Lingua friulana, il nodo non è solo celebrativo: Pellegrino chiede un salto di scala europeo

Nel trentennale della legge regionale del 1996, la consigliera Avs richiama i ritardi dei servizi Rai in friulano e rilancia il tema delle tutele in Europa.

01 ottobre 2026 19:34
Lingua friulana, il nodo non è solo celebrativo: Pellegrino chiede un salto di scala europeo -
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La ricorrenza dei trent’anni della legge regionale sul friulano, per Serena Pellegrino, non può esaurirsi in una commemorazione istituzionale. Il punto, sostiene la consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, è capire se gli strumenti di tutela oggi siano davvero all’altezza di una comunità linguistica che chiede riconoscimento concreto e continuità.

Da qui il passaggio politico che la consigliera indica con chiarezza: la difesa della lingua friulana va rimessa dentro una cornice più ampia, capace di collegare il Friuli Venezia Giulia alle altre realtà minoritarie e autonome del continente. Non come questione identitaria chiusa in se stessa, ma come tema europeo legato a democrazia, pluralismo e diritti culturali.

Una ricorrenza che riapre il confronto

Il tema è emerso a Trieste, nell’Aula del Consiglio regionale, durante l’appuntamento dedicato ai 30 anni della legge regionale 15 del 1996, il provvedimento che ha fissato la tutela e la promozione della lingua e della cultura friulane e ha previsto il servizio per le lingue regionali e minoritarie.

Alla celebrazione hanno preso parte anche Carles Duarte i Montserrat, poeta e scrittore catalano, ed Eros Cisilino, presidente dell’Arlef. Per Pellegrino, quella norma rappresentò una scelta avanzata per la Regione, perché riconobbe nelle lingue del territorio — friulano, sloveno e tedesco — un patrimonio di valore generale e non un interesse di parte.

Il punto critico dei servizi Rai

Accanto al significato storico dell’anniversario, Pellegrino ha riportato l’attenzione su una questione rimasta aperta: i servizi informativi radiotelevisivi in lingua friulana nei palinsesti Rai, che secondo la consigliera continuano a scontare ritardi nonostante gli stanziamenti previsti.

Nel suo intervento ha evidenziato una distanza tra il livello delle dichiarazioni ufficiali e quello dell’attuazione pratica. Il richiamo è a evitare che la tutela resti solo sulla carta o venga indebolita da scelte gestionali che, invece di consolidare i diritti culturali, finiscono per renderli più fragili.

Dal Friuli all’Europa

La prospettiva indicata guarda oltre i confini regionali. Secondo Pellegrino, il Friuli Venezia Giulia dovrebbe rafforzare le relazioni con altri territori segnati da autonomie speciali e presenze linguistiche minoritarie, così da dare più peso politico alle comunità di confine anche nel confronto europeo.

In questa lettura, il friulano e le varianti presenti sul territorio non sono residui del passato né elementi folkloristici. Diventano invece strumenti di relazione, coesione e apertura, capaci di tenere insieme radicamento locale e dialogo internazionale.

Il trentennale della legge del 1996, quindi, viene letto dalla consigliera come un passaggio che obbliga la politica a misurarsi con risultati concreti. Per Prima Friuli, il nodo resta tutto qui: trasformare un impianto normativo importante in risposte attuali, visibili e utili anche per le nuove generazioni che vivono il friulano come parte del presente, non soltanto della memoria.

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