Occupazione femminile in Friuli Venezia Giulia, crescono i numeri ma resta aperto il nodo stipendi
A Udine il confronto promosso dalla Crpo: focus su conciliazione, servizi per le famiglie, giovani e differenze salariali ancora marcate.
Il lavoro delle donne in Friuli Venezia Giulia mostra segnali di crescita, ma il quadro resta tutt'altro che risolto. Accanto all'aumento delle occupate, continuano infatti a pesare il divario nelle retribuzioni, la tenuta dei servizi per le famiglie e la difficoltà di rendere davvero compatibili carriera e vita quotidiana.
Su questi temi si è sviluppato a Udine il convegno organizzato dalla Commissione regionale per le pari opportunità, appuntamento che ha messo al centro la presenza femminile nel mercato del lavoro regionale e le condizioni necessarie per renderla più stabile, qualificata e sostenibile nel tempo.
Numeri in aumento, ma non basta
I dati richiamati durante l'incontro restituiscono una tendenza positiva. Nel 2025 le donne occupate in Friuli Venezia Giulia erano 239.913, con un incremento del 6,6% rispetto al 2018, mentre per gli uomini la crescita si è fermata al 2%.
Nel primo semestre del 2026 il totale delle lavoratrici ha oltrepassato quota 241.600, segnando un aumento del 9,1% sullo stesso periodo del 2018. Nello stesso arco temporale è salito anche il tasso di occupazione femminile, arrivato al 65,7% nel secondo trimestre del 2026.
Un altro elemento evidenziato riguarda la qualità del lavoro: tra il 2018 e il 2025 sono aumentate dell'11% le donne impiegate a tempo pieno, mentre il part-time non scelto è arretrato del 30,1%, passando da 41.864 a 29.269 posizioni.
Resta però un divario economico ancora molto marcato. Nel 2024 la retribuzione annua lorda media delle lavoratrici si fermava a 19.726 euro, contro i 29.292 euro degli uomini: una distanza di 9.566 euro che continua a rappresentare uno dei punti più critici del sistema.
Il confronto a Udine e il ruolo della Regione
L'appuntamento si è svolto nella sede della Regione ed è stato introdotto dalla presidente della Crpo, Dusy Marcolin. Tra i presenti anche il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin e la rettrice dell'Università di Trieste Donata Vianelli.
In chiusura è intervenuta l'assessore regionale al Lavoro, Istruzione, Università e Famiglia Alessia Rosolen, che ha richiamato la necessità di mettere in relazione politiche del lavoro, servizi territoriali e risposte sociali costruite in modo più omogeneo nelle diverse aree del Friuli Venezia Giulia.
Famiglie, scuola e conciliazione: il punto più delicato
Nel suo intervento Rosolen ha insistito sul fatto che il tema non riguarda solo l'occupazione in senso stretto. Per trattenere persone e competenze servono anche strumenti concreti che aiutino le famiglie nella gestione dei tempi quotidiani, a partire dai nidi, dal tempo scuola più esteso, dai centri estivi e dai servizi di doposcuola.
Secondo l'assessore, una delle difficoltà emerse con più chiarezza è la disomogeneità dell'offerta tra i vari territori. Il primo bando regionale dedicato ai servizi integrativi legati alla scuola avrebbe infatti mostrato differenze ancora nette tra comunità locali, rendendo evidente quanto il sostegno alla conciliazione dipenda anche dalla presenza di reti territoriali efficaci.
In questo quadro è stata richiamata anche la legge regionale sull'innovazione sociale, approvata nel novembre 2025, indicata come uno strumento utile per costruire collaborazioni più strette tra istituzioni, imprese e parti sociali, superando misure frammentate e scollegate tra loro.
Giovani, natalità e attrattività del territorio
Una parte del ragionamento si è spostata poi sulle nuove generazioni. Rosolen ha osservato che molti giovani lasciano il territorio non soltanto per cercare esperienze diverse, ma anche perché altrove trovano contratti più solidi, stipendi più adeguati e una maggiore valorizzazione delle competenze maturate con studio e formazione.
Da qui il collegamento con la questione demografica e con la capacità del Friuli Venezia Giulia di risultare attrattivo. L'assessore ha ricordato il contributo mensile destinato alle lavoratrici nei primi dodici mesi dalla nascita di un figlio: 250 euro, che salgono a 500 per le madri con meno di 30 anni. Una misura pensata per sostenere soprattutto chi affronta l'ingresso nel lavoro in condizioni più fragili.
Il messaggio emerso dal convegno di Udine è netto: i segnali di crescita dell'occupazione femminile ci sono, ma per trasformarli in un cambiamento strutturale servono salari più equi, servizi diffusi e politiche capaci di tenere insieme lavoro, genitorialità e prospettive per i giovani. È su questo terreno che si misurerà una parte importante del futuro sociale ed economico del Friuli Venezia Giulia.