Electrolux, da Porcia al Mimit: il Friuli porta al tavolo la difesa di lavoro e produzione

Dopo il confronto istituzionale con Veneto e parti sociali, resta centrale il nodo dello stabilimento di Porcia. Sindacati contrari al piano e agli esuberi.

19 maggio 2026 02:48
Electrolux, da Porcia al Mimit: il Friuli porta al tavolo la difesa di lavoro e produzione -
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Il dossier Electrolux entra in una fase decisiva anche per il Friuli occidentale. Con lo stabilimento di Porcia tra i siti più osservati, il confronto politico e sindacale si sposta ora verso l'appuntamento del 25 maggio al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, passaggio considerato cruciale per capire quali margini ci siano sul futuro industriale del gruppo in Italia.

Nel vertice ospitato a Palazzo Balbi, a Venezia, il tema è stato affrontato con un'attenzione particolare ai riflessi sui territori dove l'azienda è presente. Per il Friuli Venezia Giulia ha partecipato da remoto l'assessore Sergio Bini, mentre al tavolo erano presenti anche rappresentanti delle associazioni d'impresa e delle organizzazioni sindacali del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, insieme alle Rsu degli stabilimenti di Porcia e Susegana.

Accanto ai due livelli regionali hanno preso parte al confronto anche Confindustria Alto Adriatico, Confindustria VenetoEst, le sigle sindacali Cgil, Cisl, Uil, Fiom, Fim e Uilm e l'europarlamentare Elena Donazzan, vicepresidente italiana della Commissione per l'industria, la ricerca e l'energia del Parlamento europeo.

Porcia resta uno dei punti sensibili della vertenza

Per Prima Friuli il punto centrale è l'impatto che il piano annunciato dall'azienda può avere sul territorio pordenonese. Il sito di Porcia rientra infatti tra quelli al centro della discussione aperta in queste settimane, in un quadro che preoccupa non soltanto per l'occupazione diretta ma anche per gli effetti che potrebbero estendersi alla filiera collegata.

Fiom e Rsu dei territori coinvolti hanno ribadito una richiesta netta: ritirare il piano di ristrutturazione presentato l'11 maggio, cancellando gli esuberi indicati. Secondo la valutazione sindacale, se si sommano i posti a rischio ai contratti a termine destinati a concludersi, il numero complessivo delle persone coinvolte supera le 1900 unità. Nello stesso pacchetto di richieste rientra anche lo stop alla chiusura dello stabilimento di Cerreto D'Esi.

Le contestazioni al piano dell'azienda

La critica dei sindacati non si ferma ai numeri. Fiom e rappresentanze dei lavoratori contestano l'impostazione complessiva della strategia industriale e respingono la lettura secondo cui produrre elettrodomestici in Italia non sarebbe più sostenibile. Nella loro posizione ricordano che il gruppo, negli ultimi anni, avrebbe registrato risultati economici rilevanti, destinando gran parte delle risorse agli azionisti invece che a investimenti mirati sugli impianti.

Un altro elemento richiamato dalle organizzazioni sindacali riguarda i contributi pubblici di cui l'azienda avrebbe beneficiato nel tempo. Da qui la richiesta di un cambio di rotta che, dal loro punto di vista, metta al centro continuità produttiva, occupazione e valorizzazione delle competenze presenti negli stabilimenti italiani.

Nel documento sindacale emerge anche un timore più ampio: che l'operazione in discussione possa rappresentare un segnale di progressivo ridimensionamento della presenza di Electrolux nel comparto del bianco nel nostro Paese. Per questo viene chiesto un piano industriale alternativo, capace di tenere insieme fabbriche e lavoro nei territori coinvolti.

Il prossimo passaggio è il confronto con il governo

Tutta l'attenzione adesso è rivolta al tavolo convocato al Mimit per lunedì 25 maggio 2026. Le sigle sindacali chiedono al governo non solo un'azione di pressione nei confronti della multinazionale svedese, ma anche strumenti normativi in grado di contrastare i processi di delocalizzazione nel manifatturiero.

Sulla vertenza è intervenuta inoltre la Cgil, che ha espresso preoccupazione per le possibili conseguenze sui territori e sull'indotto. Un richiamo che, letto dal Friuli, pesa in modo particolare per un'area come quella di Porcia, dove il tema industriale continua ad avere un valore strategico per l'economia locale. Intanto a Susegana sono state annunciate due ore di sciopero per consentire a una delegazione di lavoratori di partecipare all'incontro con i 28 sindaci convocato in municipio. Il passaggio al ministero dirà se per Porcia e per gli altri stabilimenti italiani si aprirà uno spazio reale di revisione del piano.

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