Frontiera con la Slovenia, Patto per l’Autonomia rilancia: “Costi alti, pochi effetti e meno agenti sul territorio”

Moretuzzo e Massolino tornano sui controlli al confine orientale: nel mirino spesa, organici impiegati e ricadute per chi si sposta ogni giorno tra i due Paesi.

25 agosto 2026 20:22
Frontiera con la Slovenia, Patto per l’Autonomia rilancia: “Costi alti, pochi effetti e meno agenti sul territorio” -
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Nel dibattito regionale sulla sicurezza, torna a pesare il tema dei controlli tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia. A riaprire la discussione sono i consiglieri regionali Massimo Moretuzzo e Giulia Massolino, che chiedono di archiviare una misura giudicata costosa, poco incisiva e penalizzante per il lavoro ordinario delle forze impegnate sul territorio.

La loro posizione arriva dopo le recenti parole del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, richiamate dagli stessi esponenti di Patto per l’Autonomia-Civica Fvg come un segnale politico rilevante. Secondo i due consiglieri, anche da chi ha sostenuto a lungo questa linea starebbero emergendo dubbi concreti sulla sua utilità.

Il nodo delle risorse impiegate

Uno dei punti più contestati riguarda il costo complessivo dell’operazione. Moretuzzo e Massolino sostengono che dalla Giunta non sia arrivato un quadro definitivo e dettagliato, mentre le cifre circolate attraverso gli organi di informazione indicherebbero una spesa superiore ai 20 milioni di euro.

Per i due consiglieri il problema non è soltanto economico. La critica si concentra infatti anche sull’impiego del personale: sarebbero 341 le unità distolte dalle normali attività di presidio, in una fase che viene descritta come già segnata da carenze di organico.

I numeri citati e l’effetto sui valichi

Patto per l’Autonomia-Civica Fvg richiama inoltre il dato dei 280 arresti, ritenendolo però non tale da dimostrare un cambio di passo rispetto al periodo precedente al ripristino delle verifiche. Nella lettura proposta dai consiglieri, i risultati non giustificherebbero né l’investimento straordinario né l’assorbimento di uomini.

Al centro della contestazione c’è anche un elemento pratico che riguarda molte aree del Friuli Venezia Giulia: la frontiera si estende per oltre 200 chilometri e solo una parte verrebbe effettivamente coperta dai controlli. Intanto, osservano, chi attraversa il confine per lavoro, studio o esigenze quotidiane continua a fare i conti con rallentamenti e disagi.

Schengen, politica europea e cooperazione

Nel loro intervento, Moretuzzo e Massolino allargano poi il ragionamento al quadro europeo. Ricordano che le verifiche alle frontiere interne previste dal sistema Schengen possono essere adottate solo in presenza di condizioni eccezionali, come misura estrema legata a minacce gravi e concrete.

Secondo i due esponenti regionali, proprio su questo punto si inserirebbe anche il richiamo dell’Unione europea, che nella loro ricostruzione avrebbe già prospettato pesanti sanzioni per l’Italia. Le dichiarazioni arrivate da Trieste, città spesso associata al tema della Rotta Balcanica, vengono quindi lette come un ulteriore motivo per rimettere in discussione l’impostazione seguita finora.

La richiesta alla Regione e al Governo

La proposta avanzata da Patto per l’Autonomia-Civica Fvg è quella di spostare risorse economiche e personale verso obiettivi diversi: più presenza nelle città, maggiore attenzione alla sicurezza delle persone e un rafforzamento della collaborazione transfrontaliera.

Per i consiglieri, la priorità dovrebbe tornare a essere il controllo ordinario del territorio, insieme a una relazione più stretta tra i due versanti del confine. Da qui l’invito rivolto a Regione e Governo a cambiare rotta, prendendo atto di una misura che, nella loro valutazione, non starebbe producendo benefici proporzionati ai costi sostenuti.

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