Memoria del Vajont, il Friuli Venezia Giulia studia l’ingresso nella Fondazione

In Commissione regionale torna il tema dell’adesione: sul tavolo una quota iniziale da 375mila euro e la possibilità di un posto nel Cda.

A cura di Web Team Web Team
30 ottobre 2026 14:59
Memoria del Vajont, il Friuli Venezia Giulia studia l’ingresso nella Fondazione -
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Il Friuli Venezia Giulia potrebbe entrare direttamente nella Fondazione Vajont 9 ottobre 1963, partecipando così anche alla sua governance. La prospettiva è riemersa in Consiglio regionale, dove la V Commissione ha dedicato un’audizione al futuro dell’ente che custodisce e promuove la memoria della tragedia.

Per la Regione si tratterebbe di un ingresso sostenuto da un versamento una tantum di 375mila euro, senza una contribuzione fissa negli anni successivi. In cambio, l’assetto aggiornato della Fondazione consentirebbe anche la presenza di un rappresentante del Fvg nel Consiglio di amministrazione.

Il confronto si è svolto a Trieste, nella seduta presieduta da Diego Bernardis, con la partecipazione del nuovo presidente Claudio Barzan, dell’ex presidente Roberto Padrin e del direttore generale Mauro Carazzai. L’audizione era stata chiesta dal consigliere regionale Andrea Carli per approfondire sia l’ipotesi di adesione sia le linee di sviluppo dell’ente.

Un tema che riguarda da vicino anche il territorio friulano

Nel corso dell’incontro è stato ribadito un punto centrale per il Friuli Venezia Giulia: il Vajont non è una vicenda percepita come esterna, ma una ferita che tocca direttamente anche questa regione. La diga e il versante coinvolto dalla frana ricadono infatti in un’area legata al territorio regionale, e il disastro lasciò conseguenze profonde anche sul piano umano.

Da qui l’idea che un eventuale ingresso del Fvg nella Fondazione possa rafforzare un lavoro condiviso sulla memoria, mettendo in relazione comunità e istituzioni che su quella pagina della storia continuano a misurarsi ancora oggi.

Roberto Padrin ha ricordato inoltre come il dialogo con il Friuli Venezia Giulia si sia consolidato durante le iniziative per il sessantesimo anniversario del 2023, celebrazione che ha segnato un passaggio importante anche per il rilancio della Fondazione.

Statuto aggiornato e spazio a nuovi soci istituzionali

Uno degli elementi più rilevanti emersi in Commissione riguarda la revisione dello Statuto, approvata ad agosto. Il nuovo impianto, come spiegato dal direttore generale Mauro Carazzai, apre all’ingresso di altri soggetti pubblici e prevede per loro una rappresentanza negli organi dell’ente.

La Giunta regionale, attraverso l’assessore alla Cultura Mario Anzil, ha fatto sapere che la valutazione sull’eventuale partecipazione sarà compiuta sulla base degli elementi emersi nel confronto consiliare. Dall’esecutivo è stato espresso apprezzamento per il lavoro fin qui svolto dalla Fondazione e per le attività messe in cantiere per i prossimi anni.

Scuole, archivio digitale e ricerca: la linea dei prossimi anni

Durante l’audizione è stata presentata anche la parte progettuale. Tra gli obiettivi indicati figurano un rafforzamento delle iniziative didattiche per gli studenti, la creazione di una banca dati digitale gratuita con documenti e testimonianze sul disastro e un premio da 10mila euro destinato a tesi universitarie.

La Fondazione punta anche a intensificare il lavoro con il mondo accademico, in particolare con le università di Padova e Milano-Bicocca, sui temi della prevenzione e della gestione del rischio. A Longarone, inoltre, è prevista per il 2027 l’organizzazione di un master in psicotraumatologia relazionale dedicato ai traumi collettivi.

Secondo Carazzai, la direzione è quella di dare una dimensione più ampia e stabile all’attività dell’ente, affiancando alle commemorazioni un percorso continuativo fatto di studio, formazione e collaborazione tra istituzioni.

Tra le attività già in essere è stato richiamato anche il lavoro degli informatori volontari che accompagnano i visitatori sul coronamento della diga. I numeri illustrati in Commissione parlano di circa 25mila presenze gestite nel 2024, 20mila nel 2025 e di una previsione di ritorno ai livelli del 2024 nell’anno in corso.

Il nodo delle risorse e il confronto politico

Sul piano economico, è stato precisato che la somma richiesta per l’adesione andrebbe a confluire nel fondo di dotazione della Fondazione e non sarebbe utilizzata per la gestione ordinaria. L’obiettivo sarebbe quello di generare rendimenti a sostegno delle attività, mentre eventuali ulteriori contributi resterebbero collegati a singoli progetti o a ricorrenze particolari.

Il dibattito in Commissione si è soffermato proprio su questo aspetto. Lucia Buna ha chiesto un approfondimento sul valore della quota, invitando a considerare sia quanto la Regione ha già destinato in questi anni alla valorizzazione della memoria del Vajont sia il lavoro svolto dalla Fondazione dalla sua nascita.

Andrea Carli ha invece indicato l’adesione come una possibilità concreta per dare più forza alle iniziative comuni e ampliare la diffusione della memoria del disastro. Anche Markus Maurmair ha richiamato il percorso già compiuto dal Friuli Venezia Giulia, sostenendo che un eventuale ingresso dovrebbe tradursi in progetti condivisi e operativi. La decisione, a questo punto, resta nelle valutazioni politiche della Regione, chiamata a capire se trasformare questa ipotesi in una scelta formale.

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