Incendi e animali in fuga, in Regione si apre il dossier sulle aree friulane attorno ai roghi
Una mozione chiede controlli anche fuori dai terreni bruciati: l’attenzione si sposta sulla fauna che si rifugia nelle zone vicine.
Non c’è soltanto il fronte delle superfici annerite dal fuoco. In Friuli, dopo gli incendi, il tema si allarga anche agli animali selvatici che hanno lasciato le zone colpite e si sono spostati nei territori vicini, dove possono trovarsi in una condizione di fragilità non sempre immediatamente visibile.
È su questo passaggio, cruciale soprattutto nelle settimane successive ai roghi, che approda in Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia una mozione presentata dalle consigliere Simona Liguori e Rosaria Capozzi. L’atto punta a chiedere alla Giunta un’attenzione più ampia rispetto al solo perimetro incendiato.
La proposta è stata sottoscritta anche da Giulia Massolino, Massimo Moretuzzo e Marco Putto di Patto per l’Autonomia-Civica Fvg. Al centro c’è la necessità di seguire gli effetti indiretti degli incendi sul patrimonio faunistico, considerando che rifugi, disponibilità di cibo e condizioni ambientali possono restare compromessi a lungo.
Perché l’attenzione si sposta oltre le aree bruciate
Il ragionamento contenuto nella mozione parte da un dato semplice: quando un incendio è esteso, molti animali sono costretti a cercare riparo altrove. Questo significa che porzioni di territorio non toccate direttamente dalle fiamme possono ritrovarsi a ospitare una presenza superiore al normale.
Una pressione improvvisa su aree limitrofe può mettere in difficoltà gli equilibri naturali, anche perché le risorse disponibili restano quelle ordinarie. Da qui la richiesta di una verifica specifica non solo dove il fuoco è passato, ma anche nelle zone che diventano approdo per la fauna in fuga.
La richiesta alla Giunta regionale
Nel documento le consigliere chiedono di rafforzare il monitoraggio della situazione faunistica dopo gli incendi, costruendo criteri chiari per capire quando gli animali presenti nei territori circostanti si trovino in condizioni di particolare vulnerabilità.
L’obiettivo indicato è accompagnare con controlli continuativi la fase che segue lo spegnimento dei roghi. È proprio in quel periodo, infatti, che il paesaggio continua a trasformarsi e che gli spostamenti della fauna possono produrre effetti anche lontano dall’area investita direttamente dall’incendio.
Il precedente richiamato: la nota Ispra
A sostegno della mozione viene citata una nota diffusa da Ispra nel 2017 e indirizzata alle Regioni. In quel documento si indicava l’opportunità di osservare la fauna sia nei terreni interessati dagli incendi sia nei settori vicini, proprio per cogliere le conseguenze più ampie sull’ecosistema.
Le firmatarie ricordano inoltre che la stessa nota prevedeva, nei casi ritenuti più delicati, la possibilità di valutare eventuali interventi sulla regolazione del prelievo venatorio. Un richiamo che inserisce la discussione friulana dentro un quadro tecnico già definito a livello nazionale.
Il focus sulla montagna friulana
Il tema era stato sollevato nei giorni scorsi anche da Gianluca Galasso, coordinatore della lista civica Latus Anniae, che aveva evidenziato la necessità di approfondire la condizione della fauna sopravvissuta ai roghi e oggi presente nelle aree circostanti, ringraziando le consigliere per l’iniziativa depositata.
Nelle dichiarazioni che accompagnano la mozione, Liguori e Capozzi insistono in particolare sulla montagna friulana, dove gli effetti di incendi di grande estensione possono continuare a farsi sentire per mesi. L’idea è che la fine dell’emergenza visibile non coincida automaticamente con il ritorno all’equilibrio per gli animali e per gli habitat coinvolti.
Il passaggio in Consiglio regionale porta così l’attenzione su una fase meno evidente ma decisiva: quella del dopo. Per il Friuli, il punto non riguarda solo la ricostruzione ambientale delle zone bruciate, ma anche la capacità di seguire ciò che accade appena oltre quei confini, dove la fauna cerca nuove condizioni di sopravvivenza.