Martina D’Adamo racconta il confine nel romanzo che riporta Trieste al centro

Nel nuovo libro della scrittrice triestina una vicenda familiare attraversa il Novecento tra città, Istria e passaggi cruciali della storia locale.

25 ottobre 2026 09:05
Martina D’Adamo racconta il confine nel romanzo che riporta Trieste al centro -
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Trieste torna a farsi personaggio, paesaggio interiore e luogo della memoria nel nuovo romanzo di Martina D’Adamo, autrice già conosciuta dai lettori regionali per i suoi precedenti lavori. Questa volta la scrittrice sceglie di muoversi dentro la storia della sua città, seguendo una traiettoria che unisce affetti, identità e confine.

Il libro si intitola “Trieste è una donna” e prende forma come un racconto che guarda al secolo scorso attraverso una lente privata. Al centro c’è infatti una dimensione familiare, ma il respiro è quello della grande storia: dagli anni Venti fino al secondo dopoguerra, con Trieste e l’Istria sullo sfondo di passaggi decisivi.

D’Adamo spiega di aver affrontato la scrittura con un ampio lavoro di approfondimento, spingendosi oltre la città per ricostruire il contesto storico legato alla Seconda guerra mondiale e alle vicende del territorio di confine. Un percorso di studio che, nelle intenzioni dell’autrice, sostiene un impianto narrativo insieme storico e biografico.

Una protagonista femminile per leggere la città

La figura che guida il romanzo è Santina, donna determinata, istruita, tenace, attraverso la quale Trieste acquista un volto preciso. La sua esperienza personale si intreccia con quella di un’intera comunità esposta ai cambiamenti politici e alle fratture del Novecento.

Attorno a lei si muove una città viva e complessa: il mare, il Carso, Barcola, Muggia, la Cittavecchia, i richiami dell’Istria. Elementi che nel libro non restano semplice cornice, ma diventano parte del carattere della protagonista e della tensione narrativa. La giovinezza, gli studi, la musica, poi l’irruzione degli eventi storici: dittature, guerra, occupazioni, mutamenti che incidono direttamente sulle esistenze.

Un ritorno narrativo alle radici triestine

Per la scrittrice si tratta anche di un ritorno netto al proprio orizzonte d’origine. Dopo “La civetta e il lupo”, ambientato tra le montagne friulane, D’Adamo riporta la sua scrittura nel capoluogo giuliano e sceglie un registro diverso, più legato alla memoria e alla ricostruzione del passato.

Il romanzo punta così a mettere in relazione ambiente e persone, mostrando quanto la storia di confine abbia lasciato segni profondi nelle famiglie e nella percezione stessa della città. Non solo una vicenda individuale, dunque, ma un modo per rileggere Trieste attraverso una presenza femminile capace di reggere urti, perdite e ripartenze.

Il percorso dell’autrice

Martina D’Adamo si è laureata in Lingue e letterature straniere all’Università degli Studi di Trieste e ha poi frequentato un master in comunicazione all’Università di Udine. Nel tempo ha lavorato nell’organizzazione di eventi per realtà culturali e sportive, occupandosi in particolare di ufficio stampa, oltre a collaborare come articolista con riviste regionali e del Triveneto.

Alla narrativa ha affiancato anche la pubblicazione di racconti e altri libri, tra cui il volume ironico “Pillole di buon umore per neo mamme” e il romanzo per ragazzi “Le cinque gemme”. Con questo nuovo titolo consolida un percorso che resta fortemente legato al territorio, ma con l’ambizione di parlare a un pubblico più ampio.

I volumi dell’autrice sono disponibili su Amazon Libri, mentre il suo profilo Instagram è martina_dadamo_books. In “Trieste è una donna” il richiamo locale non è un dettaglio decorativo: è il cuore stesso del racconto, costruito attorno a una città che continua a interrogare chi la vive e chi la racconta.

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