Delitto del piccolo Giovanni a Muggia, la perizia: la madre può affrontare il processo
In tribunale a Trieste l’esito degli accertamenti su Olena Stasiuk. Il padre del bambino: «Ora stanno emergendo elementi che erano stati ignorati»
MUGGIA (TRIESTE) – La perizia psichiatrica depositata nel procedimento per la morte di Giovanni Trame segna un passaggio decisivo nell’inchiesta: Olena Stasiuk, madre del bambino, è stata ritenuta in grado di stare in giudizio. Un esito che consente quindi al percorso processuale di andare avanti.
La vicenda, che ha profondamente colpito il territorio giuliano, riguarda l’omicidio del piccolo Giovanni, 9 anni, ucciso il 12 novembre scorso. Al centro dell’udienza svoltasi oggi in tribunale ci sono stati proprio gli accertamenti tecnici sulle condizioni psichiche della donna.
La valutazione dei consulenti
Secondo quanto emerso dalla perizia, la 55enne di origine ucraina presenta un vizio parziale di mente. Allo stesso tempo, però, gli esperti hanno concluso che è nelle condizioni di partecipare consapevolmente al procedimento penale a suo carico.
Si tratta di un punto rilevante sotto il profilo giudiziario, perché distingue il quadro clinico della donna dalla sua capacità di affrontare il processo. La valutazione, infatti, non blocca l’azione della magistratura, ma ne permette la prosecuzione nelle forme previste.
Le parole del padre del bambino
All’uscita dall’udienza, Paolo Trame, padre di Giovanni, ha parlato di un momento molto pesante sul piano umano. Ha spiegato che rivivere in aula quanto accaduto al figlio è stato estremamente doloroso, ma ha anche sottolineato come, a suo avviso, stiano emergendo aspetti rimasti a lungo senza risposta.
Il padre del bambino ha riferito che la madre è stata considerata processabile e parzialmente incapace di intendere e di volere, aggiungendo però che, secondo quanto emerso, quel gesto avrebbe potuto essere evitato. Nelle sue dichiarazioni ha insistito soprattutto su un altro punto: la convinzione che più persone fossero a conoscenza della situazione e della sua pericolosità.
Paolo Trame ha inoltre richiamato l’attenzione su certificazioni che, a suo dire, non avrebbero rappresentato correttamente il quadro della donna, escludendo anche la necessità di una terapia farmacologica. Un passaggio che, nelle sue parole, si lega ai ripetuti allarmi lanciati in passato e alle richieste di intervento che non avrebbero trovato adeguato riscontro.
Il nodo delle segnalazioni e delle visite
Nel suo sfogo, il padre di Giovanni ha posto interrogativi precisi sulle decisioni assunte prima della tragedia, chiedendosi perché non siano state adottate misure a tutela del bambino e perché siano stati concessi gli incontri. Ha ribadito che l’elemento più doloroso resta la possibilità, emersa oggi, che la donna fosse comunque in grado di compiere una scelta.
Parole durissime anche sulla violenza del delitto, definito non solo un omicidio ma un vero martirio. Il padre ha infine richiamato l’esistenza di video in cui il figlio chiedeva aiuto, sostenendo che quei contenuti non sarebbero stati riportati nelle relazioni redatte in precedenza.
L’udienza in tribunale a Trieste
L’udienza odierna si è concentrata sul confronto tra le parti in merito alle conclusioni della perizia. In aula erano presenti i legali e il pubblico ministero, mentre Olena Stasiuk ha seguito il procedimento in videocollegamento dalla struttura detentiva in cui si trova.
Con il deposito di questo accertamento, il fascicolo entra ora in una fase nuova. Restano aperti, oltre ai profili strettamente penali, anche gli interrogativi sollevati dalla famiglia del bambino sulla gestione delle segnalazioni precedenti alla tragedia, un aspetto che continua a pesare profondamente su una comunità ancora scossa da quanto accaduto.