Il Friuli perde Italo Zannier, studioso della fotografia e voce legata a Spilimbergo

Scomparso uno dei riferimenti italiani per la storia della fotografia. L’Università di Udine ricorda il docente e la laurea honoris causa del 2004.

28 ottobre 2026 15:32
Il Friuli perde Italo Zannier, studioso della fotografia e voce legata a Spilimbergo -
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Con Italo Zannier se ne va una figura che ha segnato in profondità il racconto della fotografia italiana e che in Friuli ha lasciato un’impronta riconoscibile, culturale prima ancora che accademica. La notizia della sua scomparsa ha raggiunto anche l’Università di Udine, che ne ha ricordato il percorso umano e scientifico.

Nato a Spilimbergo, Zannier è stato tra i pionieri degli studi universitari dedicati alla fotografia nel nostro Paese. Il suo nome resta legato anche all’ateneo friulano, dove insegnò Storia e tecnica della fotografia e dove nel 2004 ricevette la laurea honoris causa in Conservazione dei beni culturali.

Il riconoscimento dell’ateneo udinese

L’Università di Udine e il rettore Angelo Montanari hanno espresso il loro cordoglio per la scomparsa dello studioso, ricordandone il contributo dato alla ricerca, alla divulgazione e alla tutela del patrimonio fotografico.

Il conferimento della laurea honoris causa risale al 29 settembre 2004, su proposta dell’allora Facoltà di lettere e filosofia. In quell’occasione Zannier tenne una lectio dal titolo “Il sogno della fotografia”, mentre la laudatio fu affidata a Caterina Furlan, allora preside della facoltà.

Nello stesso autunno fu anche protagonista di un altro momento significativo per l’università udinese: inaugurò il Laboratorio informatico per la documentazione storico artistica, il Lida, con un intervento dedicato a “Carlo Scarpa nella fotografia in archivio”.

Un riferimento nato in Friuli

Il legame con il territorio non è mai stato secondario nella sua biografia. Zannier fu infatti uno dei nomi che hanno contribuito alla crescita del Centro di ricerca e archiviazione della fotografia di Lestans, il Craf, realtà che ha dato a Spilimbergo e al suo comprensorio una centralità riconosciuta nel panorama fotografico nazionale e internazionale.

Prima ancora dell’attività accademica, si era avvicinato al cinema per poi dedicarsi alla fotografia. Nel 1955, insieme al Gruppo friulano per una nuova fotografia, pubblicò proprio a Spilimbergo quello che viene ricordato come il primo, e forse unico, manifesto della fotografia neorealista.

Nel 1963 firmò inoltre il primo fotolibro sul Friuli Venezia Giulia, con commento di Elio Bartolini, aggiungendo un altro tassello a un lavoro che ha spesso intrecciato ricerca visiva e identità del territorio.

Dalla macchina fotografica all’insegnamento

Tra gli anni Sessanta e Settanta pubblicò numerosi volumi fotografici, molti dei quali dedicati all’architettura e al paesaggio, senza trascurare artisti come Giuseppe Zigaina e Luigi Spacal. Il 1976, anno del terremoto in Friuli, rappresentò un passaggio decisivo anche nella sua vicenda professionale.

Dopo la mostra “Fotografia & fotografia”, allestita a Pordenone, si allontanò progressivamente dall’attività di fotografo per concentrarsi quasi del tutto sulla docenza universitaria, sulla critica e sulla storia della fotografia. Insegnò in sedi importanti, da Venezia a Bologna, da Milano a Ravenna, fino a Udine e Ca’ Foscari.

Addio a Italo Zannier, il cordoglio dell’Università di Udine
Addio a Italo Zannier, il cordoglio dell’Università di Udine

La sua produzione scientifica è stata vastissima: centinaia di pubblicazioni, ma anche opere di sintesi e antologie diventate strumenti di riferimento per chi studia la storia della fotografia.

Mostre, studi e un’eredità culturale ampia

Accanto all’attività didattica, Zannier ha lavorato a lungo come critico e curatore, seguendo molte mostre in Italia e all’estero. Il suo profilo di studioso lo ha portato a essere considerato uno dei massimi esperti del settore.

Tra gli incarichi più rilevanti c’è anche la presidenza del comitato scientifico del Museo di Storia della fotografia fratelli Alinari di Firenze. Per il Friuli resta però soprattutto l’immagine di un intellettuale che ha contribuito a costruire, partendo da Spilimbergo, una cultura della fotografia capace di parlare ben oltre i confini regionali.

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