Friuli Venezia Giulia, il Pd spinge sui congedi: stipendio pieno alle madri e più spazio obbligatorio ai padri

Da Trieste il rilancio della proposta dem: tutele estese anche ad autonome e professioniste, congedo paterno fino a cinque mesi e quota non cedibile.

27 luglio 2026 20:25
Friuli Venezia Giulia, il Pd spinge sui congedi: stipendio pieno alle madri e più spazio obbligatorio ai padri -
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Il tema della natalità torna al centro del confronto politico in Friuli Venezia Giulia, dove il Partito democratico ha riportato all'attenzione una proposta nazionale che punta a cambiare in modo netto il sistema dei congedi. La linea indicata è quella di rafforzare le tutele economiche per le madri e di rendere più incisivo il ruolo dei padri nei primi mesi di vita dei figli.

A presentare l'iniziativa a Trieste sono stati la consigliera regionale Manuela Celotti, il capogruppo Diego Moretti e la consigliera Laura Fasiolo. Per gli esponenti dem, il calo delle nascite non si affronta con interventi episodici, ma con misure stabili capaci di incidere sull'organizzazione della vita familiare e sul rapporto tra lavoro e cura.

La proposta rilanciata in regione

Il primo punto riguarda l'indennità di maternità. L'obiettivo è portarla integralmente al 100% per tutte le lavoratrici, senza limitarsi alle sole dipendenti. Nel perimetro indicato dal Pd rientrano quindi anche autonome, libere professioniste e iscritte alla gestione separata.

Per chi lavora in autonomia, il meccanismo previsto sarebbe collegato al mancato fatturato. Una scelta che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe ridurre una delle differenze più marcate tra lavoro dipendente e attività professionale quando arriva un figlio.

Più mesi ai padri, con una parte obbligatoria

L'altro asse della proposta riguarda il congedo paterno. Il testo prevede un periodo autonomo rispetto a quello materno, non cedibile, fino a cinque mesi complessivi. Di questi, quattro sarebbero obbligatori, mentre dieci giorni andrebbero utilizzati subito dopo la nascita.

La parte restante potrebbe essere usata anche in maniera frazionata. La misura, secondo quanto illustrato a Trieste, varrebbe anche per i padri adottivi e affidatari. È contemplato inoltre un mese di congedo in caso di morte perinatale del figlio.

Sul piano economico, l'indennità sarebbe piena per i lavoratori dipendenti, mentre per gli autonomi iscritti alla gestione separata verrebbe parametrata al mancato fatturato. Anche su questo fronte il Pd insiste sulla necessità di non lasciare scoperte le categorie che oggi hanno protezioni più deboli.

Il ragionamento del Pd su lavoro e denatalità

Nella lettura dei consiglieri dem, la questione non riguarda solo i diritti individuali, ma anche un equilibrio complessivo che tocca famiglie, occupazione femminile e prospettive demografiche. Se la nascita di un figlio continua a pesare soprattutto sulle donne, sostengono, la scelta di diventare genitori rischia di essere rinviata o accantonata.

Celotti ha richiamato la necessità di trasformare la parità tra madre e padre in un principio concreto, supportato da strumenti adeguati. Accanto a questo, Moretti e Fasiolo hanno ribadito che la distribuzione del lavoro di cura resta uno dei nodi centrali anche per contrastare la penalizzazione che molte donne subiscono sul piano professionale ed economico dopo la maternità.

Il messaggio politico lanciato dal Friuli Venezia Giulia è che una diversa ripartizione dei congedi potrebbe ridurre gli squilibri nel mercato del lavoro e rendere meno gravoso, per le famiglie, l'arrivo di un figlio. Per il Pd, la risposta all'inverno demografico passa dunque da tutele più ampie, reddito protetto e responsabilità condivise tra entrambi i genitori.

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