Olivicoltura friulana, la raccolta accelera: al frantoio di Martignacco volumi in netta crescita

Le prime lavorazioni in Friuli Venezia Giulia indicano un’annata favorevole: quasi 100 quintali al giorno e riscontri positivi sulla resa qualitativa.

30 ottobre 2026 19:28
Olivicoltura friulana, la raccolta accelera: al frantoio di Martignacco volumi in netta crescita -
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Per l’olivicoltura friulana le prime settimane della campagna 2026 stanno offrendo indicazioni incoraggianti, sia sul fronte dei volumi sia su quello del profilo del prodotto finale. A Martignacco, dove ha sede il frantoio del Consorzio Produttori Olio EVO FVG, il lavoro procede a ritmi sostenuti e i conferimenti lasciano intravedere un risultato superiore a quello registrato un anno fa.

Secondo le stime iniziali, la quantità di olive lavorate potrebbe arrivare a essere circa doppia rispetto alla stagione precedente. In questa fase si stanno trasformando quasi 100 quintali al giorno, un dato che restituisce bene la dimensione di una campagna entrata ormai nella sua fase operativa più intensa.

A sottolinearlo è anche il presidente del Consorzio, Bruno Della Vedova: “Stiamo raddoppiando le quantità molite lo scorso anno e la qualità è molto buona. In questi giorni stiamo lavorando quasi 100 quintali di olive al giorno”. Un riscontro che, per il comparto regionale, viene letto come un segnale di consolidamento.

Un settore che si sta strutturando

Il dato produttivo si inserisce dentro una crescita più ampia della filiera in Friuli Venezia Giulia. Negli ultimi anni sono aumentate le aziende impegnate nell’olivicoltura, si sono estese le superfici dedicate e si è rafforzata l’attenzione verso processi capaci di elevare il livello medio delle produzioni.

Il Consorzio, nato nel 2022, riunisce oggi 48 imprese e quasi 100 ettari di oliveto. Accanto alla lavorazione, il lavoro punta a rafforzare identità e posizionamento dell’olio regionale, con attività che riguardano aggiornamento tecnico, sperimentazione e accompagnamento degli operatori, anche nell’ambito del programma SISSAR 2026-2028.

La fase decisiva passa dal frantoio

Nella costruzione della qualità, la trasformazione resta un passaggio centrale. Tempi rapidi tra raccolta e lavorazione, corretta gestione delle olive e impiego di strumenti tecnologici adeguati sono i fattori che incidono maggiormente sul mantenimento delle caratteristiche sensoriali e nutrizionali dell’extravergine.

È proprio su questo versante che il comparto regionale sta cercando di distinguersi, puntando non soltanto a produrre di più, ma a farlo mantenendo uno standard elevato. La crescita, in altre parole, viene accompagnata da una ricerca di riconoscibilità del prodotto.

I numeri delle analisi e il percorso verso l’IGP

A rafforzare questa lettura ci sono anche i risultati emersi dalle analisi effettuate dall’Università degli Studi di Perugia su 14 campioni della campagna 2025. I test hanno evidenziato un’acidità media dello 0,27%, valori di acido oleico fino al 79% e, nel caso della cultivar Bianchera, livelli di polifenoli arrivati a 1.200 milligrammi per chilogrammo.

Si tratta di elementi considerati rilevanti per sostenere il percorso di valorizzazione dell’olio extravergine del Friuli Venezia Giulia. In questa direzione si colloca anche l’obiettivo del riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta, ritenuto strategico per legare in modo ancora più netto origine, qualità e specificità territoriali.

Se le prossime settimane confermeranno l’andamento osservato finora, la campagna 2026 potrà rappresentare un passaggio importante per il comparto friulano. L’obiettivo, per il sistema locale, resta quello di far crescere una produzione di nicchia con una fisionomia precisa, capace di unire rendimento, identità e valore del territorio.

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