Grado ritrova il suo giardino sul mare: nuovo volto per il Parco delle Rose
Conclusa la riqualificazione dello storico spazio verde gradese: percorsi rifatti, rose, nuove alberature e un sistema pensato per assorbire meglio la pioggia.
A Grado torna fruibile uno degli spazi verdi più simbolici tra il centro e la spiaggia. Dopo circa 200 giorni di cantiere, il Parco delle Rose è stato riaperto con un intervento da 890 mila euro che ha interessato un’area di 1,5 ettari, restituendo ai residenti e ai visitatori un luogo profondamente rinnovato.
La riapertura è stata celebrata l’8 maggio con una cerimonia alla presenza dell’amministrazione comunale, delle autorità, del consigliere regionale Furio Honsell e dei bambini dell’asilo parrocchiale “L. Rizzo”. Il parroco Paolo Nutarelli ha impartito la benedizione al parco.
Per la località lagunare si tratta di un recupero che va oltre il semplice restyling urbano: il giardino rappresenta infatti un punto di passaggio e di incontro molto riconoscibile, in posizione strategica tra l’abitato e l’arenile.
Un luogo identitario per la città
Il progetto ha riguardato i lotti A ed E e ha interessato uno dei parchi più noti di Grado, legato anche alla visione di Biagio Marin, che immaginava quest’area come cerniera tra il mare e la città. La riqualificazione ha cercato di tenere insieme memoria storica e utilizzo contemporaneo.
Nel corso dell’inaugurazione, il sindaco Giuseppe Corbatto ha sottolineato proprio questo valore, richiamando il significato affettivo del Parco delle Rose per generazioni di gradesi. L’idea espressa è quella di una restituzione alla comunità di un luogo che appartiene alla storia quotidiana della città.
Percorsi rifatti e maggiore accessibilità
Tra gli interventi più evidenti c’è il rinnovamento del viale trasversale aperto per la prima volta nel 1925. Oggi il percorso presenta una larghezza di 2,8 metri, scelta che punta a rendere più comoda la percorrenza e più semplice l’accesso anche per chi ha difficoltà motorie.
La passeggiata è stata rialzata e realizzata con una finitura drenante spessa 10 centimetri, appoggiata su un sottofondo drenante di 20 centimetri delimitato da bordature in corten. La soluzione è stata adottata per limitare i problemi creati dall’acqua piovana, che in passato rendeva meno praticabili alcune porzioni del parco.
Nelle zone occupate dai platani e nei controviali ombreggiati dai pini si è invece scelto un sistema con proteggi-prato e ghiaia, così da salvaguardare l’apparato radicale degli esemplari più vecchi e mantenere permeabile il terreno.
Il disegno botanico riparte dalle rose
La nuova sistemazione del verde riprende il carattere originario del giardino, con richiami ai parchi del primo Novecento e a un’impronta Liberty. Sono state messe a dimora più di 150 varietà di rose, affiancate da arbusti, essenze aromatiche mediterranee e nuove alberature selezionate per offrire colori differenti durante l’anno.
Elemento centrale del progetto è una grande aiuola di rose rosse, progettata con una forma che richiama una rosa stilizzata e collegata a una poesia di Geda Jacolutti, figura friulana vicina a Biagio Marin. Verso il lato del mare trovano spazio soprattutto toni bianchi e azzurri, mentre nella fascia verso nord prevalgono sfumature gialle, arancioni e rosate.
Lungo il percorso dei platani sono state inserite lavanda, salvia e rosmarino; nelle aree più fresche e ombreggiate trovano posto piante da bacca. L’intervento comprende anche il rinnovo del patrimonio arboreo storico.
Come cambia la gestione dell’acqua piovana
Una delle novità più significative riguarda la parte più bassa del parco, dove in passato dopo i temporali si accumulavano acqua e fango. Qui è stato creato un rain garden, pensato per raccogliere le precipitazioni, filtrarlas e favorirne l’assorbimento nel suolo.
La copertura vegetale di quest’area è affidata a specie tappezzanti a ridotta manutenzione, tra cui Lippia nodiflora ed Erigeron karvinskianus. Nella vallecola dei platani sono stati inoltre collocati arbusti da ombra con fioriture estive e autunnali, scelti tra varietà presenti nei giardini friulani dei primi decenni del Novecento.
L’impianto idraulico del parco è stato studiato per alleggerire il carico sulla rete fognaria e rispettare il principio di invarianza idraulica. Le superfici permeabili disperdono l’acqua nel sottosuolo, mentre quella in eccesso viene raccolta da tubazioni drenanti e indirizzata verso una cisterna interrata da utilizzare per l’irrigazione.
Ad alimentare questa riserva contribuiscono anche le fontanelle e lo storico pozzo artesiano del parco, risalente ai primi anni del Novecento e rimesso in funzione nell’ambito dei lavori. È uno degli aspetti che meglio raccontano il senso dell’intervento: conservare l’identità del luogo, aggiornandolo alle esigenze di oggi.