Energia e aziende friulane, a Udine il confronto sulle strade per ridurre costi e dipendenze
Nel dibattito ospitato a Confindustria Udine l’assessore Scoccimarro ha rilanciato su accumulo, rinnovabili e nuove tecnologie per il sistema produttivo.
Per le imprese friulane il nodo energia resta uno dei temi più concreti: pesa sui bilanci, incide sulla competitività e obbliga a ragionare su approvvigionamenti più stabili. Da Udine, nel forum dedicato alla transizione e ai costi del clima, è tornato con forza il tema della pluralità delle fonti come leva per dare maggiore tenuta al sistema produttivo regionale.
L’incontro si è svolto alla Torre di Santa Maria, nella sede di Confindustria Udine, nell’ambito del forum “Transizione. Le imprese e i costi del clima. Modelli, strategie, sostenibilità”, promosso dal Gruppo Nem - Nord Est Multimedia con Enel. Al tavolo si sono confrontati rappresentanti delle istituzioni, mondo scientifico e imprese, con l’obiettivo di mettere a fuoco le risposte possibili alla pressione che il settore energetico ha vissuto negli ultimi mesi.
Il peso dell’energia sul tessuto produttivo del Friuli
Nel suo intervento l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente Fabio Scoccimarro ha richiamato un punto ritenuto centrale: il Friuli Venezia Giulia ha già una quota rilevante di produzione da rinnovabili, ma questo non basta a mettere al riparo aziende e territorio dalle criticità legate al clima e alle tensioni internazionali.
Il dato indicato nel confronto è quello del 44% dell’energia prodotta in regione proveniente da fonti rinnovabili nel 2025. Un risultato significativo, che però va letto insieme ai limiti strutturali del territorio e alla necessità di non affidarsi a una sola soluzione tecnologica.
Secondo Scoccimarro, proprio la combinazione tra cambiamenti climatici e instabilità geopolitica rende necessario un sistema più flessibile, capace di integrare più strumenti e di rispondere in modo credibile al fabbisogno delle attività produttive.
Il calo dell’idroelettrico e la necessità di nuove scelte
Tra gli elementi emersi durante il forum c’è anche la fragilità di alcune fonti tradizionalmente importanti per il territorio. Nel 2025 la scarsità di piogge e neve ha fatto segnare una diminuzione del 26% della produzione idroelettrica rispetto all’anno precedente, mentre i bacini hanno dovuto contribuire anche al fabbisogno idrico dell’agricoltura.
È un passaggio che, per una regione come il Friuli Venezia Giulia, pesa non poco: l’idroelettrico continua a essere una componente strategica, ma risente in maniera diretta delle variazioni climatiche. Da qui l’insistenza sulla necessità di allargare il ventaglio delle fonti disponibili.
Fotovoltaico sui tetti industriali, accumulo e prospettiva nucleare
Nel ragionamento presentato a Udine, la linea indicata dalla Regione punta su un approccio pragmatico. L’idea è rafforzare le rinnovabili, con particolare attenzione al fotovoltaico installato sulle coperture degli stabilimenti e nelle aree dismesse, evitando nuovo consumo di suolo agricolo.
Accanto a questo, Scoccimarro ha richiamato la necessità di investire nelle infrastrutture e nei sistemi di accumulo, considerati decisivi per rendere più efficace l’energia prodotta da fonti non programmabili. Nel suo intervento ha inoltre aperto alla prospettiva del nucleare di nuova generazione, indicandolo come possibile supporto per i settori industriali a maggiore intensità energetica.
Tra gli strumenti già messi in campo dalla Regione sono stati citati l’ammodernamento degli impianti idroelettrici, gli interventi legati alla difesa del suolo e agli invasi, il percorso della Comunità energetica regionale attraverso FVG Energia e il sostegno al fotovoltaico. Su quest’ultimo fronte, i numeri richiamati parlano di oltre 90mila impianti connessi in bassa tensione e di più di mezzo miliardo di euro erogati come incentivi.
Lo sfondo resta quello del traguardo climatico fissato al 2045, con cinque anni di anticipo rispetto alla scadenza europea. Per il Friuli, il punto emerso dal confronto di Udine è chiaro: la transizione energetica dovrà tenere insieme ambiente, costi sostenibili per le aziende e tutela dell’occupazione, senza affidarsi a scorciatoie ma nemmeno a una sola tecnologia.