Da Trieste parte una rete nazionale di sostegno pediatrico: coinvolti 15mila minori e le loro famiglie
L’associazione ABC Bambini Chirurgici coordinerà per 18 mesi il progetto “Diamoci la mano”, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Trieste sarà il centro di coordinamento di un progetto nazionale pensato per affiancare bambini con patologie complesse e nuclei familiari lungo tutto il percorso di cura, non soltanto durante la permanenza in reparto. A guidare l’iniziativa sarà l’associazione ABC Bambini Chirurgici, realtà del territorio che avrà il compito di mettere in relazione esperienze e servizi attivi in diverse regioni italiane.
Il programma si chiama “Diamoci la mano” e si svilupperà nell’arco di 18 mesi. Il target indicato dai promotori è ampio: oltre 15mila bambini e più di 30mila tra genitori e caregiver, raggiunti attraverso una rete che comprende ospedali, case di accoglienza, case famiglia e scuole.
Un progetto che allarga la presa in carico oltre il reparto
L’impostazione scelta punta a tenere insieme la dimensione sanitaria e quella quotidiana della vita dei minori seguiti. Accanto alle cure mediche, il progetto prevede infatti un accompagnamento sul piano emotivo, psicologico, relazionale e scolastico, con l’obiettivo di rendere meno frammentato il passaggio tra ospedale, casa e rientro in classe.
Nelle strutture ospedaliere sono previste attività come ludoterapia e clownterapia, oltre a forme di sostegno psicologico rivolte sia ai bambini sia agli adulti di riferimento. È prevista anche la presenza di volontari preparati a lavorare in collegamento con il personale sanitario.
La rete coinvolta e i numeri previsti
Insieme ad ABC Bambini Chirurgici partecipano al progetto Il Porto dei piccoli, Parent Project APS, Lega Italiana Fibrosi Cistica, MOIGE APS e la rete VIP Italia, Vivere in Positivo. L’intervento si articolerà in 31 poli ospedalieri, 7 case famiglia, 6 case di accoglienza e almeno 200 classi delle scuole primarie e secondarie.
Una parte importante riguarda proprio le famiglie che devono spostarsi per consentire ai figli di ricevere assistenza specialistica. Le strutture della rete offriranno ospitalità gratuita, cercando di contenere almeno in parte il peso economico della mobilità sanitaria, a cui si aggiungeranno percorsi di orientamento e supporto per chi si occupa quotidianamente del minore.
Il contributo di Trieste e il modello sviluppato da ABC
Il riferimento operativo comune sarà il “Modello ABC”, elaborato dall’associazione triestina per leggere in modo integrato i bisogni del bambino e quelli dell’intero contesto familiare. Si tratta di un impianto costruito a partire da una ricerca promossa da ABC con l’Università di Trieste e destinato anche a misurare risultati e ricadute delle attività previste.
Per il capoluogo giuliano si tratta di un riconoscimento del lavoro maturato negli anni nel campo dell’assistenza pediatrica e dell’accompagnamento alle famiglie durante i periodi di ricovero e nelle fasi successive. Il coordinamento nazionale affida infatti a una realtà nata a Trieste un ruolo centrale nella definizione di pratiche condivise.
Scuola, inclusione e confronto tra le associazioni
Il progetto guarda anche al rientro dei bambini nella vita scolastica dopo degenze lunghe o percorsi di cura complessi. Le associazioni coinvolte lavoreranno nelle classi su inclusione, empatia, conoscenza della malattia e cultura del volontariato, con un’azione che interesserà almeno 200 classi in tutta Italia.
Parallelamente saranno attivati tavoli nazionali di confronto coordinati da ABC Bambini Chirurgici per mettere a sistema le esperienze dei partner e individuare le pratiche più efficaci sotto il profilo psicologico, organizzativo e scolastico. L’obiettivo è arrivare a modelli più omogenei e trasferibili anche su un piano istituzionale.
“Diamoci la mano” è realizzato grazie al finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nell’ambito del Fondo destinato ai progetti di rilevanza nazionale previsto dall’articolo 72 del decreto legislativo 117/2017. Per Trieste e per il Friuli Venezia Giulia è anche un segnale della capacità del territorio di esprimere esperienze che possono diventare punto di riferimento ben oltre i confini regionali.