Latte pagato meno agli allevatori, il Friuli Venezia Giulia si muove: sì del Consiglio a una mozione sulla filiera
Il testo chiede controlli sulle pratiche sleali e misure per riequilibrare i margini tra allevatori e vendita al consumo.vati dai consumatori nei negozi.
Il nodo resta sempre lo stesso: chi produce incassa meno, ma per le famiglie il conto alla cassa non alleggerisce in modo proporzionato. Su questo squilibrio il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato una mozione dedicata al comparto del latte, con l’obiettivo di rafforzare tutele e controlli lungo la filiera.
Il documento è passato con un consenso molto ampio. A promuoverlo sono stati i consiglieri della Lega con primo firmatario Alberto Budai e Maddalena Spagnolo per Futuro nazionale. L’unica astensione registrata in Aula è stata quella di Giulia Massolino del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg.
Per una regione dove l’allevamento e la trasformazione lattiero-casearia hanno un peso rilevante anche sul tessuto economico locale, il tema tocca direttamente aziende, stalle e territori. La discussione ha infatti riportato al centro il problema dei margini compressi per i produttori, a fronte di prezzi al consumo che non seguono lo stesso andamento al ribasso.
Il punto politico: difendere chi produce senza scaricare il peso a valle
Nel dibattito è stato richiamato il calo del valore riconosciuto alla stalla, indicato fino a 30 centesimi al litro, con effetti immediati sui bilanci degli allevatori. Budai ha inoltre ricordato che il costo medio di produzione supera i 55 euro per ettolitro, un dato che rende ancora più evidente la difficoltà di tenere in equilibrio i conti aziendali.
Secondo l’impostazione della mozione, il problema non riguarda soltanto il reddito di chi lavora nel settore primario. Il punto è che il ribasso all’origine, come è stato sottolineato in Aula, non si traduce automaticamente in un vantaggio per i consumatori, creando così una frattura economica lungo tutta la catena commerciale.
Che cosa viene chiesto alla Giunta regionale
Tra gli impegni contenuti nel testo c’è il sostegno alle iniziative già avviate a livello nazionale, anche nel raccordo con la Conferenza delle politiche agricole. L’indirizzo politico è quello di accompagnare misure capaci di riequilibrare il rapporto tra costi di produzione, remunerazione agli allevatori e prezzi finali.
Un altro passaggio riguarda la richiesta di attivare un sistema nazionale per raccogliere segnalazioni su eventuali pratiche commerciali sleali, così da permettere controlli più tempestivi e, se necessario, l’applicazione di sanzioni.
La mozione sollecita anche una revisione dei meccanismi con cui viene calcolato il costo di produzione. In particolare, si chiede di verificare un modello ponderato che tenga conto delle differenze territoriali e del peso effettivo delle diverse aree nella produzione lattiera italiana.
Le misure richiamate tra Italia ed Europa
Nel testo trovano spazio pure interventi più ampi a tutela del settore lattiero-caseario, compreso il sostegno all’export e l’eventuale utilizzo dello strumento nazionale di crisi. Tra le opzioni indicate compare anche la polverizzazione del latte da destinare a fini umanitari.
La mozione richiama inoltre il livello europeo, chiedendo attenzione sull’applicazione della direttiva UE 2019/633 contro le pratiche sleali nei rapporti tra imprese della filiera agroalimentare. Il riferimento è alla necessità di vigilare su dinamiche di mercato che possano spingere i prezzi sotto i costi di produzione.
Le posizioni emerse in Aula
Nel confronto consiliare sono arrivati sostegni da più gruppi. Rosaria Capozzi del M5S ha espresso condivisione del testo, ritenendo evidente la criticità sia per gli allevatori sia per chi acquista. Furio Honsell di Open Sinistra Fvg ha posto l’attenzione anche sul tema della riconoscibilità del vero latte e sul peso esercitato dalle grandi industrie.
Favorevole pure Massimo Mentil del Pd, che ha parlato di una difficoltà non nuova per il lattiero-caseario e della necessità di difendere maggiormente i comportamenti corretti dei produttori rispetto alle condotte scorrette.
Di segno diverso l’astensione di Giulia Massolino. La consigliera ha osservato che il documento interviene su un sistema che presenta problemi strutturali e ha invitato ad allargare il ragionamento alle cause della crisi, alla tenuta del modello produttivo e alla capacità di costruire filiere più resilienti.
L’assessore Zannier: aziende sotto pressione tra costi e mercato
Parere positivo alla mozione è arrivato anche dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier. Nel suo intervento ha ricordato il lavoro svolto finora dalla Regione insieme al livello nazionale, soffermandosi sulle difficoltà che le imprese incontrano nel tenere insieme ricavi e spese.
Zannier ha citato, tra i fattori di criticità, la presenza sul mercato italiano di prodotti esteri, la caduta dei prezzi, il rapporto tra produzione e gestione dei pascoli e il tema delle misure contributive. Ha aggiunto però che non può essere considerata accettabile l’idea di ottenere contributi pari al 100 per cento delle entrate.
Il voto dell’Aula non risolve da solo il problema del latte pagato poco agli allevatori friulani, ma indica una linea politica precisa: riportare equilibrio in una filiera che, per il Friuli Venezia Giulia, resta strategica sia sul piano economico sia su quello sociale.