere i suoi giovani e di offrire loro ragioni concrete per restare.