Electrolux, da Cerreto d’Esi l’allarme arriva fino a Porcia: il Pd Fvg chiede una regia nazionale
La protesta nelle Marche riaccende l’attenzione anche in Friuli: per il Pd regionale la crisi del gruppo va affrontata come una questione industriale italiana.
La mobilitazione andata in scena a Cerreto d’Esi, nelle Marche, riporta sotto i riflettori anche il futuro del polo Electrolux di Porcia. Per il Partito democratico del Friuli Venezia Giulia, infatti, la vertenza aperta in un altro stabilimento del gruppo non può essere letta come un episodio separato dal quadro complessivo italiano.
Il richiamo arriva in una giornata segnata dalla partecipazione di quasi mille persone alla manifestazione organizzata contro la prospettata chiusura del sito marchigiano. In piazza c’erano lavoratori dell’azienda e realtà dell’indotto, a testimonianza di una preoccupazione che va oltre il singolo impianto produttivo.
Dal Friuli Venezia Giulia è intervenuta Valentina Francescon, responsabile Lavoro ed economia del Pd Fvg, che ha collegato in modo diretto quanto sta accadendo nelle Marche alle prospettive dello stabilimento pordenonese. Il punto politico posto dal partito è chiaro: quando si incrina un equilibrio industriale di gruppo, anche territori apparentemente lontani finiscono per essere coinvolti.
Porcia osserva una partita che non riguarda solo le Marche
Nel ragionamento espresso dai dem regionali, Porcia rappresenta uno dei nodi produttivi più importanti per il Friuli occidentale e per l’intera manifattura regionale. Per questo, la crisi aperta a Cerreto d’Esi viene considerata un segnale da non sottovalutare.
Secondo Francescon, non si tratta soltanto di esprimere solidarietà ai lavoratori che protestano, ma di leggere la vicenda dentro una cornice più ampia. La tenuta industriale di Electrolux in Italia, nella visione del Pd Fvg, riguarda l’occupazione, la filiera e la capacità del Paese di mantenere produzione e competenze.
Il riferimento a Porcia inserisce così la vertenza marchigiana dentro una discussione che tocca da vicino anche il Friuli. L’idea sostenuta dal partito è che eventuali scelte di ridimensionamento in un sito possano avere conseguenze sull’assetto generale dell’azienda nel Paese.
La posizione del Pd Fvg e il richiamo al governo
Nella stessa presa di posizione, Francescon ha detto di condividere la linea dei parlamentari del Partito democratico che sollecitano un coinvolgimento diretto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La richiesta è quella di affrontare la questione non solo sul piano dell’emergenza occupazionale, ma come dossier di politica industriale.
Per il Pd regionale, la vicenda di Cerreto d’Esi pone un interrogativo più largo sulla capacità delle istituzioni di difendere gli insediamenti produttivi italiani. In questa lettura, il tema non si esaurisce nel destino di un singolo stabilimento, ma investe le scelte strategiche sul manifatturiero.
Competitività, energia e tutela del lavoro
Francescon contesta inoltre un’impostazione che attribuisce le difficoltà dell’industria soltanto a fattori ormai noti, come il costo dell’energia, le dinamiche dei mercati e il quadro europeo. Per il Pd Fvg, questi elementi da soli non bastano a spiegare né tantomeno a risolvere crisi di questa portata.
La linea indicata è quella di politiche capaci di tenere insieme competitività, investimenti e occupazione di qualità. Il timore espresso è che una gestione limitata agli esuberi finisca per impoverire il sistema produttivo, con la perdita di know-how e capacità manifatturiera.
Da Cerreto d’Esi, dunque, arriva un segnale che a Porcia viene seguito con attenzione. Il messaggio politico lanciato dal Pd Fvg è che il futuro dei siti Electrolux italiani va affrontato in modo unitario, perché una crisi locale può rapidamente trasformarsi in una questione che riguarda anche il Friuli Venezia Giulia.