Medici che lasciano il pubblico, in Friuli il nodo non è solo il turn over

Liguori richiama i dati Anaao Assomed: in regione le uscite volontarie pesano più dei pensionamenti e il tema riguarda anche la tenuta della sanità territoriale.

03 ottobre 2026 15:04
Medici che lasciano il pubblico, in Friuli il nodo non è solo il turn over -
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Il punto, per la sanità friulana, non riguarda soltanto quanti professionisti entrano nel sistema, ma quanti decidono di uscirne prima del tempo. È da qui che parte l'intervento della consigliera regionale Simona Liguori, che richiama i numeri diffusi da Anaao Assomed e invita a guardare con attenzione alla capacità del servizio pubblico di trattenere i medici già in attività.

Secondo quanto evidenziato dall'esponente di Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, il Friuli Venezia Giulia rientra tra le realtà in cui le dimissioni volontarie hanno un peso particolarmente significativo rispetto ai pensionamenti. Un segnale che, nella lettura politica della consigliera, va oltre il semplice conteggio degli organici.

Un dato che pesa anche in Friuli Venezia Giulia

I numeri nazionali richiamati da Liguori parlano di 3.767 dimissioni volontarie tra i medici ospedalieri nel 2025, a fronte di 2.876 pensionamenti. In 12 regioni su 20, le uscite scelte dai professionisti hanno superato quelle legate alla fine della carriera lavorativa, e tra i territori indicati c'è anche il Friuli Venezia Giulia.

La consigliera sottolinea soprattutto un aspetto: non si tratta soltanto di personale arrivato al traguardo professionale. Chi lascia il servizio pubblico, secondo i dati citati, ha in media 48 anni. Dunque medici nel pieno dell'attività, con esperienza già consolidata e competenze che il sistema sanitario fatica poi a sostituire in tempi rapidi.

Perché il solo reclutamento non basta

Nel ragionamento portato in Consiglio regionale, Liguori insiste su un elemento che considera decisivo. Per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato nel 2025, 43 hanno scelto di dimettersi; considerando anche pensionamenti e altre cause, le uscite complessive arrivano a 77.

Da qui la conclusione politica: limitarsi a rivendicare nuove assunzioni non basta a descrivere lo stato della sanità pubblica. Se una quota così ampia di professionisti decide di andarsene, il problema riguarda anche le condizioni di lavoro, l'organizzazione e la sostenibilità del sistema nel medio periodo.

Il tema delle Case di Comunità e della medicina sul territorio

La riflessione della consigliera tocca anche la rete sanitaria territoriale, tema particolarmente sensibile in Friuli Venezia Giulia. Liguori segnala infatti situazioni in cui professionisti che avrebbero ancora la possibilità di restare in servizio starebbero valutando di interrompere l'attività.

Tra gli elementi richiamati c'è anche l'effetto dei nuovi assetti organizzativi legati alle Case di Comunità. Secondo la consigliera, quando chi può ancora lavorare prende in esame l'idea di lasciare, è necessario interrogarsi su come vengono strutturati i servizi e su quale impatto abbiano le scelte organizzative nella quotidianità dei medici.

La richiesta: trattenere chi c'è già

Nella sua presa di posizione, Liguori collega questo scenario a una gestione della sanità regionale che, a suo giudizio, deve fare i conti con carichi di lavoro elevati, difficoltà organizzative e una crescente fatica a rimanere nel pubblico. Il rischio, evidenzia, è quello di perdere professionalità preziose proprio mentre si cerca di rafforzare gli organici.

Per questo la consigliera chiede di non fermarsi al tema del reclutamento. La questione, per il Friuli Venezia Giulia, è anche capire come creare condizioni capaci di convincere i medici a restare nel servizio sanitario pubblico, evitando che il divario tra dimissioni e pensionamenti diventi un ulteriore fattore di fragilità per il sistema regionale.

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