Miró a Pordenone, il 2027 parte da Bertoia con un progetto pensato solo per la città
Alla Galleria Harry Bertoia dal 22 gennaio al 30 maggio 2027 un percorso inedito: 20 opere mai mostrate e 17 lavori presentati per la prima volta in Italia.
Pordenone affida a Joan Miró il debutto del suo anno da Capitale italiana della Cultura. La scelta del primo grande appuntamento del 2027 punta su un nome centrale del Novecento e su un’esposizione costruita appositamente per gli spazi della Galleria Harry Bertoia, chiamata a diventare uno dei luoghi simbolo della stagione culturale cittadina.
La mostra si intitola Joan Miró: la poesia degli oggetti e della materia e resterà aperta dal 22 gennaio al 30 maggio 2027. Il progetto nasce dalla collaborazione con la Fundació Joan Miró di Barcellona e porta a Pordenone un nucleo di opere che rende l’iniziativa particolarmente rilevante anche oltre i confini regionali.
Il dato che distingue l’esposizione è la sua unicità: venti lavori conservati nella raccolta della Fondazione catalana saranno visibili al pubblico per la prima volta, mentre altre diciassette opere arriveranno in Italia per un debutto assoluto nel nostro Paese.
Una mostra che dà il tono all’anno della Capitale
Per Prima Friuli, il valore della notizia non sta soltanto nel richiamo internazionale dell’artista, ma nel ruolo che questo evento assume per il territorio. L’apertura del 2027 con Miró è infatti anche un segnale sulla direzione scelta da Pordenone: investire su progetti originali, su partnership di profilo europeo e su uno spazio espositivo rinnovato per sostenere una programmazione di lungo respiro.
L’esposizione è promossa dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, attraverso PromoTurismoFVG, insieme al Comune di Pordenone. La produzione è firmata da Suazes, con Crédit Agricole Italia come main partner. La curatela è affidata a Véronique Dupas della Fundació Joan Miró, che ha impostato il percorso pensando in modo specifico alla sede pordenonese.
Dal punto di vista locale, l’appuntamento segna anche un passaggio importante per la Galleria Harry Bertoia, rinnovata per poter accogliere rassegne di livello internazionale. È una delle eredità più concrete legate al percorso verso il 2027 e offre alla città uno strumento stabile per ospitare grandi mostre anche in futuro.
Il percorso: poesia, oggetti, materia
L’itinerario espositivo si sviluppa attorno a tre parole chiave che aiutano a leggere il lavoro di Miró da prospettive diverse ma collegate tra loro. La prima è la poesia, intesa non come semplice tema, ma come parte profonda del suo linguaggio visivo e del dialogo con gli ambienti delle avanguardie del Novecento.
Una sezione mette a fuoco il rapporto dell’artista con il mondo letterario e con le esperienze parigine degli anni Venti, mostrando come segni, parole e immagini partecipino alla costruzione di un universo espressivo aperto e mobile. In questo contesto trova spazio anche il libro d’artista Adonides, nato con Jacques Prévert, dove testo e incisione si integrano in un’unica opera.
Il secondo asse è quello degli oggetti. Miró trasformava elementi comuni, sottratti al loro uso abituale, in presenze nuove, figure inattese, occasioni di invenzione. Assemblaggi, accostamenti, fotografie di studio e riferimenti alla dimensione quotidiana raccontano una pratica in cui ironia e libertà compositiva convivono con una riflessione più ampia sulla realtà.
La terza parte riguarda invece la materia e la sperimentazione tecnica. Qui emergono l’attenzione per superfici, supporti e procedimenti, dall’incisione alla scultura, fino all’uso del carborundum, tecnica che accentua rilievi e consistenza dell’immagine. Il segno, in questa prospettiva, non resta soltanto visivo ma acquista peso fisico, presenza, tattilità.
Un Miró meno conosciuto al centro della proposta
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è la volontà di mostrare un Miró non ridotto alle immagini più celebri. La mostra mette in relazione grafica, pittura, scultura, libri d’artista e ricerca sui materiali, offrendo al pubblico una lettura più ampia del suo lavoro e dei passaggi tra una tecnica e l’altra.
Viene così messo in evidenza un autore che trasferisce intuizioni da un linguaggio all’altro, senza compartimenti netti. Anche l’influenza della calligrafia giapponese, maturata soprattutto dopo il viaggio del 1966, contribuisce a chiarire l’evoluzione del gesto, dell’uso del nero e della costruzione compositiva.
Ad arricchire il percorso ci saranno inoltre fotografie, video e una colonna sonora originale composta per l’occasione da un autore contemporaneo, pensata in dialogo con le opere esposte. Un elemento che rafforza l’idea di una visita immersiva e non limitata alla sola osservazione delle sale.
Le ricadute attese per Pordenone e per il Friuli
Nelle dichiarazioni diffuse con la presentazione dell’iniziativa, le istituzioni regionali e comunali leggono la mostra come un volano per l’attrattività del territorio, per il turismo culturale e per la partecipazione delle scuole. L’arrivo di un progetto di questa portata viene interpretato come un’occasione per portare pubblico nuovo in città e, più in generale, in Friuli Venezia Giulia.
Il presidente della Regione Massimiliano Fedriga ha sottolineato il valore della cultura come leva di sviluppo per il territorio e per le giovani generazioni, mentre il sindaco di Pordenone Alessandro Basso ha evidenziato il peso simbolico dell’apertura del 2027 con un nome come Miró. L’assessore alla Cultura Alberto Parigi ha rimarcato invece il carattere su misura dell’esposizione e il ruolo della Galleria Bertoia nella nuova stagione cittadina.
Dal versante dei partner, Marco Minuz per Suazes ha richiamato il lavoro di ricerca svolto insieme alla Fondazione, mentre la direttrice della Fundació Joan Miró, Maribel López Zambrana, ha indicato nella tappa pordenonese un passaggio importante per la diffusione internazionale dell’opera dell’artista. Crédit Agricole Italia, attraverso la direttrice regionale Maria Teresa Innocente, ha confermato il sostegno al progetto come investimento culturale e territoriale.
Per Pordenone, insomma, non si tratta soltanto dell’annuncio di una mostra prestigiosa. È il primo banco di prova di un anno che dovrà misurarsi con aspettative alte, e che sceglie di iniziare con un progetto capace di unire richiamo internazionale, qualità scientifica e identità locale.
La sede sarà la Galleria Harry Bertoia di Pordenone; la rassegna aprirà il 22 gennaio e si concluderà il 30 maggio 2027. In collaborazione con la Fundació Joan Miró di Barcellona, il percorso porterà in Friuli un’occasione rara per vedere opere inedite e seguire da vicino una parte meno frequentata della ricerca di uno dei grandi protagonisti dell’arte del Novecento.
Con questo appuntamento, Pordenone comincia a raccontare in modo concreto che cosa vorrà essere nel 2027: una città capace di usare la cultura non come cornice, ma come motore reale di visibilità, partecipazione e crescita.