Dignano, per la Filanda Banfi prende forma l’idea di un polo dedicato al Tagliamento
La proposta rilanciata in Consiglio regionale immagina nel complesso recuperato uno spazio per ricerca, formazione e attività aperte al territorio.
Il futuro della Filanda Banfi potrebbe legarsi in modo diretto al Tagliamento, uno dei riferimenti ambientali più importanti del Friuli. Nell’ipotesi avanzata dalla consigliera regionale Serena Pellegrino, lo storico edificio di Dignano non sarebbe soltanto recuperato, ma trasformato in un luogo capace di unire studio, divulgazione e servizi per il territorio.
La proposta arriva dopo la presentazione dello studio di fattibilità sulla rigenerazione del complesso e punta a dare una funzione stabile alla struttura. L’idea è quella di insediare qui un centro dedicato al fiume e, in senso più ampio, ai temi della gestione dei bacini idrografici.
Un progetto che guarda al ruolo del Friuli
Secondo Pellegrino, la collocazione della filanda renderebbe credibile un’iniziativa di questo tipo: Dignano si troverebbe infatti accanto a un corso d’acqua considerato di grande interesse dal punto di vista naturalistico e scientifico. Da qui la possibilità di costruire un punto di incontro fra ricerca accademica, istituzioni e soggetti che si occupano di governo del territorio.
Nella visione illustrata dalla consigliera, lo studio del Tagliamento dovrebbe partire da una lettura complessiva del suo sistema, seguendo il fiume lungo tutto il percorso e osservando anche il rapporto con i centri abitati e le comunità che vivono lungo l’asta fluviale.
Il coinvolgimento di atenei ed enti di ricerca
Uno dei passaggi centrali riguarda il confronto da aprire tra Regione, Comune, università del Friuli Venezia Giulia e altri soggetti scientifici, italiani ed europei. L’obiettivo sarebbe verificare se esistano le condizioni per costruire un programma credibile, sostenibile e in grado di attrarre le risorse necessarie.
Nel ragionamento proposto, un centro di questo tipo non avrebbe solo una funzione specialistica. Potrebbe anche rendere più accessibili studi e dati sul fiume, offrendo strumenti utili alla comprensione del rischio idraulico e al delicato equilibrio tra sicurezza delle comunità e protezione degli ecosistemi.
Ricerca, ospitalità e iniziative per i cittadini
La Filanda Banfi, nelle intenzioni espresse, potrebbe ospitare non soltanto attività scientifiche ma anche percorsi formativi e momenti aperti al pubblico. La dimensione del complesso viene indicata come un elemento favorevole alla convivenza di funzioni diverse, capaci di sostenersi a vicenda nel tempo.
In questo quadro troverebbero spazio anche i servizi di accoglienza, ristorazione e ospitalità già ipotizzati, che potrebbero servire sia i visitatori sia studenti e ricercatori impegnati nelle attività del centro. Proprio questa integrazione viene vista come una leva per garantire continuità d’uso alla struttura e rafforzarne l’attrattività.
Recupero dell’edificio e identità del territorio
Il progetto, nelle parole della consigliera di Alleanza Verdi e Sinistra, metterebbe insieme due piani: la tutela di un bene di archeologia industriale e la produzione di conoscenza su un elemento identitario del Friuli come il Tagliamento. Un modo, quindi, per evitare che il recupero dell’immobile resti un intervento isolato, senza una funzione riconoscibile e duratura.
La richiesta finale è di inserire questa possibilità tra le destinazioni da esaminare per la Filanda Banfi, aprendo un confronto concreto con università ed enti competenti per valutarne interesse e fattibilità. Per Dignano, l’ipotesi significherebbe ritagliarsi un posto in una rete di studio e tutela che guarda al futuro del territorio partendo dalla sua storia.