Forni Avoltri ricorda il 1966: al cinema il racconto della tragedia che segnò la Carnia

Dalla visita al cimitero alla proiezione di un docu-film, il ricordo delle sette vittime diventa anche un richiamo alla tutela del territorio montano.

05 novembre 2026 11:16
Forni Avoltri ricorda il 1966: al cinema il racconto della tragedia che segnò la Carnia -
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A Forni Avoltri il ricordo dell’alluvione del 1966 è tornato al centro di una giornata che ha unito memoria pubblica e riflessione sul presente. La commemorazione dedicata alle sette persone morte in quella tragedia si è conclusa in sala cinematografica, dove testimonianze, interventi istituzionali e immagini d’archivio hanno ripercorso una ferita ancora viva per la comunità carnica.

A richiamare il significato della ricorrenza è stata la consigliera regionale Serena Pellegrino di Alleanza Verdi e Sinistra, che in una nota ha collegato il disastro di allora ai rischi che oggi interessano le aree montane, in un contesto segnato da eventi meteo sempre più violenti.

Una ferita che resta nella storia del paese

Nel disastro del 1966 persero la vita il sindaco di allora Riccardo Romanin, Augusto ed Ezio Brunasso, Emilio e Gildo Romanin, Beppino Del Fabbro e Raffaele Vidale. Nomi che a Forni Avoltri continuano a rappresentare un passaggio drammatico nella storia locale, legato a una piena che travolse il paese e lasciò un segno profondo in tutta la montagna friulana.

Secondo Pellegrino, quell’episodio non appartiene soltanto alla memoria. Il riferimento è a una fragilità del territorio che, con il cambiamento climatico e l’aumento dei fenomeni estremi, torna a interrogare anche il presente delle comunità alpine.

Il percorso della commemorazione

La giornata si è aperta nel cimitero del paese, in un momento di raccoglimento dedicato alle vittime. Successivamente la commemorazione si è spostata al cinema, dove il programma è proseguito con gli interventi delle autorità, i ricordi condivisi e la visione di un docu-film costruito con filmati e fotografie dell’epoca.

La scelta di chiudere in sala ha dato alla ricorrenza un taglio non soltanto istituzionale, ma anche civile e collettivo. Le immagini del passato, nelle parole della consigliera, hanno riportato il pubblico a quei giorni, mettendo in relazione ciò che accadde allora con le questioni aperte di oggi.

Dal ricordo alle scelte sul territorio

Nella nota, Pellegrino sostiene che onorare le vittime significhi andare oltre la celebrazione. Il punto, sottolinea, è tradurre la memoria in decisioni amministrative e legislative capaci di ridurre il rischio idrogeologico, evitando risposte fondate soltanto su opere pesanti o su ulteriore consumo di suolo nei fondovalle.

Tra i temi indicati ci sono la manutenzione costante del territorio, la tutela dei corsi d’acqua, il sostegno a chi vive e presidia le terre alte e un cambio netto sul fronte energetico e ambientale, con l’obiettivo di ridurre le emissioni legate alle fonti fossili.

Il richiamo finale riguarda proprio la montagna friulana, che continua a convivere con equilibri delicati. Nel ricordo dei morti del 1966 e di quanti aiutarono la Carnia a rialzarsi, la commemorazione di Forni Avoltri assume così anche il valore di un messaggio politico: la sicurezza delle comunità passa dalla cura concreta dell’ambiente e da scelte lungimiranti sul territorio.

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