Dal domicilio di Zoppola al carcere di Pordenone: definitiva la pena per un 50enne coinvolto in un maxi carico di droga
L’uomo, residente a Zoppola, deve scontare 12 anni dopo la condanna definitiva nell’inchiesta sul sequestro di oltre 444 chili di cocaina al porto di Genova.
Si è chiusa con il trasferimento in carcere a Pordenone una vicenda giudiziaria che aveva toccato anche il territorio friulano. Un uomo di 50 anni, originario di Gioia Tauro e domiciliato a Zoppola, è stato raggiunto da un ordine di carcerazione mentre si trovava ai domiciliari nell’abitazione di un familiare.
Il provvedimento è stato eseguito mercoledì 28 ottobre 2026 dai Carabinieri della Stazione di Fiume Veneto, con il coordinamento del Comando provinciale di Pordenone. Dopo la notifica degli atti, il cinquantenne è stato accompagnato nella casa circondariale del capoluogo.
La pena da scontare dopo la sentenza definitiva
L’ordine arriva dalla Procura Generale di Genova e dà esecuzione a una decisione ormai passata in giudicato della Corte d’Appello ligure. Per l’uomo resta da espiare una pena residua di 12 anni di reclusione.
Alla condanna si aggiungono una multa da 80 mila euro, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per tutta la durata della detenzione. Nel provvedimento è indicata come termine della pena la data del 1° febbraio 2035.
I reati contestati riguardano il traffico di stupefacenti in concorso, con le aggravanti previste dalla normativa di settore e dal codice penale.
Il filone d’indagine partito dal porto di Genova
La vicenda nasce da un’operazione condotta dal GICO della Guardia di Finanza ligure, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Genova. Al centro dell’inchiesta c’era un ingente carico di cocaina intercettato nello scalo portuale genovese.
Il sequestro risale al 7 febbraio 2022, quando al Terminal PSA del porto furono trovati 444,5 chilogrammi di cocaina ad alto grado di purezza. La droga era stata occultata in un container che trasportava caffè proveniente dal Brasile.
Da quel primo intervento, che aveva portato a un arresto in flagranza, gli investigatori hanno ricostruito ulteriori ruoli nell’organizzazione che avrebbe gestito l’arrivo del carico.
Il collegamento con il Friuli occidentale
Tra i destinatari delle successive misure cautelari emesse dal GIP di Genova compariva anche il cinquantenne poi domiciliato a Zoppola. Secondo gli elementi raccolti nell’indagine, avrebbe avuto un ruolo nell’organizzazione dell’arrivo dello stupefacente.
Gli accertamenti hanno inoltre collocato quel quantitativo di droga in un circuito destinato, secondo l’impostazione investigativa, alla criminalità organizzata calabrese. È questo il quadro nel quale si inserisce la condanna diventata definitiva e ora eseguita anche in Friuli.
Per il territorio pordenonese l’atto conclusivo è stato il passaggio dai domiciliari al carcere. Una formalità che chiude la fase dell’esecuzione e apre quella della detenzione, dopo un’indagine partita lontano dal Friuli ma arrivata fino a Zoppola.