Friulano, tre decenni dopo la legge regionale il tema si sposta su scuola, media e digitale
In Consiglio regionale una seduta dedicata alla tutela linguistica: al centro il futuro del friulano e il ruolo dell’autonomia del Friuli Venezia Giulia.
Non solo memoria istituzionale, ma una discussione sul futuro concreto del friulano. La seduta celebrativa ospitata dal Consiglio regionale a Trieste, dedicata ai trent’anni della legge regionale 15 del 1996, ha rimesso al centro una questione che per il Friuli resta identitaria: come far vivere la lingua nelle aule, nell’informazione e negli strumenti digitali usati ogni giorno.
Quel provvedimento, approvato nel 1996, segnò un passaggio importante per la valorizzazione della lingua e della cultura friulane e portò anche alla nascita del servizio per le lingue regionali e minoritarie. A distanza di tre decenni, il confronto si è spostato dalla sola tutela formale alla capacità di rendere queste lingue presenti negli spazi della contemporaneità.
Per il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin, il Friuli Venezia Giulia ha costruito nel tempo una visione che riconosce il pluralismo linguistico come un patrimonio. Nel suo intervento ha richiamato il carattere di terra di incontro della regione e il percorso che ha portato a dare strumenti e riconoscimento alle comunità friulana, slovena e germanofona.
La sfida oggi è parlare ai più giovani
Nel dibattito emerso in Aula, uno dei punti più rilevanti ha riguardato il passaggio generazionale. Bordin ha indicato come decisivi gli ambiti della scuola, dei media e della trasformazione digitale, osservando che il plurilinguismo deve essere percepito dalle nuove generazioni come una risorsa attuale e non come un elemento confinato al passato.
In questa prospettiva, la tutela delle lingue storiche non viene letta soltanto come conservazione, ma come capacità di accompagnarle dentro i linguaggi del presente. È qui che si gioca, per il Friuli, una parte importante della tenuta culturale e della trasmissione della propria identità.
Dall’esperienza catalana un richiamo alle istituzioni
Alla cerimonia ha preso parte anche Carles Duarte i Montserrat, studioso della lingua catalana, accolto da Bordin con un saluto in marilenghe. Il suo intervento ha allargato lo sguardo al contesto europeo, descritto come un insieme di storie e comunità che trovano proprio nelle lingue una delle chiavi per comprendere il continente.
Duarte ha sottolineato il legame tra lingua, territorio e memoria collettiva, ricordando però che lo studio e la diffusione di una lingua aprono anche al confronto con gli altri. Nel passaggio conclusivo ha richiamato la responsabilità delle istituzioni: in un tempo segnato da movimenti migratori e identità in evoluzione, la difesa di una lingua storica richiede scelte precise e continuità d’azione.
Al termine della seduta, allo studioso è stato consegnato il sigillo del Consiglio regionale come segno di riconoscimento per la sua presenza all’iniziativa.
Il valore della legge del 1996 nel percorso del Friuli Venezia Giulia
In Aula erano presenti anche il presidente di Arlef, Eros Cisilino, e l’assessore regionale Pierpaolo Roberti, oltre a numerosi consiglieri. Cisilino ha richiamato il carattere anticipatore della norma del 1996, evidenziando come all’epoca il panorama italiano non offrisse esempi analoghi di tutela linguistica strutturata.
Roberti ha invece collegato il tema delle lingue minoritarie a uno degli assi della specialità regionale, ribadendo che la loro valorizzazione non riguarda soltanto le comunità che le usano quotidianamente, ma tocca un elemento costitutivo dell’autonomia del Friuli Venezia Giulia.
La ricorrenza celebrata a Trieste, per il Friuli, non resta quindi una semplice data simbolica. Riporta invece in primo piano una domanda politica e culturale molto concreta: come rendere il friulano e le altre lingue storiche protagonisti del presente, senza limitarli a un patrimonio da ricordare nelle occasioni ufficiali.