Judrio, il caso arriva in Consiglio regionale: dubbi su scavi e tutela del torrente a Cormòns

Interrogazione di Rosaria Capozzi sui lavori a Molin Nuovo: focus su effetti ambientali, studi preliminari e destino dei materiali rimossi.

26 ottobre 2026 15:41
Judrio, il caso arriva in Consiglio regionale: dubbi su scavi e tutela del torrente a Cormòns -
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A Cormòns il confronto sui lavori lungo il Judrio si sposta sul piano politico e tecnico. In Regione è stata presentata un’interrogazione per chiedere spiegazioni sugli interventi eseguiti in località Molin Nuovo, con particolare attenzione agli effetti sul corso d’acqua e alla loro reale efficacia sul fronte della sicurezza idraulica.

A sollevare il tema è la consigliera regionale Rosaria Capozzi del Movimento 5 Stelle, che chiede alla Giunta Fedriga una serie di risposte puntuali. Il punto centrale, nella sua iniziativa, è capire se le opere realizzate siano state accompagnate da valutazioni adeguate sotto il profilo ambientale e tecnico, in un’area dove il rapporto tra protezione del territorio e conservazione degli equilibri naturali resta particolarmente delicato.

Il nodo dei materiali rimossi dall’alveo

Tra gli aspetti evidenziati nell’interrogazione c’è la gestione del materiale litoide prelevato durante i lavori. La quantità indicata è di circa 14.500 metri cubi, un dato che porta la consigliera a domandare quale destinazione sia stata scelta e con quali criteri.

Capozzi richiama anche una possibile ricaduta per altre zone del territorio. In particolare chiede se l’area individuata per il conferimento avrebbe potuto essere valutata come possibile cassa di espansione del torrente Versa, con l’obiettivo di contribuire a contenere il rischio di allagamenti nelle località di Mariano, Fratta e Versa, invece di essere colmata con la ghiaia estratta.

Le verifiche richieste prima dell’avvio delle opere

Un altro punto riguarda gli approfondimenti tecnici che avrebbero dovuto precedere l’apertura del cantiere. L’esponente pentastellata domanda se siano stati effettuati gli studi sedimentologici previsti e se le opere in questione possano davvero incidere nella prevenzione o nella limitazione degli effetti delle piene.

Nella richiesta alla Giunta viene richiamato anche il tema dei tempi. Secondo quanto osserva Capozzi, i lavori sarebbero stati approvati già da alcuni anni e questo apre un interrogativo sulla loro collocazione temporale rispetto agli eventi alluvionali richiamati nell’interrogazione. Da qui la domanda politica: se si tratta di interventi utili a ridurre il rischio, perché non sono stati realizzati prima?

Ambiente fluviale e coerenza con gli strumenti di tutela

La consigliera mette poi l’accento sui possibili effetti delle opere sull’ecosistema del Judrio, sulla conformazione dell’alveo e sulla vegetazione presente lungo le sponde. Il tema, per un’area come quella del Cormonese, tocca direttamente il rapporto tra manutenzione dei corsi d’acqua e salvaguardia di un contesto naturale che richiede equilibrio negli interventi.

Nell’interrogazione viene richiamata inoltre la necessità di verificare la coerenza dei lavori con gli obiettivi di riqualificazione ambientale previsti dal Contratto di fiume Judrio e con il quadro normativo europeo sul ripristino della natura. Capozzi segnala anche come elemento da chiarire il fatto che sarebbe stato commissionato uno studio sull’intero bacino mentre alcune opere risultano già eseguite.

Il passaggio in Consiglio regionale punta quindi a fare luce su un intervento che riguarda non solo la gestione del torrente, ma più in generale il modo in cui vengono pianificate le opere sui corsi d’acqua del Friuli. Il confronto ora si concentra sulle risposte che arriveranno dalla Giunta e sulla documentazione tecnica che sarà messa a disposizione.

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