Incendio sull’Amariana, l’evacuazione del bestiame rilancia il nodo delle strutture agricole in Carnia
Ottanta capi spostati dall’azienda Adami durante l’emergenza di Ferragosto: restano da valutare le conseguenze produttive.
L’emergenza che ha interessato l’area del Monte Amariana lascia effetti che vanno oltre il fronte dell’incendio. A Tolmezzo, tra le ricadute più concrete per il territorio, c’è anche il trasferimento urgente di circa 80 bovini dell’azienda agricola Adami, allontanati dalla zona minacciata dalle fiamme e ospitati al Centro Zonale Aste.
La scelta di spostare gli animali si è resa necessaria quando il rogo si è avvicinato alla località di Pissebus. L’operazione ha consentito di mettere in sicurezza il bestiame, ma ha comportato una situazione di forte stress per i capi, con effetti sui cicli produttivi successivi che l’azienda sta ancora valutando.
Una rete locale attivata nelle ore decisive
Nella fase più delicata non si è mosso soltanto il sistema dei soccorsi. Anche il comparto agricolo e zootecnico della Carnia ha dato un contributo diretto, offrendo mezzi, disponibilità operativa e supporto organizzativo in un momento in cui servivano risposte immediate.
Secondo quanto emerso dal territorio, la priorità è stata trovata in tempi rapidi una sistemazione adeguata per gli animali, insieme alla tutela delle persone. In questo passaggio è stata determinante la collaborazione tra istituzioni e realtà del settore.
La vicesindaca di Tolmezzo Laura D’Orlando ha richiamato il lavoro condiviso tra Comune, Comunità di montagna, Associazioni Allevatori FVG, Cooperativa Malghesi della Carnia e Val Canale e altre componenti della filiera. Un riconoscimento è stato rivolto anche alle aziende agricole, alle imprese edili e ai cittadini che hanno dato una mano durante l’emergenza di Ferragosto.
Il Centro aste torna al centro del dibattito
Proprio l’utilizzo del Centro Zonale Aste come punto di accoglienza temporanea per i bovini ha riportato in primo piano un progetto già inserito nella programmazione della Comunità di montagna della Carnia. Si tratta della realizzazione di una struttura centralizzata di supporto all’attività agro-zootecnica, per un valore complessivo di 2 milioni di euro.
L’intervento punta a rendere più moderna e funzionale una sede considerata strategica per il sistema allevatoriale locale. L’idea è quella di offrire servizi utili alle aziende, migliorando al tempo stesso la capacità del territorio di affrontare esigenze sanitarie, logistiche e organizzative.
Tra le opere previste figurano la riqualificazione degli spazi interni, ambienti utilizzabili anche per future aste bovine, aree dedicate alla formazione degli operatori e un magazzino refrigerato per conservare i prodotti degli associati.
Un presidio per le aziende e per la montagna
La prospettiva riguarda anche le produzioni di malga, che potrebbero contare su una cella frigo a supporto della conservazione. Un tassello che, nelle intenzioni degli enti coinvolti, dovrebbe aiutare la filiera corta e dare più forza alla valorizzazione commerciale delle produzioni del territorio.
L’episodio avvenuto a Pissebus ha inoltre riportato l’attenzione sul ruolo quotidiano delle aziende agricole e zootecniche nella gestione della montagna. Non si tratta soltanto di attività economiche: prati, pascoli e superfici coltivate rappresentano anche un presidio concreto per il paesaggio e per l’equilibrio del territorio.
Il vicepresidente della Comunità di montagna della Carnia con delega all’agricoltura, Claudio Coradazzi, ha collegato quanto avvenuto alla necessità di continuare a investire in strumenti stabili e infrastrutture adeguate. In questa ottica, la riqualificazione del Centro Zonale Aste viene letta come una risposta utile sia per la vita ordinaria delle imprese sia per affrontare con maggiore efficacia situazioni straordinarie come quella vissuta nei giorni scorsi in Carnia.