Territorio in Friuli Venezia Giulia, il ddl 90 divide: Patto-Civica non vota sì in Commissione
In IV Commissione i consiglieri Marco Putto e Giulia Massolino contestano il testo sul governo del territorio e annunciano astensione.
TRIESTE - Si è chiuso con un’astensione il passaggio in IV Commissione del disegno di legge 90 sul governo del territorio in Friuli Venezia Giulia. A motivarla sono stati Marco Putto e Giulia Massolino di Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, che chiedono una riforma più chiara nella distribuzione delle responsabilità, più rigorosa sulla tutela del suolo e più concreta sul fronte dell’adattamento climatico.
Nel corso dell’esame del provvedimento, i due consiglieri hanno spiegato di condividere la necessità di superare la frammentazione amministrativa e di costruire strategie territoriali comuni, ma hanno contestato l’impianto del testo su alcuni punti centrali. In particolare, sostengono che una pianificazione realmente strategica debba definire con precisione chi decide, con quali responsabilità e con quale coinvolgimento delle comunità locali. Il tema si inserisce nel confronto sul Nuovo Piano di governo del territorio in Fvg, già al centro del dibattito regionale.
Il nodo dei Sistemi territoriali locali
Tra gli aspetti sollevati da Putto e Massolino c’è il ruolo dei Sistemi territoriali locali, indicati come possibile strumento di coordinamento ma non come un nuovo livello decisionale. Secondo i consiglieri, le scelte che incidono in modo concreto sui Comuni non dovrebbero essere assunte soprattutto in sede tecnica, ma mantenere un rapporto chiaro con gli organi elettivi e in particolare con i Consigli comunali.
Nella loro lettura del ddl, viene segnalato anche il rischio di un’eccessiva concentrazione delle decisioni in capo alla Regione. Il controllo regionale, osservano, dovrebbe servire a garantire coerenza tra strumenti comunali e pianificazione sovraordinata, senza però sostituirsi alle decisioni che spettano alle amministrazioni locali e alle comunità.
Consumo di suolo e tutela delle aree di pregio
Uno dei capitoli più contestati riguarda il consumo di suolo. Per Patto per l'Autonomia-Civica Fvg il principio del non consumo non può restare una dichiarazione generale se accompagnata da un sistema di deroghe considerato troppo ampio. La priorità indicata dai due consiglieri è il riuso dell’esistente, insieme alla rigenerazione urbana, al recupero delle aree degradate o dismesse e alla rinaturalizzazione.
Putto e Massolino chiedono inoltre che nel bilancio del consumo di suolo rientrino anche le trasformazioni infrastrutturali che comportano impermeabilizzazione. Un’attenzione specifica viene poi riservata alle aree ritenute di maggiore pregio ambientale e paesaggistico: aree naturali protette, siti della Rete Natura 2000, boschi, habitat di particolare valore e aree soggette a tutela paesaggistica. Per questi territori, la richiesta è di una tutela effettiva e non compensabile.
Partecipazione dei cittadini e adattamento climatico
Un altro punto indicato come qualificante riguarda la partecipazione dei cittadini ai processi di pianificazione. Secondo i due esponenti di Patto-Civica, la partecipazione non può esaurirsi nella sola pubblicazione degli atti. Quando il territorio viene modificato in modo significativo, i cittadini dovrebbero poter conoscere per tempo le alternative, presentare osservazioni e proposte e sapere in che modo queste siano state valutate.
La proposta avanzata prevede un percorso partecipativo strutturato, con documentazione accessibile, sintesi non tecniche, incontri pubblici, possibilità di formulare alternative e una relazione finale che renda conto dei contributi ricevuti. Il confronto proseguirà anche in Aula, dopo il passaggio in commissione e il successivo esame del Consiglio regionale Fvg di settembre.
Sul tavolo c’è anche il tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici, che Marco Putto chiede di integrare in modo più incisivo nella riforma. Nel dettaglio, i fenomeni richiamati sono ondate di calore, siccità, allagamenti, incendi ed eventi meteorologici estremi, già presenti nei territori regionali. Tra le misure suggerite figurano la rigenerazione delle aree impermeabilizzate, la riqualificazione energetica degli edifici, il recupero della permeabilità dei suoli, la de-pavimentazione, i sistemi di drenaggio urbano sostenibile, la raccolta e il riuso delle acque meteoriche e la riduzione della vulnerabilità di insediamenti e infrastrutture.
Il voto in Commissione
Nelle osservazioni finali, i consiglieri hanno insistito anche sulla necessità di garantire ai Comuni tempi e regole certe per l’attuazione della riforma. Secondo la loro posizione, non sarebbe opportuno approvare una legge di questa portata rinviando ai regolamenti attuativi una parte significativa delle regole necessarie per applicarla, perché i Comuni devono conoscere standard, definizioni e modalità operative con cui saranno chiamati a lavorare.
Il gruppo ha fatto sapere che nessuno degli emendamenti migliorativi proposti è stato accolto. Per questo, sul ddl 90 il voto in Commissione è stato di astensione, con l’annuncio che il confronto politico e tecnico continuerà nel passaggio in Aula.