Omnibus regionale, primo via libera in Aula: ok alle norme su fondi Ue e gestione finanziaria
A Trieste passa il primo capitolo del ddl 79: maggioranza compatta, opposizioni per lo più astenute. Al centro Fesr, risorse di gara e nuovi strumenti per gli enti.
Il primo passaggio della legge Omnibus in Consiglio regionale si chiude con l’approvazione dei quattro articoli iniziali del disegno di legge 79, il segmento che riguarda finanza pubblica regionale e gestione delle misure collegate ai fondi europei.
La votazione si è svolta nell’Aula di Trieste e ha confermato l’orientamento della maggioranza di Centrodestra, che ha sostenuto il testo. Dai banchi dell’opposizione è arrivata soprattutto astensione, con alcuni voti contrari su parti specifiche del provvedimento.
Che cosa cambia nel primo capitolo del ddl 79
La parte già approvata interviene su diversi aspetti tecnici ma rilevanti per l’azione amministrativa della Regione. Tra i punti inseriti c’è il superamento di una disposizione del 2012, ritenuta non più allineata al quadro nazionale oggi in vigore sulle società partecipate.
Un altro passaggio riguarda l’utilizzo delle economie di gara nei progetti finanziati con il Fondo europeo di sviluppo regionale. La novità punta a rendere più elastico l’impiego di queste somme, prevedendo però una verifica preventiva di coerenza, così da limitarne un uso improprio e contenere possibili correzioni sul piano finanziario.
Nel testo trova spazio anche la possibilità di pubblicare un nuovo avviso per sostenere ulteriori interventi in linea con le priorità emerse dal partenariato territoriale. La misura si inserisce nel percorso di revisione intermedia del Programma regionale 2021-2027 e lascia alla struttura regionale la conduzione delle procedure.
Più opzioni per gli enti che realizzano gli interventi
Fra gli elementi contenuti nel Capo I c’è anche l’estensione degli strumenti a disposizione degli enti attuatori. In particolare viene ampliata la possibilità di ricorrere alla delegazione amministrativa intersoggettiva per la realizzazione dei progetti.
Questo significa, in concreto, allargare il numero dei soggetti pubblici qualificati a cui possono essere affidati gli interventi. Un passaggio tecnico, ma con effetti pratici sulla capacità di portare avanti opere e iniziative finanziate.
Il nodo politico emerso durante il dibattito
Nel confronto in Aula è intervenuto Massimo Moretuzzo di Patto-Civica, soffermandosi su un emendamento della Giunta riferito all’articolo 3 e al tema dei beneficiari. Secondo il consigliere, la modifica allargherebbe il raggio degli interventi anche ai singoli Comuni, oltre alle iniziative di area più ampia.
Per Moretuzzo, questa impostazione potrebbe indebolire il lavoro condiviso tra amministrazioni locali, favorendo scelte separate invece di percorsi costruiti insieme. Ha inoltre osservato che una questione di questo tipo, a suo giudizio, avrebbe meritato un approfondimento preliminare in Commissione.
La posizione della Giunta regionale
A replicare è stata l’assessore alle Finanze Barbara Zilli, che ha spiegato come l’impianto del provvedimento resti coerente con la sua formulazione iniziale, pur lasciando spazi di adattamento.
La linea indicata dalla Giunta, ha sottolineato l’assessore, è quella di evitare una dispersione degli interventi senza però lasciare irrisolti alcuni problemi interpretativi emersi nell’applicazione delle norme precedenti. Il primo blocco dell’Omnibus compie così un passo avanti, mentre il confronto politico sul resto del disegno di legge resta aperto.