Rita Di Rienzo a Nordest24: «Così è nata la Casa di Joy, il sogno di mio figlio» | VIDEO

Rita Di Rienzo ospite a Nordest24 racconta la nascita della Casa di Joy e l’impegno per i bambini oncologici.

17 febbraio 2026 17:30
Rita Di Rienzo a Nordest24: «Così è nata la Casa di Joy, il sogno di mio figlio» | VIDEO -
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UDINE – Ieri sera, alle 20.30, è stata nostra ospite in diretta su Nordest24, intervistata da Samuele Meton, una donna che ha trasformato il dolore più grande in un progetto di amore e solidarietà. Protagonista della serata Rita Di Rienzo, anima e cuore della Casa di Joy, realtà friulana che sostiene bambini oncologici e famiglie. Fin dall’inizio della trasmissione, in onda sulla web tv attiva 24 ore su 24 e rilanciata sui canali social Facebook, Instagram, Twitch e TikTok, il racconto si è fatto intenso. Una storia forte, toccante, ma capace di aprire uno spiraglio di luce.

Rita ha perso il figlio di soli 9 anni al termine di una lunga malattia. Un’esperienza che segna per sempre. Eppure, da quella ferita è nato un impegno concreto. La Casa di Joy non è stata un’idea calata dall’alto, ma il desiderio espresso dal bambino: creare un luogo dove i piccoli pazienti oncologici potessero ritrovarsi, fare festa, sentirsi meno soli. Perché durante la malattia la solitudine pesa quasi quanto le cure. “Affrontare la tempesta del lutto e darle un senso”, ha spiegato in diretta. Così è nato uno spazio pensato per accogliere, sostenere e regalare momenti di normalità a chi vive giornate scandite tra casa e ospedale.

“La felicità non passa di moda”, ha sottolineato Rita. Un messaggio semplice ma potente. I bambini di ieri, di oggi e di domani hanno bisogno di sentirsi al sicuro, compresi, accolti. Alla Casa di Joy si organizzano feste, laboratori, attività ludiche svolte in totale sicurezza. Non si tratta solo di svago, ma di un intervento strutturato che coinvolge l’intera famiglia. Perché quando un bambino si ammala, si ammala tutta la famiglia. Fratelli e sorelle non vengono dimenticati. Anche loro partecipano alle attività, perché il percorso della malattia coinvolge ogni equilibrio domestico.

Uno dei temi centrali emersi durante l’intervista è stato quello della solitudine nel lutto. Rita ha raccontato quanto sia stato difficile trovare persone capaci di stare accanto senza giudicare. Alla Casa di Joy, invece, si crea una comunità. I genitori si confrontano tra loro, trovano ascolto psicologico e sostegno reciproco. Parlare diventa uno strumento di cura. Rita ha voluto ricordare anche un termine antico che identifica chi perde un figlio: “defilio”. Una parola quasi sconosciuta, ma che restituisce dignità a un dolore spesso senza nome. Ogni 29 dicembre la Casa di Joy dedica una giornata speciale a questo ricordo.

L’organizzazione vive grazie a una rete di volontari motivati e formati. Non si tratta di un impegno occasionale: la flessibilità è fondamentale, perché le attività devono adattarsi alle condizioni di salute dei bambini, alle terapie, ai momenti di maggiore fragilità. Le feste di compleanno, ad esempio, vengono organizzate nel giorno esatto in cui il bambino può partecipare. Nulla è lasciato al caso. I volontari si occupano di tutto: laboratori, manutenzione del giardino, pulizie, raccolte fondi, centri estivi. Tra le iniziative principali, i calendari solidali e le uova di Pasqua, strumenti concreti per sostenere le attività.

Accanto alle attività ludiche, la Casa di Joy offre supporto psicologico professionale, esteso all’intera famiglia. Non solo per chi affronta la malattia, ma anche per chi vive il lutto. Sono stati attivati incontri aperti alla comunità per parlare di genitorialità, difficoltà educative e nuove sfide sociali. Un modo per allargare il confronto e abbattere lo stigma che ancora circonda la figura dello psicologo. Spesso, ha spiegato Rita, i genitori hanno bisogno semplicemente di qualcuno che li ascolti, che abbia attraversato lo stesso percorso.

Guardando indietro, Rita ha evidenziato ciò che è mancato alla sua famiglia: una rete concreta di aiuto quotidiano. Piccoli gesti come accompagnare un figlio a scuola o ritirare medicine possono diventare enormi ostacoli in un momento di crisi. Manca tempo, manca empatia, manca una comunità pronta a rallentare per stare accanto a chi è in difficoltà. La Casa di Joy nasce proprio per colmare quel vuoto.

Tra gli appuntamenti imminenti, Rita ha annunciato che ai primi di marzo sarà a Roma, a Montecitorio, dove presenterà un libro scritto insieme ad altre donne premiate come “Donne Coraggiose”. Un nuovo passo che unisce testimonianza personale e impegno civile. Quanto ai sogni nel cassetto, nessun progetto predefinito, ma una parola chiave: ascolto. Così è nata anche la palestra riabilitativa realizzata dalla struttura, partendo dalle esigenze delle famiglie. L’obiettivo resta uno: continuare a essere un punto di riferimento, con flessibilità e capacità di adattamento.

La diretta si è chiusa con un ringraziamento sentito da parte di Samuele Meton e di tutta la redazione di Nordest24. Una serata intensa, che ha mostrato come dal dolore possa nascere un impegno capace di cambiare la vita di molti.

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