Dal “Lunari” di Gemona ai 290 milioni: a Milano riaffiora la rete di aiuti al Friuli dopo il sisma
Nel convegno per i 50 anni del terremoto ricostruiti fondi, opere sociali e volontariato arrivati dalla Lombardia a sostegno delle comunità friulane
A cinquant’anni dal terremoto, a Milano è tornata al centro una pagina che in Friuli appartiene ancora alla memoria viva: quella della solidarietà arrivata dalla Lombardia nei mesi dell’emergenza e poi nella lunga fase della ricostruzione. L’occasione è stata il convegno ospitato alla Fondazione Ambrosianeum, dedicato al rapporto nato allora tra il territorio friulano e il capoluogo lombardo.
L’iniziativa, inserita nel programma per il cinquantesimo anniversario del sisma promosso dalla Regione Friuli Venezia Giulia, è stata organizzata dall’Ente Friuli nel mondo insieme al Fogolâr Furlan di Milano. All’incontro ha preso parte anche l’assessore regionale alla Salute con delega alla Protezione civile Riccardo Riccardi, presente sia nella prima parte sia nel confronto finale sulla lezione lasciata da quei giorni.
Per il Friuli non si è trattato solo di un momento commemorativo. Dalle carte d’archivio, dalle testimonianze e dai numeri richiamati nel corso dell’appuntamento è emersa infatti una trama concreta di sostegni che contribuì a tenere in piedi comunità, servizi e strutture in diversi paesi colpiti.
Quando gli aiuti si trasformarono in opere nei paesi friulani
Tra i dati ricordati, uno dei più significativi riguarda la raccolta lanciata il 7 maggio 1976 con “Il Giornale Nuovo” di Indro Montanelli: la sottoscrizione arrivò a quota 290 milioni di lire. Una parte importante di quelle risorse fu indirizzata verso interventi destinati alle persone più esposte, soprattutto gli anziani.
Durante il convegno è stata richiamata una lettera dell’avvocato udinese Antonio Pascatti, scritta nel maggio di quell’anno, in cui si sottolineava come l’attenzione verso gli anziani rappresentasse un segno di civiltà. Da quella impostazione nacque la scelta di destinare oltre metà delle somme raccolte dal Fogolâr a strutture dedicate, tra cui l’Opera Pia Cojaniz di Tarcento e case di riposo a Fanna, Cavasso Nuovo e Taipana.
Accanto a questo filone, è stato ricordato anche il contributo dato alla costruzione del centro sociale di Enemonzo grazie alla campagna “Un mattone (34 lire) per il Friuli”, promossa dall’ex sindaco di Milano Aldo Aniasi con Enore Deotto. Un’iniziativa che tradusse la mobilitazione in un’opera tangibile per una comunità friulana.
Il ruolo del Fogolâr Furlan di Milano
Una parte centrale dell’incontro ha riguardato il lavoro di ricostruzione storica svolto sui materiali conservati nell’archivio del Fogolâr Furlan di Milano. A presentarli è stato Vittorio Storti, direttore del notiziario dell’associazione, che ha rimesso in fila documenti e testimonianze capaci di mostrare l’ampiezza del sostegno organizzato nel capoluogo lombardo sotto il coordinamento dell’allora presidente Ardito Desio.
Da quelle carte emerge non soltanto il volume degli aiuti economici, ma anche la qualità del legame mantenuto con il Friuli. Non un gesto episodico, dunque, ma una partecipazione protratta nel tempo e orientata a bisogni precisi delle comunità colpite dal sisma.
Volontari, alpini e cantieri della ricostruzione
Nel racconto emerso a Milano c’è spazio anche per il lavoro volontario. Tra gli esempi citati, quello dei giovani dell’Istituto Zaccaria, riuniti nel gruppo “Claps Furlans”, che dedicarono migliaia di ore alla costruzione del villaggio di Flaipano di Montenars.
Un altro passaggio ha riguardato Giuseppe Zamberletti e l’apporto degli alpini alla rinascita del territorio. Durante il convegno si è parlato anche di “L’Ana di Bertagnolli e gli undici cantieri di lavoro”, intervento curato da Andrea Sgobbi per il Centro studi Ana, con la partecipazione del presidente della sezione Ana di Gemona Ivo Del Negro. Un richiamo che si collega al più ampio percorso di memoria sulla ricostruzione friulana.
La lezione del terremoto riletta a cinquant’anni di distanza
Nel panel conclusivo, moderato dal giornalista Fabio Pizzul, sono intervenuti Toni Capuozzo, Giannino della Frattina, Stefano Grimaz, Franco Iacop e Riccardi. Il confronto ha riportato l’attenzione non solo sui fatti del 1976, ma anche su ciò che quell’esperienza continua a rappresentare per il Paese.
Secondo Riccardi, il terremoto del Friuli supera i confini regionali e parla all’Italia intera. Nel suo intervento ha indicato nella coesione morale e nella capacità di sintesi politica due elementi decisivi per rendere possibile la ricostruzione, ricordando come in quella stagione prevalse l’interesse generale.
Alla prima parte dell’appuntamento hanno partecipato anche Franco Iacop, presidente dell’Ente Friuli nel mondo, ed Elena Colonna, presidente del Fogolâr furlan di Milano. La loro presenza ha ribadito il valore di una memoria custodita non solo nei luoghi del sisma, ma anche nelle comunità friulane fuori regione.
Il ricordo di Gemona che ha segnato l’incontro
Fra i momenti più intensi dell’evento c’è stato il recupero della storia del “Lunari”, il calendario preparato dagli scolari di Gemona per raccogliere fondi destinati ai sussidi didattici. Il Fogolâr lo acquistò e lo distribuì in alcune scuole materne milanesi, nelle sedi di via Crivelli, via Pestalozzi e via Feltre.
Quel racconto ha assunto un peso ancora maggiore nel ricordo dei tre bambini che avevano partecipato al calendario e che morirono nel terremoto. I loro disegni e i loro testi, è stato ricordato durante il convegno, colpirono profondamente anche Gianni Rodari.
A chiudere l’iniziativa sono stati la proiezione del docu-video “Quando la terra chiama”, diretto da Massimo Garlatti-Costa, e gli intermezzi del coro Vos de mont guidato da Marco Maiero. Un finale che ha riportato al centro, anche lontano dal Friuli, il senso di una ricostruzione nata dalla solidarietà e diventata parte dell’identità collettiva friulana.