Fiumi friulani sotto osservazione: dove resiste il gambero autoctono e perché resta vulnerabile

Ad Ariis il punto sul progetto PALLIPES: monitoraggi nell’area di confine, dati incoraggianti tra Torre e Natisone e focus sulle specie invasive.

24 maggio 2026 12:05
Fiumi friulani sotto osservazione: dove resiste il gambero autoctono e perché resta vulnerabile -
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Nei corsi d’acqua del Friuli Venezia Giulia il gambero di fiume continua a essere un indicatore prezioso della qualità ambientale, ma anche una delle specie più esposte agli squilibri degli ecosistemi. Il quadro aggiornato arriva dal progetto PALLIPES, iniziativa transfrontaliera tra Italia e Slovenia che sta raccogliendo dati utili per capire dove la specie resiste meglio e quali siano oggi le pressioni più forti.

Il punto è stato fatto ad Ariis, all’Acquario di Rivignano, nella struttura dell’Ente Tutela Patrimonio Ittico del Friuli Venezia Giulia. L’incontro ha riunito partner e soggetti coinvolti nelle attività regionali, con la presentazione dei primi esiti del monitoraggio commissionato dal Servizio caccia e risorse ittiche della Direzione risorse agroalimentari, forestali e ittiche della Regione alle società udinesi Prisma srl e ForNature Srl.

Le aree friulane dove la specie mostra segnali di tenuta

Dai rilievi svolti negli ultimi mesi emerge un dato di particolare interesse per il territorio friulano orientale: lungo l’area di confine con la Slovenia si trovano ambienti ancora favorevoli alla presenza di Austropotamobius pallipes, il gambero di fiume autoctono.

Tra le zone osservate con maggiore attenzione ci sono le valli del Torre e del Natisone. In alcune stazioni di campionamento sono stati contati oltre cento esemplari, un elemento che conferma il valore di questi tratti d’acqua per la conservazione della specie.

Accanto ai segnali positivi, il monitoraggio ha però restituito una distribuzione irregolare. In certi punti la presenza del crostaceo è consistente, in altri invece risulta molto ridotta oppure assente. Un aspetto che richiama la fragilità complessiva della popolazione regionale.

Habitat delicati e protezioni ancora incomplete

Il gambero di fiume è particolarmente sensibile alla qualità dell’acqua, alle alterazioni idrologiche e al deterioramento dell’habitat. Non a caso figura tra le specie considerate in pericolo di estinzione dalla IUCN, l’Unione internazionale per la conservazione della natura.

Tra gli elementi emersi nel progetto c’è anche una criticità di tipo gestionale: alcuni dei tratti fluviali più importanti per la specie non risultano coperti da forme di tutela, nemmeno nell’ambito della Rete Natura 2000. Un tema che potrebbe avere peso nelle future scelte di pianificazione ambientale.

Le informazioni raccolte finora comprendono aspetti demografici, sanitari e genetici. Questo patrimonio di dati servirà a definire indicazioni operative per i lavori in alveo nei corsi d’acqua dove il gambero vive, ambito che rientra nelle competenze istituzionali di ETPI.

La pressione delle specie invasive

Uno dei fronti più delicati resta quello delle specie alloctone, a partire dal gambero rosso della Louisiana, Procambarus clarkii. La sua diffusione rappresenta una minaccia concreta per gli equilibri degli ambienti acquatici e per la sopravvivenza delle popolazioni autoctone.

Nel bacino del canale Brancolo, in provincia di Gorizia, il progetto ha documentato un’attività di contenimento significativa: sono stati catturati e rimossi più di 3.200 esemplari della specie invasiva. Un intervento che dà la misura della pressione esercitata in alcune aree del Friuli Venezia Giulia.

Al lavoro sul campo si affianca anche il supporto scientifico. La Facoltà di Scienze della Vita dell’Università di Trieste ha contribuito al monitoraggio dei gamberi autoctoni e invasivi con la metodologia del DNA ambientale, mentre l’Ente Tutela Patrimonio Ittico ha definito le pratiche gestionali ritenute più adatte per l’allevamento dei gamberi.

Il percorso del progetto verso il 2026

PALLIPES è finanziato dal Programma Operativo Interreg Italia-Slovenia 2021-2027 e punta non solo a fotografare la situazione attuale, ma anche a costruire strumenti concreti per la conservazione del gambero di fiume e del suo habitat nell’area transfrontaliera.

I risultati confluiranno infatti in un contributo al Piano d’azione quinquennale dedicato alla gestione e alla tutela della specie tra i due Paesi. La conferenza conclusiva del progetto è già programmata per novembre 2026 al Parco delle Grotte di San Canziano, in Slovenia, partner capofila dell’iniziativa. Per il Friuli Venezia Giulia sarà un passaggio importante per tradurre i dati raccolti in misure di protezione più stabili e mirate.

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