Grifoni uccisi da veleno in Austria, il caso arriva fino a Cornino: coinvolti anche esemplari legati alla riserva friulana
La moria nella valle del Lesach tocca da vicino Forgaria nel Friuli. In Consiglio regionale si apre il confronto su controlli, monitoraggio e risorse.
La colonia di grifoni del Lago di Cornino torna al centro dell’attenzione dopo quanto accaduto oltreconfine, in Austria, dove sei rapaci sono stati trovati morti e un settimo è rimasto ferito. La vicenda interessa da vicino anche il Friuli, perché alcuni degli animali coinvolti risultano collegati alla riserva di Forgaria nel Friuli, uno dei punti più importanti per la presenza della specie sull’arco alpino.
Il caso è approdato anche in Consiglio regionale. A richiamare l’attenzione è stata la consigliera Serena Pellegrino, che aveva presentato un’interrogazione scritta, mentre sul tema è stato sollevato anche un question time dal consigliere Bernardis. Dalla risposta dell’assessore Stefano Zannier, per quanto riferito dalla stessa consigliera, emerge che gli approfondimenti amministrativi e giudiziari fanno capo alle autorità austriache.
Cornino osserva gli sviluppi oltreconfine
Per il territorio friulano il punto più delicato riguarda proprio il legame tra gli esemplari colpiti e la riserva naturale regionale del Lago di Cornino. L’area di Forgaria rappresenta da anni un riferimento per i programmi di conservazione e reintroduzione del grifone, con un ruolo che va ben oltre i confini regionali.
Per questo la moria registrata nella valle del Lesach, tra Tirolo e Carinzia, non viene letta come un fatto distante. La perdita di adulti in un momento sensibile come quello della nidificazione pesa anche sul lavoro portato avanti in Friuli per la tutela di una specie particolarmente protetta.
L'ipotesi del carbofurano e il nodo delle indagini
Tra gli elementi emersi nel dibattito istituzionale c’è l’ipotesi di un avvelenamento provocato dal carbofurano, sostanza vietata nell’Unione europea dal 2008. Al momento, però, il quadro resta legato all’inchiesta aperta in Austria, coperta da riserbo istruttorio.
La Regione Friuli Venezia Giulia, in questa fase, non può agire direttamente sugli accertamenti. L’attesa è quindi legata agli esiti delle verifiche in corso fuori dal territorio italiano, in un contesto che richiama inevitabilmente la necessità di collaborazione tra Paesi su episodi che colpiscono fauna selvatica protetta e popolazioni animali che si muovono liberamente attraverso le Alpi.
Il confronto in Regione su risorse e controlli
Nel corso della risposta fornita in Aula è stato anche evidenziato che le aree naturali protette del Friuli Venezia Giulia non avrebbero subito riduzioni di fondi e che nel tempo sono state assegnate risorse considerate adeguate per la tutela del patrimonio faunistico.
Uno dei temi più discussi riguarda però il monitoraggio degli spostamenti dei rapaci. Il controllo tramite dispositivi satellitari e sistemi Gps permette di seguirne i movimenti e ricostruire i percorsi, ma dal confronto politico è emerso anche che non tutti gli esemplari risultano ancora dotati di collare identificativo.
Su questo fronte Pellegrino ha annunciato l’intenzione di presentare un emendamento in occasione dell’assestamento di bilancio di luglio, con la richiesta di un ulteriore sostegno economico per la riserva. Sempre secondo quanto riferito dalla consigliera, l’assessore ha ricordato anche l’impegno regionale sul versante veterinario, ritenuto essenziale per garantire continuità operativa e competenze specialistiche nella cura e nella salvaguardia dei rapaci alpini.
Una vicenda che supera i confini locali
La discussione aperta in Friuli non si ferma all’episodio in sé. Per Pellegrino la tutela del grifone chiama in causa anche il livello europeo, a partire dalle norme che proteggono l’avifauna e le specie di particolare interesse conservazionistico.
Il caso austriaco, pur restando fuori dalla giurisdizione italiana, riporta così al centro il valore del progetto Grifone e della cooperazione internazionale. Per Cornino significa continuare a investire in prevenzione, osservazione e sensibilizzazione, perché la difesa della biodiversità passa anche dalla capacità di intervenire con strumenti adeguati quando un episodio oltreconfine finisce per toccare da vicino anche il Friuli.