Isonzo a Straccis, in Consiglio regionale AVS mette nel mirino i 14 milioni per le traverse

Pellegrino dopo il passaggio in IV Commissione: mancano un progetto definito, un confronto con alternative e un tavolo con la Slovenia

16 giugno 2026 19:46
Isonzo a Straccis, in Consiglio regionale AVS mette nel mirino i 14 milioni per le traverse -
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Il confronto sulle opere previste lungo l’Isonzo, nel tratto di Straccis a Gorizia, entra in una fase apertamente politica. Al centro ci sono i finanziamenti già destinati dalla Regione, più di 14 milioni di euro, e i dubbi sollevati da Alleanza Verdi e Sinistra su un intervento che, secondo la consigliera regionale Serena Pellegrino, non sarebbe stato ancora illustrato con un progetto completo.

La contestazione è stata rilanciata dopo l’audizione in IV Commissione dedicata alla mitigazione dell’hydropeaking, cioè gli sbalzi di portata del fiume. Per AVS, quanto presentato finora si fermerebbe all’ipotesi di due traverse, senza un quadro tecnico conclusivo, senza costi definitivi e senza una comparazione strutturata con altre possibili soluzioni.

Il punto politico aperto in Commissione

Secondo Pellegrino, il nodo non riguarda soltanto la scelta dell’opera, ma il percorso seguito per arrivarci. La consigliera sostiene che su un’area delicata dal punto di vista ambientale servissero elementi più solidi prima di impegnare risorse pubbliche di questa entità.

Nella discussione in Commissione, AVS ha chiesto di ampliare il ventaglio delle opzioni prese in esame. L’obiezione di fondo è che il quadro finora emerso non chiarirebbe abbastanza se le traverse siano davvero la risposta più adatta per il tratto goriziano dell’Isonzo.

Il tema del rapporto con la Slovenia

Per la consigliera, la questione non può essere affrontata solo su scala regionale, perché il fiume e la sua regolazione hanno una dimensione transfrontaliera evidente. Da qui la richiesta di spostare il confronto anche a livello nazionale, con un’interlocuzione diretta tra Italia e Slovenia sulla gestione dei rilasci d’acqua.

Pellegrino ha richiamato anche il tema delle competenze nella cooperazione internazionale sul bacino dell’Isonzo, spiegando che la vicenda è arrivata in Parlamento attraverso un’interrogazione presentata, riferisce, con il contributo dell’onorevole Luana Zanella.

Le riserve sul richiamo al Trattato di Osimo

Tra i passaggi contestati c’è pure il riferimento al Trattato di Osimo. Nella ricostruzione fatta dalla consigliera, l’accordo di cooperazione economica non prevedeva un bacino di rifasamento in territorio italiano e il richiamo a quella soluzione sarebbe stato introdotto successivamente, nel 1977, nell’ambito della Commissione mista Italia-Jugoslavia.

Per AVS quel quadro appartiene però a una stagione ormai superata. Per questo la Regione, secondo Pellegrino, dovrebbe chiarire se l’impostazione oggi seguita sia davvero coerente con gli orientamenti scientifici più aggiornati, con le politiche ambientali europee e con gli impegni che riguardano la collaborazione oltreconfine.

Deflusso del fiume, agricoltura e opere collegate

Nel merito, AVS indica come priorità il mantenimento di un deflusso ecologico adeguato dell’Isonzo, capace di tenere insieme tutela della biodiversità e fabbisogni irrigui. La consigliera collega questo punto anche agli obiettivi europei sul ripristino della natura.

Un altro capitolo riguarda il rapporto tra le opere previste sul canale scolmatore del Cormor, destinato a scaricare nel Torre e quindi nell’Isonzo, e gli interventi pensati per contrastare gli sbalzi di portata. La domanda posta in Commissione è quale sia la finalità complessiva: mitigazione dell’hydropeaking, esigenze agricole, laminazione oppure un insieme di obiettivi diversi.

Secondo Pellegrino, senza una lettura unitaria del sistema fluviale il rischio è valutare ogni intervento separatamente, senza coglierne gli effetti cumulativi sull’ambiente. Da qui la richiesta di una valutazione strategica complessiva, non limitata al singolo progetto.

Cosa chiede ora AVS alla Regione

La posizione espressa dalla consigliera è netta anche sul piano istituzionale. AVS sollecita maggiore trasparenza sullo stato delle opere, sulla loro funzione reale e sull’equilibrio tra usi irrigui e produzione idroelettrica.

Pellegrino ha inoltre reso noto di aver presentato un esposto alla Corte dei Conti in relazione ai 14 milioni di euro impegnati per il progetto consortile. La richiesta politica, infine, è di aprire un confronto con i territori interessati e di attivare un’iniziativa formale con la Slovenia prima di procedere oltre su un dossier che, per Gorizia e per l’asta dell’Isonzo, resta particolarmente sensibile.

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