Impianti per il verde, scontro in Regione sui contributi: Avs contesta esclusioni e verifiche
Serena Pellegrino vota contro il regolamento regionale: dubbi sulla soglia minima per i finanziamenti e sui controlli negli impianti più piccoli.
Nel dibattito regionale sulla gestione dei residui provenienti dalla manutenzione del verde, il punto più contestato riguarda chi resta fuori dai contributi pubblici. A sollevare il caso è la consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra Serena Pellegrino, che ha espresso voto contrario sul regolamento collegato alla delibera di Giunta del 2 ottobre 2026.
La misura riguarda gli impianti che trattano rifiuti derivanti dal verde pubblico e privato, ma secondo l’esponente di Avs l’impostazione scelta non offre garanzie sufficienti sul piano ambientale. In particolare, Pellegrino mette in discussione il fatto che gli aiuti siano destinati soltanto alle strutture con una capacità pari o superiore a mille tonnellate all’anno.
Il nodo della soglia minima
Secondo la consigliera, il problema non si ferma agli impianti di maggiori dimensioni. Anche le realtà più piccole, escluse dai finanziamenti, possono presentare criticità nella gestione dei conferimenti e degli scarti, con possibili effetti sull’ambiente se le procedure non sono adeguate.
Nella sua nota, Pellegrino osserva che il rischio non si annulla al di sotto della soglia prevista dal regolamento. Da qui la domanda politica posta in aula: come verranno affrontati gli interventi necessari negli impianti che non potranno accedere ai contributi, pur dovendo trattare materiali che richiedono attenzione e sistemi di controllo?
I dubbi su reflui e vigilanza
Tra gli aspetti evidenziati c’è quello delle opere considerate necessarie per gestire correttamente i siti, come le superfici dedicate e i sistemi per il controllo delle acque. Per Pellegrino, il tema rinvia direttamente alla qualità delle verifiche sui materiali in ingresso e alla capacità di prevenire situazioni problematiche, compresa la formazione di percolato in caso di conferimenti non idonei.
La risposta ricevuta dall’assessore, riferisce la consigliera, avrebbe richiamato anche la limitata disponibilità di personale per i controlli. Un elemento che, nella lettura di Avs, rende ancora più delicato il quadro e rafforza le perplessità sulla scelta di sostenere economicamente nuovi interventi senza un presidio ritenuto sufficiente.
Il tema dei conferimenti dal Veneto
Nell’intervento viene citato anche un altro dato ritenuto rilevante nel confronto politico in Friuli Venezia Giulia: una quota dei rifiuti del verde urbano arriverebbe dal vicino Veneto e rappresenterebbe circa un terzo del totale conferito. Un elemento che, secondo Pellegrino, potrebbe spingere verso l’ampliamento degli impianti esistenti o verso nuove realizzazioni.
Per la consigliera, questo scenario impone una riflessione non solo economica ma soprattutto ambientale, perché l’aumento dei flussi richiederebbe un sistema di regole e verifiche in grado di reggere l’impatto complessivo.
Le modifiche chieste e il voto contrario
Pellegrino ha inoltre criticato la scelta di rinviare a un verbale allegato le proposte avanzate dai colleghi Buna e Budai sugli impianti sotto soglia. A suo giudizio, quelle osservazioni non modificano in modo concreto il regolamento, che resta immutato nella sua sostanza.
Da qui la richiesta, rimasta senza esito, di inserire direttamente nel testo destinato alla Giunta le correzioni ritenute necessarie. La consigliera sostiene che l’obiettivo dichiarato del provvedimento dovrebbe essere prima di tutto la protezione ambientale, mentre l’effetto di sostegno alle imprese dovrebbe semmai essere una conseguenza e non il centro della misura. Per questa ragione, conclude, senza risposte sul trattamento dei reflui negli impianti esclusi e senza risorse adeguate per vigilare, la tutela dell’ambiente rischia di restare soltanto un impegno sulla carta.