Gorizia, Rojc dopo il corteo: "Fuori tempo lo scontro ideologico, la città guardi avanti"
La senatrice del Pd interviene dopo la manifestazione in città e gli attriti con alcuni militanti di CasaPound: ringraziamento alle forze dell’ordine e richiamo al confronto civile.
Nel giorno successivo alla manifestazione di Gorizia, il dibattito politico si concentra soprattutto sul clima che ha accompagnato il corteo e sugli scontri verbali e fisici registrati ai margini della mobilitazione. A intervenire è la senatrice Tatjana Rojc, che lega quanto accaduto a un quadro che giudica distante dalle priorità di oggi.
La parlamentare del Partito democratico sottolinea anzitutto il lavoro svolto dalle forze dell’ordine, che hanno gestito una situazione delicata contenendo le tensioni, pur riportando qualche contusione. Un passaggio che arriva mentre in città resta l’attenzione per quanto avvenuto durante la manifestazione organizzata dal Collettivo Giovani Antifa e per il contatto con un gruppo di esponenti di CasaPound.
Il giudizio politico della senatrice
Nel suo commento, Rojc definisce fuori scala rispetto al presente il ritorno a contrapposizioni che richiamano stagioni politiche del passato. Il riferimento è a un impianto ideologico che, secondo la senatrice, appare oggi poco comprensibile di fronte ai problemi concreti che attraversano la società.
La stessa Rojc richiama inoltre l’esistenza di realtà organizzate che, a suo dire, continuano a coltivare nostalgie e a mostrare simboli che considera preoccupanti. Da qui l’invito a non abbassare l’attenzione sul linguaggio pubblico e sui segnali che possono alimentare divisioni.
Il nodo del confronto pubblico
Nel suo intervento, la senatrice insiste su un punto: il dissenso, anche quando è netto, deve restare dentro un perimetro pacifico e democratico. Per Rojc, il compito delle istituzioni e delle forze politiche è proprio quello di richiamare tutti a regole di convivenza chiare, evitando escalation e mantenendo toni misurati.
È un passaggio che a Gorizia assume un significato particolare, perché la città vive da tempo una dimensione di frontiera e di dialogo che mal si concilia con il ritorno di simboli o linguaggi segnati dalla contrapposizione frontale. Il richiamo è quindi non solo politico, ma anche civico.
Il riferimento a GO!2025 e alla collaborazione con Nova Gorica
Rojc indica come segnale nella direzione opposta quello evocato dal sindaco Rodolfo Ziberna, cioè il percorso condiviso tra Gorizia e Nova Gorica nel cammino verso la Capitale europea della cultura. Secondo la senatrice, quell’esperienza rappresenta un modello concreto di tempi nuovi e di cooperazione tra comunità.
In questa lettura, il futuro della città passa più dalla capacità di costruire relazioni e occasioni comuni che dal riaccendersi di vecchie appartenenze ideologiche. Il messaggio politico che arriva dopo il corteo è dunque un invito a riportare il confronto sul terreno della responsabilità pubblica e della convivenza civile.
Resta così, oltre alla cronaca della giornata, una riflessione più ampia sul clima che Gorizia vuole darsi in una fase centrale per la sua immagine e per il suo ruolo nel territorio. Ed è su questo terreno che l’intervento di Rojc prova a spostare il baricentro della discussione.